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Marzo 4, 2026
Buongiorno, care concittadine e cari concittadini. Mi rivolgo a voi per informarvi della crisi che si è scatenata in Medio Oriente, della posizione del governo italiano e delle azioni che stiamo portando avanti. Come sapete, lo scorso sabato Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, che a sua volta ha risposto bombardando in modo indiscriminato [...]
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Marzo 3, 2026
Quando l’IA manda in tilt il mondo reale
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Marzo 1, 2026
Aprire le RSA, il modello olandese
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- Febbraio 20, 2026
Negli ultimi vent'anni la produzione globale di plastica è raddoppiata. Secondo le stime più accreditate, potrebbe raddoppiare ancora nel giro di pochi decenni. È un modello industriale preciso, costruito nel tempo e difeso con determinazione. È questo il cuore dell'intervista alla giornalista ambientale Beth Gardiner pubblicata dal The Guardian, in cui l'autrice presenta il suo libro Plastic Inc e racconta anni di ricerca sul legame tra industria fossile e materie plastiche. Gardiner racconta di aver vissuto per anni come molti cittadini attenti all'ambiente: borse riutilizzabili, bottiglia d'acqua in metallo, attenzione agli imballaggi. La prospettiva è cambiata quando ha scoperto che le aziende dei combustibili fossili avevano investito oltre 180 miliardi di dollari in nuovi impianti petrolchimici negli Stati Uniti dal 2010. Dietro al [...]
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- Febbraio 20, 2026
Nel Regno Unito prende forma una delle politiche antifumo più radicali mai proposte in Europa. La cosiddetta "smokefree generation" prevede che le persone nate dal 1° gennaio 2009 in poi non possano acquistare legalmente prodotti del tabacco per tutta la vita. Il divieto è legato all’anno di nascita e diventa permanente. L’età legale di vendita continuerà a salire nel tempo solo per chi è nato prima di quella data, mentre per la nuova generazione l’accesso legale al tabacco resterà sempre vietato. La proposta, attualmente in discussione al Parlamento britannico, punta a costruire una generazione che non inizi mai a fumare. A rafforzare il dibattito è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Tobacco Control, che ha modellizzato l'impatto della misura fino al 2075. Il [...]
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COSE PREZIOSE
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- Marzo 4, 2026
Buongiorno, care concittadine e cari concittadini. Mi rivolgo a voi per informarvi della crisi che si è scatenata in Medio Oriente, della posizione del governo italiano e delle azioni che stiamo portando avanti. Come sapete, lo scorso sabato Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, che a sua volta ha risposto bombardando in modo indiscriminato nove paesi della regione e una base britannica situata in uno stato europeo, a Cipro. Voglio innanzitutto esprimere la solidarietà del popolo italiano ai paesi attaccati illegalmente dal regime iraniano. Da allora le ostilità sono continuate, quando non addirittura aumentate, provocando centinaia di morti nelle case, nelle scuole e negli ospedali. Si sono verificati anche il crollo delle borse internazionali e la disgregazione del traffico aereo e dello stretto di Hormuz, attraverso il quale fino a pochissimo tempo fa transitava il 20% del gas e del petrolio mondiali. Nessuno sa con certezza cosa accadrà ora, e non sono neppure chiari gli obiettivi di chi ha lanciato il primo attacco. Dobbiamo però prepararci, come affermano gli stessi promotori, alla possibilità che questa sia una guerra lunga, con numerose vittime e quindi con conseguenze gravi anche a livello globale in termini economici. La posizione del governo italiano di fronte a questa situazione è chiara e coerente. È la stessa che abbiamo mantenuto in Ucraina e anche a Gaza. In primo luogo, no alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto i più indifesi, la popolazione civile. In secondo luogo, non possiamo accettare che il mondo possa risolvere i propri problemi soltanto attraverso conflitti e bombe. Infine, no a ripetere gli errori del passato. In definitiva, la posizione del governo italiano si riassume in quattro parole: no alla guerra. Il mondo, l’Europa e l'Italia sono già stati qui prima. Ventitré anni fa un’altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente. Una guerra che allora si disse servisse a eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, a portare la democrazia e a garantire la sicurezza globale. Vista oggi con il senno di poi, produsse l’effetto opposto e scatenò la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia vissuto dalla [...]
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