Anche azzerando l’ingresso di nuova plastica negli oceani entro il 2050, la degradazione dei rifiuti già dispersi continuerà ad alimentare una crescita costante delle microplastiche. A confermarlo è uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment. La ricerca ha analizzato i meccanismi di trasporto, spiaggia e frammentazione dei materiali sintetici, svelando una dinamica allarmante: i macro-rifiuti già accumulati agiscono come una vera e propria bomba a orologeria ecologica.
L’elemento più critico evidenziato dagli scienziati riguarda il comportamento della plastica già dispersa. I rifiuti di grandi dimensioni , come bottiglie, sacchetti, reti da pesca e imballaggi, non rimangono immutati. Sotto l’azione del sole, delle onde e degli agenti atmosferici, subiscono un processo di degradazione continuo. Questo significa che, anche interrompendo oggi la produzione e lo sversamento, i mari continueranno a subire gli effetti dell’inquinamento passato. La macro-plastica accumulata nei decenni funziona come una riserva permanente, destinata a frantumarsi in miliardi di particelle microscopiche (inferiori a 5 millimetri). Le microplastiche, a causa delle loro dimensioni ridotte, sono quasi impossibili da recuperare in mare aperto ed entrano direttamente nella catena alimentare marittima, minacciando la fauna e la salute umana.
Lo studio traccia anche una precisa stima economica delle operazioni di mitigazione. La pulizia dei mari è un investimento finanziario imponente che varia in base alla tempestività degli interventi:
- Lo scenario economico: i costi stimati per la rimozione dei rifiuti galleggianti oscillano tra i 100 milioni e i 5,6 miliardi di euro all’anno.
- Il fattore velocità: la forbice di prezzo dipende direttamente dall’intensità e dalla rapidità con cui verranno avviate le campagne di bonifica. Intervenire subito sui frammenti grandi evita che questi si disperdano e si riducano in pezzi minuscoli.
- Il prezzo dell’attesa: più si ritarda la raccolta dei macro-rifiuti vicino alle coste, più aumenta la frammentazione, facendo lievitare i costi gestionali e tecnici delle future operazioni di pulizia.
La ricerca lancia un messaggio ai decisori politici e alle organizzazioni ambientali: la strategia del solo contenimento delle emissioni future è insufficiente. Per salvare gli oceani è necessario un approccio combinato.
Noi pensiamo anche che la soluzione possa passare anche dall’innovazione, con la progettazione di nuovi materiali, la sostituzione di imballaggi monouso, con il riuso, ripensando i prodotti costruiti per diventare rifiuti dopo pochi minuti. Intercettare un oggetto di plastica oggi evita migliaia di microparticelle domani, ma il modo più efficace per ripulire il mare resta produrre meno plastica a monte.





