La startup britannica NPK Recovery ha sviluppato un impianto mobile per trasformare l’urina raccolta durante manifestazioni e festival in fertilizzante agricolo, intercettando i nutrienti prima che finiscano nelle fognature.
Il sistema, altamente versatile, può essere collegato a orinatoi, servizi igienici a compostaggio e bagni dotati di separazione dell’urina. In questo modo, il liquido viene intercettato alla fonte prima di raggiungere le fognature e trattato immediatamente all’interno dell’unità mobile. “Esiste una possibilità concreta di impedire che questi rifiuti finiscano nelle fognature e nei fiumi, utilizzandone invece i nutrienti in modo molto più efficace”, spiega Lucy Bell-Reeves, cofondatrice dell’azienda con sede a Bristol. Il nome del brand, NPK, deriva non a caso dalle sigle chimiche utilizzate per indicare azoto, fosforo e potassio, tre elementi fondamentali per il nutrimento delle piante e presenti in grandi quantità nell’urina umana.
All’interno dei bioreattori della startup entrano in azione particolari microrganismi. “I batteri si nutrono dell’urina e ne trasformano le sostanze nutritive nelle forme che le piante assorbono più facilmente”, spiega Olivia Wilson, responsabile scientifica di NPK Recovery. Successivamente, i batteri vengono rimossi e il liquido viene filtrato, trattato termicamente e concentrato, fino a ottenere un fertilizzante sicuro e pronto per le colture. La tecnologia è stata sperimentata con successo durante la Maratona di Londra del 2025 (nella foto sottostante gli orinatoi che sono stati allestiti per i partecipanti). Secondo gli organizzatori, in quella occasione sono stati raccolti oltre 250 galloni di urina, poi trasformati in fertilizzante e impiegati nelle prove di coltivazione del grano.
Test indipendenti condotti dalla Royal Agricultural University e dallo UK AgriTech Centre hanno fornito risultati preliminari incoraggianti; il bio-prodotto avrebbe favorito una crescita delle piante del tutto paragonabile a quella ottenuta con il comune nitrato di ammonio, uno dei fertilizzanti sintetici oggi più diffusi sul mercato. Il progetto risponde anche a una forte esigenza strategica: ridurre la dipendenza dell’agricoltura britannica dalle materie prime e dai prodotti importati. Bell-Reeves osserva che le recenti tensioni geopolitiche globali hanno messo chiaramente in evidenza quanto il Regno Unito dipenda dall’estero per l’approvvigionamento dei concimi sintetici. La loro produzione industriale richiede inoltre l’impiego di risorse finite. “Si utilizzano gas e fosforo, materiali minerari che non sono rinnovabili e che prima o poi si esauriranno”, afferma la cofondatrice. L’obiettivo, quindi, è tagliare le importazioni e recuperare i nutrienti già disponibili a chilometro zero sul territorio. Una delle fonti più abbondanti, sottolinea Bell-Reeves, si trova proprio nei rifiuti biologici umani.
Ogni giorno tonnellate di sostanze preziose per l’agricoltura vengono diluite nell’acqua e mandate negli impianti fognari, dove il loro trattamento richiede enormi quantità di energia. L’impianto mobile di NPK Recovery prova così a chiudere il cerchio dell’economia circolare, quello di raccogliere i nutrienti prima che diventino uno scarto e restituirli alla terra sotto forma di nutrimento per i campi.






