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I Mondiali più caldi e più inquinanti di sempre

beppegrillo.it - Maggio 18, 2026

Secondo un’inchiesta pubblicata dal Guardian, i Mondiali di calcio di quest’anno rischiano di diventare il torneo più inquinante nella storia della Coppa del Mondo. L’edizione 2026, ospitata da Stati Uniti, Canada e Messico, sarà la più grande mai organizzata, con 48 squadre, 104 partite e 16 città coinvolte. La FIFA ha allargato il torneo, ha scelto tre Paesi enormi e ha costruito un calendario che costringerà squadre, tifosi, staff e media a spostarsi continuamente in aereo da una costa all’altra del continente nordamericano.

Le stime citate dal Guardian arrivano dal rapporto FIFA’s Climate Blind Spot, pubblicato dal New Weather Institute insieme a Scientists for Global Responsibility, Environmental Defense Fund e Cool Down. Secondo il rapporto, i Mondiali 2026 produrranno almeno 9 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, quasi il doppio della media delle quattro edizioni precedenti, dal 2010 al 2022, pari a circa 4,7 milioni di tonnellate. La voce principale sarà il trasporto aereo, stimato in 7,72 milioni di tonnellate, contro una media storica di 1,82 milioni. In uno scenario più ampio, considerando anche gli effetti climatici indiretti dell’aviazione in quota, le emissioni complessive del torneo potrebbero arrivare fino a 15 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Gli Stati Uniti hanno emesso nel 2025 circa 5,9 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, quindi i Mondiali rappresentano una quota piccola rispetto al bilancio annuale di un grande Paese industriale.

La FIFA parla da anni di sostenibilità, neutralità climatica, compensazioni e “green card per il pianeta”, mentre il suo evento principale cresce in dimensioni, viaggi, sponsor fossili e rischi climatici.

Il paradosso nasce dalla struttura stessa del torneo. Nel 2022, in Qatar, gli stadi erano concentrati in un’area ridotta e collegati da metropolitana e autobus. Nel 2026 il torneo si spalma su un territorio immenso, dal Canada al Messico, dall’Atlantico al Pacifico. Sports Illustrated ha calcolato che la Bosnia Erzegovina percorrerà 3.144 miglia, oltre 5.000 chilometri, solo nella fase a gironi, spostandosi tra Toronto, Los Angeles e Seattle, con un campo base a Salt Lake City. L’Algeria viaggerà per 2.972 miglia, circa 4.800 chilometri, tra Kansas City e San Francisco. La Repubblica Ceca supererà le 2.811 miglia, più di 4.500 chilometri, tra Guadalajara, Atlanta e Città del Messico. Il confronto con il Qatar aiuta a capire quanto la retorica verde della FIFA sia fragile; prima dei Mondiali 2022, Gianni Infantino aveva invitato i tifosi ad alzare una “green card” per il pianeta e a registrare un messaggio personale per salvare l’ambiente. L’obiettivo dichiarato era rendere quella Coppa del Mondo “carbon neutral”. Secondo Carbon Market Watch, però, i calcoli usati per sostenere quella neutralità sottostimavano pesantemente l’impatto reale, in particolare quello degli stadi. L’organizzazione stimò che le emissioni legate alla costruzione dei nuovi impianti fossero state sottovalutate di un fattore otto. Il Qatar aveva bisogno di oltre 1.000 voli giornalieri in entrata e in uscita, di campi irrigati ogni giorno con grandi quantità di acqua desalinizzata e perfino di semi d’erba trasportati dal Nord America su aerei climatizzati. Secondo il Guardian, ogni campo richiedeva almeno 10.000 litri d’acqua al giorno, in un’area quasi priva di acqua dolce e dipendente dalla desalinizzazione, un processo ad alto consumo energetico. Scientific American ricordava che il Qatar si aspettava fino a 1.300 voli al giorno durante il torneo e che gli otto campi da gara, insieme ai 136 campi di allenamento, richiedevano enormi quantità di acqua desalinizzata.

Il 2026 aggiunge un altro elemento fondamentale, ovvero lo sponsor. Nel 2024 la FIFA ha firmato una partnership quadriennale con Aramco, gigante petrolifero saudita e nuovo Major Worldwide Partner della federazione fino alla fine del 2027, con diritti anche sui Mondiali 2026 e sulla Coppa del Mondo femminile 2027. Più di 130 calciatrici professioniste di 27 Paesi hanno firmato una lettera per chiedere alla FIFA di interrompere l’accordo. Tra loro ci sono Vivianne Miedema, Jessie Fleming e Becky Sauerbrunn. Nella lettera, le giocatrici chiedono sponsor compatibili con uguaglianza di genere, diritti umani e sicurezza climatica del pianeta.

Il rapporto FIFA’s Climate Blind Spot rileva inoltre che la partnership FIFA Aramco per il ciclo dei Mondiali maschili 2026 potrebbe indurre circa 30 milioni di tonnellate aggiuntive di CO2 equivalente attraverso l’aumento delle vendite della compagnia fossile. Lo stesso rapporto ricorda che la FIFA ha fissato obiettivi climatici formali, taglio del 50% delle emissioni organizzative entro il 2030 e net zero entro il 2040, però l’avanzamento concreto appare molto limitato. Su 18 azioni previste dalla strategia climatica, il rapporto indica solo 2 azioni completate, 2 con progressi limitati e 14 senza progressi visibili.

Altro dato è il caldo, i Mondiali si giocheranno tra giugno e luglio, nel pieno dell’estate nordamericana. Il torneo arriva dentro gli anni più caldi mai misurati. Copernicus indica il 2024 come l’anno più caldo della serie storica e il 2025 come il terzo, appena 0,13 gradi sotto quel record. Gli ultimi undici anni sono stati gli undici più caldi mai registrati, mentre il triennio 2023-2025 ha superato per la prima volta in media la soglia di 1,5 gradi rispetto al periodo preindustriale. Anche il 2026 procede su livelli estremi: aprile è stato il terzo aprile più caldo mai registrato e Carbon Brief stima che l’anno possa chiudersi come il secondo più caldo di sempre. Un’analisi del Guardian e un lavoro di World Weather Attribution indicano che 26 partite potrebbero disputarsi con una temperatura WBGT pari o superiore a 26 gradi. La WBGT misura lo stress termico combinando temperatura dell’aria, umidità, radiazione solare e vento. Per FIFPRO, il sindacato mondiale dei calciatori, a 26 gradi WBGT servono pause di raffreddamento, mentre a 28 gradi la partita entra in una zona in cui il rinvio è raccomandato. World Weather Attribution stima che 5 partite potrebbero raggiungere o superare questa soglia dei 28 gradi. Uno studio pubblicato sull’International Journal of Biometeorology ha analizzato i 16 luoghi ospitanti usando dati meteorologici orari dal 2003 al 2022. In 14 sedi su 16 si superano valori WBGT di 28 gradi, con rischio più alto nelle ore pomeridiane. Le città più critiche sono Houston, Dallas, Monterrey e Miami, dove le medie pomeridiane di giugno e luglio superano i 28 gradi WBGT. In uno scenario caldo, anche Kansas City, Philadelphia, Boston e New York entrano in una fascia di rischio elevato.

La FIFA ha previsto alcune “misure”, tra cui partite serali nelle città più calde e pause di idratazione di tre minuti in ogni tempo, indipendentemente dalle condizioni meteo. Il Guardian segnala però un dettaglio rivelatore, durante quelle pause, le televisioni potranno vendere spazi pubblicitari per due minuti e dieci secondi, rispettando alcuni limiti tecnici di rientro sul gioco, questo vuol dire che anche il caldo diventa una finestra commerciale.

La Coppa del Mondo 2026 viene presentata come una festa globale del calcio, ma come abbiamo visto i numeri raccontano anche altro, ovvero un evento gigantesco, allargato, disperso, inquinante, pieno di voli, sponsorizzato da un gigante del petrolio e organizzato in piena estate in città dove il caldo potrà condizionare giocatori, arbitri, tifosi, volontari e lavoratori. La “green card per il pianeta” somiglia sempre di più a un cartellino verde al greenwashing.

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