Nel 2025 in Italia sono morte 414 persone senza fissa dimora, i cosiddetti invisibili, “un numero tristemente in linea con il dato degli anni precedenti”. Un numero che non fa notizia perché ormai è diventato “normale”.
L’età media di chi muore per strada è 46,3 anni ( dove nel nostro paese si muore in media oltre gli ottanta). Il 34% viene trovato in strada, nei parchi, negli spazi pubblici, il 23% viene trovato in baracche e ripari di fortuna, il 15 % muore per annegamento, l’8% muore in carcere.
La politica ormai ama la parola “emergenza”: l’emergenza freddo, emergenza caldo, emergenza decoro. L’emergenza è comoda perché dura poco e si risolve con una coperta, un posto letto e una foto o un video durante la campagna elettorale..poi il giorno dopo si ricomincia da capo. Il risultato si vede nei numeri, che restano lì, anno dopo anno, come un contatore infinito che gira.
In Finlandia hanno scelto un’idea semplice, ne avevamo già parlato qui, l’Housing First, la casa per prima, una casa vera, un contratto, un indirizzo, una chiave da dare a chi non ha nulla. Si entra e si riparte da zero e il resto arriva dopo, con i servizi che seguono la persona: assistenza sociale, salute, supporto psicologico, dipendenze, lavoro. Nel paese scandinavo hanno anche fatto una cosa concreta, hanno ridotto i dormitori come soluzione permanente e hanno trasformato strutture temporanee in abitazioni stabili, spesso con supporto integrato; meno gestione della notte e più gestione della vita. La differenza è enorme, perché la notte passa e la vita continua. Nel periodo di sviluppo del programma, la senza dimora di lunga durata è scesa da circa 3.600 persone nel 2008 a poco più di 1.100 nel 2022. La casa dunque come infrastruttura di salute pubblica, un’operazione di prevenzione e non di contenimento. Nel 2025 risultano 4.579 persone senza dimora che vivono sole, con 1.306 considerate di lunga durata.
A questo si aggancia un’altra idea che da noi fa scattare subito il riflesso morale, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa. Dare soldi direttamente alle persone senza dimora. E’ accaduto negli Stati Uniti ma da noi parte l’obiezione automatica, li spenderanno male. Nell’esperimento di Denver è successo qualcosa di molto più banale e molto più rivoluzionario, alcuni hanno comprato un alloggio e i conti riportati parlano di 8.277 dollari di risparmi sociali legati alla riduzione dell’uso di strutture di emergenza e di un risparmio netto di 777 dollari a persona anche dopo il costo dei trasferimenti. Fiducia e semplicità, due parole che la burocrazia teme come l’aglio.
Il punto resta ai dati iniziali, a quei 414 morti. La strada accorcia la vita, la casa la allunga. Il resto è contabilità morale, utile per non decidere mai. La scelta è come sempre politica e culturale. Basta avere il coraggio di partire dalla cosa più concreta che esista, un tetto, una porta e una chiave.





