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Jensen Huang: “Idraulici ed elettricisti, questo è il vostro momento!”

beppegrillo.it - Maggio 17, 2026

“L’IA dà all’America l’opportunità di tornare a costruire. Elettricisti, idraulici, operai siderurgici, tecnici, costruttori,  questo è il vostro momento. L’IA non sta solo creando una nuova industria informatica, sta creando una nuova era industriale”. Sono le parole che il CEO di Nvidia, Jensen Huang, ha usato durante il discorso di laurea alla Carnegie Mellon University davanti agli studenti che stavano celebrando il completamento del loro percorso universitario. Un discorso che ha colto di sorpresa la platea, perché nell’era dell’intelligenza artificiale Huang ha indicato come centrali proprio i mestieri che tengono in piedi il mondo reale dell’IA, ovvero elettricisti, idraulici, saldatori, tecnici e operai specializzati.

La tesi del patron di Nvidia trova riscontro nei dati. Secondo un’analisi pubblicata a marzo 2026 dalla società di recruiting Randstad, basata su diversi milioni di annunci di lavoro, la domanda globale di lavoratori specializzati nei mestieri tecnici è cresciuta del 27% in tre anni. Gli operai edili sono i più richiesti, con un aumento del 30% degli annunci, seguiti dai saldatori a più 25% e dagli elettricisti a più 18%. Nelle professioni più direttamente legate all’automazione industriale i numeri sono ancora più netti: le offerte per tecnici di robotica sono cresciute del 107%, quelle per ingegneri HVAC del 67%. Greg Dyer, CEO di Randstad North America, ha sintetizzato la situazione in modo diretto: “L’AI non può costruire data center, aggiornare reti elettriche o manutenere la propria infrastruttura.” La carenza di manodopera specializzata, ha aggiunto, è oggi il vero freno alla crescita dell’AI, più della disponibilità di chip o della capacità computazionale.

A spiegare il fenomeno ci sono i volumi di investimento messi in campo dall’industria tecnologica. Le principali aziende americane potrebbero spendere 700 miliardi di dollari nel solo 2026 per costruire data center, fabbriche di chip e infrastrutture di supporto. A livello globale, stando alle previsioni di McKinsey, il boom dei data center potrebbe generare investimenti nell’ordine dei 7.000 miliardi di dollari entro la fine del decennio. “Le fabbriche di AI hanno bisogno di elettricisti, idraulici, lattonieri, operai del ferro, tecnici di rete, installatori e operatori”, ha detto Huang, che ha definito l’attuale fase di sviluppo infrastrutturale “il più grande nella storia dell’umanità e un’opportunità generazionale per reindustrializzare l’America.”

Eppure i sistemi di formazione faticano a tenere il passo. Le pipeline di apprendistato e di istruzione tecnica richiedono anni per produrre nuove figure qualificate, mentre la domanda cresce a una velocità che nessuna pianificazione educativa aveva previsto. A complicare il quadro c’è il ricambio generazionale: milioni di lavoratori anziani nei mestieri manuali stanno abbandonando il mercato, e i giovani che li sostituiscono sono in numero insufficiente. Randstad segnala che per ogni 100 giovani che entrano nel settore manifatturiero, 102 ne escono.

In Italia la situazione rispecchia queste tendenze con criticità ancora più accentuate. L’edizione 2026 dell’Osservatorio del Centro Nazionale Orientamento di Elis, che riunisce oltre 130 soggetti tra grandi gruppi industriali, PMI, università e centri di ricerca, indica che le figure più difficili da reperire sul mercato del lavoro sono oggi gli operai edili, i manutentori industriali, gli impiantisti elettrici, i saldatori e gli idraulici. Le imprese italiane descrivono la ricerca di questi profili come una “missione spesso complicatissima.” Il dato più preoccupante riguarda le nuove generazioni: quasi uno studente delle superiori su due, il 48,9% secondo i dati elaborati dall’Osservatorio insieme a Skuola.net, scarta a priori l’idea di intraprendere un percorso tecnico-pratico, con un incremento di quasi il 20% rispetto all’anno precedente. Un segnale che indica come la forbice tra domanda e offerta di queste competenze sia destinata ad allargarsi ulteriormente nei prossimi anni, indipendentemente da quanto l’intelligenza artificiale continui a trasformare il mercato del lavoro globale.

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