Nel Regno Unito il luogo in cui si abita può essere associato a una differenza nell’aspettativa di vita che raggiunge i 18 anni. È il dato al centro di Shelf Life, una nuova iniziativa di Health Equals che permette di inserire il proprio codice postale e confrontare la longevità stimata nella propria zona con la media nazionale.
Il calcolo utilizza i dati ufficiali dell’Office for National Statistics, del National Records of Scotland e della Northern Ireland Statistics and Research Agency. L’obiettivo è mostrare come le differenze territoriali nella salute siano legate anche alle condizioni economiche e sociali: reddito, occupazione, qualità delle abitazioni, ambiente, istruzione e accesso ai servizi.
Gli ultimi dati dell’Office for National Statistics mostrano che, nel periodo 2022-2024, un uomo nato nelle aree più svantaggiate dell’Inghilterra aveva una aspettativa di vita di 73,2 anni. Nelle aree meno svantaggiate raggiungeva 83,6 anni, con una differenza di oltre dieci anni. Per le donne i valori erano rispettivamente di 78,3 e 86,4 anni.
La distanza aumenta considerando l’aspettativa di vita in buona salute, cioè il numero medio di anni che una persona può aspettarsi di vivere senza condizioni di salute percepite come negative. Per gli uomini si passa da 49,8 anni nelle aree più povere a 69,2 in quelle più ricche. Per le donne da 48,2 a 68,5 anni. Il divario supera quindi i vent’anni in alcune categorie. Le statistiche distinguono la longevità complessiva dalla qualità degli anni vissuti. Due persone possono avere un’aspettativa di vita relativamente simile, ma affrontare la comparsa di malattie croniche, disabilità o limitazioni dell’autonomia in momenti molto diversi della loro vita. Secondo Health Equals, le differenze territoriali non possono essere spiegate soltanto dai comportamenti individuali. La salute è influenzata dalle condizioni nelle quali le persone nascono, crescono, lavorano e invecchiano. Abitazioni umide o difficili da riscaldare possono favorire problemi respiratori e cardiovascolari; precarietà e lavori usuranti aumentano l’esposizione allo stress; inquinamento atmosferico, rumore e mancanza di spazi verdi incidono sul benessere fisico e mentale. Anche l’accesso alle cure varia secondo il territorio e le condizioni economiche. La distanza da ambulatori e ospedali, i tempi di attesa, la disponibilità di trasporti e la possibilità di ricorrere a prestazioni private possono determinare il momento in cui una malattia viene diagnosticata e trattata. Il reddito influenza inoltre la qualità dell’alimentazione, dell’abitazione e del riposo, oltre alla possibilità di sospendere il lavoro in caso di malattia.
Il problema riguarda anche l’Italia, sebbene con differenze meno estreme rispetto a quelle rilevate tra alcune località britanniche. Nel 2025 l’aspettativa di vita nazionale ha raggiunto 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne, collocando il Paese tra i più longevi d’Europa. La media, tuttavia, presenta variazioni territoriali significative. Secondo il Rapporto SDGs 2026 dell’Istat, nel Nord-est l’aspettativa di vita in buona salute alla nascita è di 60,9 anni. Scende a 56,9 anni nel Sud e a 56,1 nelle Isole. Tra il valore più alto e quello più basso si registra quindi una differenza di quasi cinque anni. Anche l’aspettativa di vita complessiva continua a mostrare un vantaggio per le regioni settentrionali. Nel Nord-est raggiunge 82,4 anni per gli uomini e 86,4 per le donne, mentre nel Mezzogiorno rimane inferiore. L’Istat collega queste differenze a numerosi fattori, tra cui condizioni socioeconomiche, prevenzione, diffusione delle malattie croniche e funzionamento dei servizi sanitari territoriali.
Un Servizio sanitario nazionale universale non elimina automaticamente le disuguaglianze. Tempi di attesa, carenza di personale, disponibilità di strutture e mobilità sanitaria producono esperienze diverse tra le regioni. La stessa prestazione può essere ottenuta rapidamente in un territorio e richiedere mesi o uno spostamento in un altro. Gli studi sui determinanti sociali della salute indicano quindi che una parte importante della prevenzione avviene fuori dagli ospedali. Politiche per l’abitazione, il lavoro, i trasporti, l’istruzione e la qualità dell’ambiente possono influire sulla frequenza delle malattie e sull’età alla quale compaiono. Salari adeguati e servizi accessibili incidono indirettamente anche sulla capacità di curarsi.
La campagna britannica traduce queste differenze in uno strumento immediato: il codice postale diventa un indicatore delle condizioni che favoriscono oppure riducono la longevità. Non determina il destino del singolo individuo, ma descrive il rischio medio associato al contesto in cui vive.
L’aspettativa di vita nazionale resta un indicatore importante, ma da sola non mostra come gli anni siano distribuiti tra territori e gruppi sociali. Per valutare lo stato di salute di un Paese occorre considerare anche quanti anni vengono vissuti in buone condizioni e quale distanza separa le aree più favorite da quelle maggiormente svantaggiate.





