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Ritorno alla calligrafia

beppegrillo.it - Settembre 20, 2026

Nel 2010 gli standard educativi del Common Core adottati negli Stati Uniti indicarono l’uso della tastiera tra le competenze richieste agli studenti, mentre il corsivo rimase fuori dal programma comune. La decisione accelerò una tendenza già in corso: molte scuole ridussero le ore dedicate alla calligrafia e concentrarono la formazione sulla scrittura digitale. Quindici anni dopo, il quadro si è rovesciato. Nel 2024, come si legge su The Economist, almeno 25 Stati americani richiedevano l’insegnamento del corsivo nelle scuole pubbliche, e il numero è continuato a crescere attraverso leggi e aggiornamenti dei programmi scolastici.

La tendenza riguarda un ripensamento più ampio dell’uso degli strumenti digitali nella scuola. La Svezia, tra i Paesi europei che avevano investito maggiormente nella digitalizzazione dell’istruzione, ha stanziato 1,85 miliardi di corone, circa 160 milioni di euro, per il periodo 2024-2026. I fondi servono soprattutto ad acquistare libri di testo e a rafforzare le biblioteche scolastiche. Nel solo 2024 i finanziamenti pubblici hanno permesso di distribuire 835.000 libri e manuali nelle scuole dell’infanzia e primarie.

Per comprendere perché diversi sistemi scolastici stiano recuperando la scrittura manuale, è utile considerare uno studio dell’Università norvegese di Scienza e Tecnologia. L’attività cerebrale di 36 universitari è stata registrata attraverso 256 elettrodi mentre scrivevano alcune parole in corsivo con una penna digitale oppure le digitavano. La scrittura a mano ha prodotto connessioni più estese nelle aree coinvolte nell’attenzione, nell’integrazione sensoriale e nella codifica delle informazioni, probabilmente perché formare ogni lettera richiede movimenti specifici e coordinati. Lo studio ha però misurato l’attività cerebrale, senza verificare direttamente memoria e apprendimento; offre quindi una possibile spiegazione neuroscientifica del ritorno alla penna, più che una prova definitiva della superiorità del corsivo.

Gli effetti più solidi della scrittura manuale riguardano le prime fasi dell’alfabetizzazione. Tracciare una lettera richiede al bambino di ricostruirne la forma; ogni tentativo produce piccole variazioni, mentre l’identità del carattere rimane riconoscibile. Questo processo aiuta il cervello a distinguere gli elementi essenziali della lettera dalle differenze accidentali prodotte dal movimento. La digitazione offre un’esperienza differente: premendo un tasto, il bambino vede comparire una lettera già completa e sempre identica. La formazione visiva del carattere viene affidata al dispositivo, mentre nella scrittura manuale deve essere ricostruita attraverso il gesto.

Uno studio pubblicato nel 2021 sulla rivista Psychological Science ha sottoposto adulti a un esperimento di apprendimento di un alfabeto sconosciuto. I partecipanti erano divisi tra esercizi di scrittura a mano, digitazione e osservazione video. Il gruppo che aveva scritto a mano imparò i caratteri più rapidamente e mostrò una maggiore capacità di riconoscerli e utilizzarli in compiti diversi da quelli dell’addestramento iniziale. Il vantaggio riguardava soprattutto la capacità di trasferire la conoscenza acquisita. Le ricerche sui bambini in età prescolare indicano risultati analoghi. La pratica con carta e penna tende a produrre prestazioni migliori nella scrittura delle lettere e delle parole. Per lettura e ortografia gli effetti risultano più variabili e dipendono dalla durata dell’addestramento, dall’età e dal metodo utilizzato.

Gli studi invece che confrontano direttamente corsivo e stampatello sono ancora pochi e non dimostrano una chiara superiorità del corsivo. Le lettere unite possono rendere il gesto più continuo e veloce, ma molti adulti raggiungono risultati analoghi con una grafia mista, alternando lettere unite e separate. Per l’apprendimento contano soprattutto leggibilità, fluidità e automatizzazione della scrittura.

Uno studio del 2014, condotto da Pam Mueller e Daniel Oppenheimer, rese popolare l’idea secondo cui gli appunti presi a mano producono una comprensione più profonda di quelli digitati. Gli autori osservarono che gli studenti con il computer trascrivevano una quota maggiore delle parole ascoltate, mentre quelli con carta e penna tendevano a sintetizzare. Una parte del vantaggio sembra dipendere dal comportamento adottato durante la lezione. La trascrizione quasi letterale richiede un’elaborazione ridotta; la riformulazione dei concetti richiede invece selezione e comprensione. Questo vale sia sulla carta sia al computer. La velocità spiega una parte della differenza; una persona adulta può digitare mediamente tra 40 e 60 parole al minuto. La normale scrittura manuale si colloca spesso tra 15 e 25 parole al minuto. La tastiera consente quindi di registrare una quantità di testo circa doppia. La penna obbliga a ridurre il contenuto e favorisce l’uso di sintesi, abbreviazioni e schemi.

Secondo i dati PISA, una quota rilevante degli studenti riferisce di perdere concentrazione a causa dei dispositivi digitali utilizzati dai compagni. Il problema riguarda in particolare i dispositivi connessi a Internet, che permettono di passare in pochi secondi dalla lezione alla messaggistica o ai social network. Il confronto tra carta e computer comprende quindi sia il diverso gesto di scrittura sia le caratteristiche dell’ambiente digitale.

Il declino della capacità di leggere il corsivo produce conseguenze anche fuori dalla scuola. I National Archives degli Stati Uniti conservano oltre 300 milioni di documenti digitalizzati che richiedono attività di trascrizione o catalogazione. Più di 5.000 volontari, registrati come “citizen archivists”, collaborano alla lettura di materiali che coprono oltre due secoli di storia americana. Tra i documenti figurano le pratiche pensionistiche dei soldati della guerra d’Indipendenza e i moduli manoscritti dei censimenti. La trascrizione permette di effettuare ricerche per nome, luogo e data all’interno di scansioni che altrimenti rimarrebbero consultabili soltanto pagina per pagina. I programmi di riconoscimento automatico della scrittura hanno aumentato rapidamente la propria precisione. I risultati diminuiscono però davanti a grafie molto personali, carta deteriorata, inchiostro sbiadito e convenzioni ortografiche antiche. La conoscenza del corsivo continua quindi ad avere un’utilità concreta per archivisti, storici e genealogisti. Una revisione del 2025 su Frontiers in Neurology ha esaminato gli studi dedicati all’uso della scrittura nelle persone con deterioramento cognitivo lieve o demenza. I ricercatori hanno identificato inizialmente 2.140 pubblicazioni; dopo l’eliminazione dei duplicati e l’applicazione dei criteri di qualità, 21 studi sono stati inclusi nell’analisi finale. Le attività esaminate comprendevano scrittura manuale, calligrafia e quaderni della memoria. Diversi studi riportavano miglioramenti in specifiche misure di attenzione, memoria di lavoro, orientamento e coordinazione motoria. I campioni erano spesso piccoli e gli interventi molto differenti tra loro, circostanze che impediscono di ricavare una stima unica dell’effetto. Un esperimento randomizzato sulla calligrafia cinese, incluso nella revisione, ha rilevato miglioramenti nell’attenzione e nella memoria di lavoro in adulti anziani a rischio di deterioramento cognitivo lieve. Altri studi hanno osservato effetti sul benessere emotivo e sulla partecipazione sociale. Queste attività vengono considerate strumenti di stimolazione e riabilitazione, con risultati legati alla frequenza dell’esercizio e alle condizioni cliniche dei partecipanti.

La diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale generativa ha riportato in classe verifiche e composizioni scritte a mano. Una prova svolta su carta, sotto la supervisione dell’insegnante, riduce l’accesso immediato a chatbot e programmi di completamento automatico. Consente inoltre di osservare correzioni, cancellature e successione delle idee. La scrittura manuale svolge in questo caso una funzione di valutazione. L’insegnante può confrontare il testo prodotto in classe con i compiti consegnati da casa e individuare differenze marcate nel lessico o nella costruzione delle frasi. La grafia identifica l’autore materiale del foglio, mentre il contenuto deve essere valutato attraverso domande, discussioni e verifiche successive. L’uso didattico dell’intelligenza artificiale richiede competenze ulteriori. Gli studenti devono imparare a controllare le fonti, riconoscere informazioni inventate e distinguere una rielaborazione personale da una risposta generata. Penna, tastiera e sistemi di intelligenza artificiale corrispondono quindi a fasi e obiettivi differenti del lavoro scolastico.

I dati disponibili sostengono con maggiore solidità il valore della scrittura manuale nell’apprendimento iniziale delle lettere e nell’automatizzazione del gesto. Le prove sul corsivo rispetto allo stampatello risultano più limitate. Gli studi sulla presa di appunti mostrano che il metodo utilizzato dallo studente pesa almeno quanto lo strumento. Gli esperti dicono quindi che la scuola deve formare entrambe le competenze. La scrittura a mano rimane necessaria per l’alfabetizzazione, la rapidità grafica e l’accesso ai documenti manoscritti; e la tastiera è indispensabile per la produzione, la revisione e la condivisione dei testi contemporanei. Le politiche educative più recenti stanno cercando di riequilibrare il tempo dedicato ai due strumenti dopo oltre un decennio di digitalizzazione accelerata. Staremo a vedere.

Ritorno alla calligrafia, Giuseppe Piero Grillo (Matita su carta 21,0 cm x 29,7 cm) 2026

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