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L’uomo che parla attraverso il pensiero grazie a Neuralink

TERRA FUTURA / VIDEO
- Settembre 20, 2026

Quello che è accaduto è fantastico! Terry, un uomo affetto da SLA bulbare, sta utilizzando un impianto cerebrale di Neuralink, l’azienda di neurotecnologie fondata da Elon Musk, capace di trasformare in parole i segnali prodotti dal suo cervello.

Terry ha ricevuto la diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica a esordio bulbare nel 2024; questa forma della malattia colpisce inizialmente soprattutto i muscoli coinvolti nella parola, nella masticazione e nella deglutizione. La difficoltà più evidente inizialmente riguarda la voce che diventata progressivamente meno comprensibile. La mente di Terry continua però a costruire perfettamente le parole. Il problema si trova nel passaggio successivo: il cervello formula ciò che vuole dire, ma i muscoli necessari per pronunciarlo riescono a tradurre quel pensiero in suoni sempre più deboli e confusi. Ed è proprio in questo spazio, tra il pensiero e la voce, che interviene Neuralink.

Fondata nel 2016 da Elon Musk insieme a un gruppo di scienziati e ingegneri, Neuralink sviluppa interfacce capaci di creare un collegamento diretto tra il cervello umano e i dispositivi elettronici. L’obiettivo iniziale è aiutare persone affette da paralisi o gravi patologie neurologiche a comunicare e a controllare strumenti digitali attraverso l’attività cerebrale.

Terry è diventato il terzo partecipante agli studi di Neuralink a ricevere l’impianto cerebrale sviluppato dall’azienda di Musk. Attraverso lo studio clinico VOICE sta contribuendo alla realizzazione di un’interfaccia capace di trasformare direttamente l’intenzione di parlare in una voce sintetica.

L’impianto, chiamato N1, viene collocato nel cranio e collegato alla corteccia cerebrale attraverso 64 filamenti sottilissimi, dotati complessivamente di 1.024 elettrodi. Questi sensori registrano l’attività dei neuroni mentre Terry tenta di pronunciare una parola oppure la immagina nella propria mente. Un sistema informatico analizza i segnali, riconosce gli schemi associati al linguaggio e li converte in suoni. Durante la fase iniziale dell’addestramento, Terry mimava le parole nel modo più preciso possibile. Ogni tentativo permetteva al programma di mettere in relazione una determinata attività cerebrale con la parola desiderata. Con il tempo il processo è diventato ancora più sorprendente: Terry ha cominciato semplicemente a pensare le parole, ascoltandole poi uscire dal computer. Il sistema deve essere addestrato sulla sua attività cerebrale, perché ogni cervello produce configurazioni personali. Più Terry lo utilizza, più l’algoritmo impara a interpretare le sue intenzioni linguistiche. Il suo contributo servirà anche a perfezionare la tecnologia per altre persone che hanno perso la capacità di parlare. Nel filmato pubblicato da Neuralink, Terry ascolta per la prima volta alcune parole generate a partire dalla propria attività cerebrale. Il momento più emozionante arriva quando il sistema pronuncia una frase destinata alla figlia. La tecnologia cessa improvvisamente di apparire come un insieme di elettrodi, algoritmi e segnali elettrici. Diventa qualcosa di profondamente umano: la possibilità per un padre di continuare a parlare con la propria famiglia. La voce sintetica può essere costruita anche utilizzando precedenti registrazioni della voce originale del paziente. In questo modo il computer può restituire un suono simile a quello che familiari e amici conoscevano prima dell’avanzamento della malattia. Le parole nascono dall’attività cerebrale presente, mentre la loro identità sonora arriva dal passato.

Le interfacce cervello-computer dedicate alla comunicazione rappresentano uno dei settori più promettenti della ricerca neurologica. Diversi gruppi universitari hanno già sperimentato sistemi in grado di convertire i segnali cerebrali in testo o voce. La sfida di Neuralink consiste nel creare un dispositivo completamente impiantabile, wireless e utilizzabile nella vita quotidiana, oltre l’ambiente controllato di un laboratorio.

Quasi trent’anni prima di Neuralink, Beppe aveva già portato sul palcoscenico un dialogo tra il cervello e una macchina. Era il 1997 e lo spettacolo si intitolava, profeticamente, Cervello. Beppe mostrava un esperimento nel quale un volontario indossava una cuffia dotata di sensori per l’elettroencefalogramma. Gli elettrodi registravano passivamente l’attività elettrica del cervello, rilevando le variazioni associate alla concentrazione e al rilassamento. I segnali venivano inviati a un computer collegato a un dispositivo che regolava il flusso d’aria sotto una pallina leggerissima. Variando il proprio stato mentale, il partecipante riusciva così a farla sollevare e muovere, apparentemente con la sola “forza del pensiero”. Era una dimostrazione semplicerealizzata attraverso sensori esterni, ma conteneva già il principio fondamentale delle moderne interfacce cervello-computer ovvero leggere un’attività cerebrale, interpretarla e trasformarla in un’azione.

Quella che nel 1997 sembrava fantascienza sta entrando nella vita reale. Oggi Neuralink trasforma l’attività invisibile del cervello in parole, restituendo una voce a chi rischia di perderla e aprendo una nuova frontiera nella comunicazione tra la mente e il mondo. È questa la tecnologia che amiamo!

 

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