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io, l’assistente “invisibile” che “rivoluzionerà” la nostra vita

beppegrillo.it - Maggio 27, 2025
L’immagine dell’articolo è puramente indicativa (l’abbiamo realizzata con l’IA), poiché non è stata ancora divulgata nessuna foto del dispositivo. 

Esco di casa, chiudo la porta alle spalle e sento un leggero “clic” al petto. È lui, un oggetto ovale, sottile come una pietra levigata, agganciato alla camicia. Non vibra, non suona e non ha schermo, ma sa, sa che sto per affrontare un lunedì pieno, che stanotte ho dormito poco, che ho una riunione tra 34 minuti e che fuori sta per piovere. “Pioggia tra dieci minuti sul tuo percorso. Vuoi che ti ordini un taxi?” Annuisco, non devo toccare nulla, lui capisce. Saliamo in macchina, lui ed io, o meglio, io e questa presenza silenziosa che mi accompagna. È come avere accanto un amico molto sveglio e molto discreto. Niente notifiche, niente display da sbloccare. Solo parole dette quando servono e sussurrate, se sono con altre persone. A metà mattina, mentre sto per scrivere una mail complicata, lui capta la mia esitazione: “Vuoi una bozza per iniziare?” Me la detta, veloce e cortese, mentre scrivo. Nessun app da aprire, nessuna interfaccia. A pranzo mi ricorda che ieri ho mangiato male e mi consiglia un posto nuovo lì vicino. Non mi mostra nulla  ma mi guida con la voce: “Vai avanti 100 metri, svoltando a destra troverai un bistrot vegetariano recensito bene”. Avevo fame, non sapevo di aver voglia proprio di quello.  Nel pomeriggio, parlo con un collega di un vecchio film. “Te lo trovo in streaming più tardi?” Certo, quando arrivo a casa, trovo già il link nella mia email, senza che io abbia fatto nulla. Poi, alle 19, appuntamento con la mia fidanzata, non sono esattamente il re della comunicazione affettiva. “Vuoi un suggerimento per rompere il ghiaccio? Oppure posso aiutarti a non parlare troppo del lavoro”. Sorrido… Durante la cena, mi propone sottovoce: “Puoi dirle che oggi hai pensato a lei mentre ascoltavi quella canzone” .  Lo dico, funziona. Non è solo un assistente, a volte sembra uno psicologo mobile, un confidente sempre in ascolto. La sera, stanco, mi chiede se voglio ascoltare musica o solo silenzio, scelgo il silenzio. “Va bene, resto in ascolto”. E si zittisce, come fanno gli amici.

 

Quello che sembra fantascienza leggendo questa giornata immaginaria è in realtà un progetto in fase di sviluppo (con un investimento di oltre un miliardo di dollari), nato dall’unione tra Sam Altman, OpenAI (la società che ha creato ChatGPT) e Jony Ive, il leggendario designer dell’iPhone. Si chiama in codice “io”, e non è un telefono, non ha schermo, non ha fotocamera (per ora su carta, per privacy) e non ha app. È un compagno intelligente tascabile, pensato per “liberarci” dalla dipendenza dai display e riportare la tecnologia a un livello più umano, meno invadente, così dicono i creatori.

Il dispositivo (si parla di una possibile uscita tra 2/3 anni ma forse di più) sfrutta microfoni direzionali, sensori ambientali, connettività cloud e modelli AI e una logica proattiva. Non aspetta che tu gli chieda qualcosa ma cerca di anticipare i tuoi bisogni, capendo dove ti trovi, l’ambiente intorno a te, cosa stai facendo e come ti senti. E’ “un’estensione della tua mente”, non un nuovo apparecchio da consultare ogni 2 secondi, e dicono sia l’opposto dello smartphone. Non cerca di venderti nulla e non ti tiene incollato a uno schermo e soprattutto non ti bombarda di notifiche. Un oggetto di design che sarà semplice e che potrebbe segnare una svolta, non più una tecnologia che ci comanda, una intelligenza artificiale insomma che si adatta a noi, con più gentilezza.

Una rivoluzione invisibile, ma proprio per questo, forse, ancora più totale.

 

 

Sam Altman e Jony Ive presentano “io”:

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