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Dicembre 8, 2025
Nella foto un’immagine simulata che rappresenta la contaminazione proiettata dalle scie satellitari in uno dei futuri telescopi spaziali. Le strisce di luce riflesse dai satelliti artificiali per le telecomunicazioni mettono in ombra l’immagine altrimenti incontaminata di due galassie che interagiscono sullo sfondo. Immagine: NASA / Borlaff, Marcum, Howell (Nature, 2025) Negli ultimi anni la crescita [...]
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Dicembre 8, 2025
Il Giappone e la sfida alle terre rare cinesi
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Dicembre 4, 2025
L’Australia chiude i social ai minori di 16 anni
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Dicembre 3, 2025
Cina: come il socialismo supera il capitalismo
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Tumore alla prostata, il Regno Unito dice no allo screening di massa
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- Novembre 29, 2025
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- Novembre 28, 2025
L’ascesa dell’intelligenza artificiale rappresenta una delle più significative rivoluzioni tecnologiche del nostro tempo, ma questa trasformazione digitale nasconde un lato oscuro: un impatto ambientale spesso sottovalutato che rischia di compromettere gli sforzi globali per la sostenibilità. Mentre il dibattito pubblico si concentra principalmente sugli aspetti etici e occupazionali, pochi discutono del fatto che l’IA potrebbe rivelarsi più dannosa per il pianeta di settori tradizionalmente considerati ad alto consumo come l’aviazione o lo streaming video. I numeri parlano chiaro, generare una singola immagine con sistemi avanzati come Stable Diffusion o DALL-E richiede tra i 5 e i 50 litri d’acqua, l’equivalente del consumo giornaliero di una famiglia media. Questo incredibile dispendio idrico deriva principalmente dai sistemi di raffreddamento dei data center che ospitano questi [...]
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- Novembre 26, 2025
Venticinque anni dopo la sua nascita, Internet Society Italia sceglie Novara per fermarsi, fare il punto e ripartire. Il 28 novembre, all’Auditorium “G. Cattaneo” dell’Università del Piemonte Orientale, il convegno “Out of the Box – Internet bene comune” diventa il simbolo di un passaggio di fase, da una rete pensata da pionieri e tecnici a una infrastruttura che attraversa ogni ambito della vita quotidiana, dalla salute alla scuola, dal lavoro alla qualità della democrazia. Internet Society nasce a livello internazionale nei primi anni Novanta con la missione di promuovere lo sviluppo aperto di Internet e il suo uso per il bene di tutte le persone. Nel 2000 prende forma il capitolo italiano, con un gruppo di fondatori che porta anche nel nostro Paese [...]
DALL'ARCHIVIO DELBLOG
Niente giustifica la caccia: firma la petizione!
Secondo i sondaggi Piepoli e Ipsos, [...]
COSEPREZIOSE
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- Ottobre 9, 2025
Oggi ricorre l’anniversario della morte di Ernesto “Che” Guevara, ucciso il 9 ottobre 1967 in Bolivia. La sua figura continua a rappresentare ribellione, libertà e resistenza, al di là del tempo e delle ideologie. In questa ricorrenza, voglio condividere nuovamente la storia di Nelson Salvestrini, l’artista che immortalò in bronzo l’immagine del Che senza vita, solo per vedere la sua opera “sparire” dalla scena pubblica. Oggi vogliamo raccontarvi una storia. Una storia di arte, di rivoluzione e di silenzi. Una storia che parte dalla Toscana, arriva a Cuba, e si dissolve nel nulla. È la storia di Nelson Salvestrini, uno scultore con oltre cinquant’anni di esperienza, e di un Che Guevara fuso nel bronzo e poi sepolto... non dalla terra, ma dall’imbarazzo. Nelson Salvestrini non è solo un artista: è un testimone del suo tempo, un artista che modella la storia nelle materie più dure e più vive. Nato nel 1947 a Colle di Val d’Elsa, in Toscana, scolpisce dal 1972. Le sue opere sono corpo, materia e memoria. Nel 1989, Nelson donò al governo cubano dell’Avana un monumento dedicato a Che Guevara, una scultura in bronzo. Ma poco dopo scoprì che l’opera era stata nascosta. Raffigura Guevara morto in Bolivia: un’immagine evidentemente che il Comitato Centrale non volle accogliere poiché non accettavano la sua morte. L’opera per questo fu messa da parte. Nel 1995, Nelson si recò a Cuba per quindici giorni, nel tentativo di rivedere la sua creazione. Ma nulla. L’opera era sparita, nonostante i contatti ancora vivi a suo tempo con la moglie e le figlie del Che, che non sapevano dove fosse la scultura. La delusione fu profonda. Perché la scultura di Nelson non era fatta solo di bronzo: era voce, era lotta. Il suo Guevara, come dichiara Nelson “è un Che che non è morto, ma che morirà solamente quel giorno che si rinuncerà a lottare per cui lui ha vissuto, è un corpo che parla alle menti”. Da allora, Nelson lotta per rivedere il suo Che Guevara. Per ridargli una voce. Perché un’opera d’arte, non può sparire. Non può finire nel nulla. Per contatti: [email protected] [...]
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