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Svezia, parte il boicottaggio dei supermercati contro il caro prezzi

beppegrillo.it - Marzo 26, 2025

In Svezia, l’iniziativa “Bojkotta vecka 12” (Settimana del boicottaggio 12) ha segnato una nuova forma di protesta contro il caro prezzi. Migliaia di cittadini hanno deciso di votare con i piedi, boicottando i più grandi supermercati del Paese per un’intera settimana. Lidl, Hemköp, Ica, Coop e Willys sono finiti nel mirino dei consumatori, che si sono organizzati online per reagire agli aumenti dei prezzi alimentari.

La mobilitazione, diffusasi rapidamente sui social come TikTok e Instagram, ha acceso un ampio dibattito pubblico. I promotori accusano i grandi gruppi della distribuzione e i produttori di operare in un regime di oligopolio, facendo lievitare i prezzi nonostante profitti in crescita. I supermercati, invece, puntano il dito su fattori esterni: guerra, crisi energetica, inflazione globale, raccolti scarsi e cambiamento climatico.

Secondo Statistics Sweden, il costo annuo per nutrire una famiglia è aumentato fino a 30.000 corone svedesi (circa 2.650 euro) dall’inizio del 2022. Il solo caffè si avvicina alle 100 corone (quasi 9 euro) a confezione. Cioccolato, grassi da cucina, formaggi e latticini hanno registrato aumenti mensili tra il 5% e il 9%.

Anche nel nostro Paese il caro prezzi si fa sentire. L’Istat ha registrato nel 2024 un’inflazione dell’1%, ma per gli alimentari il rialzo è stato più marcato: +2,2%. A dicembre, l’inflazione annua era al 1,3%, ma per chi va al supermercato, il problema è tangibile ogni giorno. Secondo Federconsumatori, l’aumento dei prezzi ha comportato una spesa extra di oltre 400 euro l’anno per famiglia. Gli italiani si adattano: crescono gli acquisti nei discount, si scelgono marchi del distributore, si riducono sprechi e si pianificano meglio le spese. Finora non si sono viste proteste organizzate come in Svezia, ma l’insoddisfazione cresce. Le associazioni dei consumatori chiedono maggiore trasparenza, un freno alla speculazione e più tutela per i nuclei familiari a basso reddito. La protesta svedese ci ricorda che anche un gesto quotidiano come fare (o non fare) la spesa può diventare un atto politico. In un’Italia costellata di piccoli produttori e borghi in crisi, potrebbe essere il momento giusto per promuovere un modello alternativo, fondato su filiera corta, economie locali e distribuzione etica.

Il caro alimentari è solo uno degli aspetti di una crisi più ampia. In Italia, il costo dell’energia resta alto: nonostante il rallentamento dell’inflazione, le bollette di luce e gas continuano a pesare su milioni di famiglie. Secondo dati ARERA, la spesa media annua per una famiglia tipo nel mercato tutelato resta intorno ai 1.500 euro per il gas e 1.200 euro per l’elettricità. E anche il carburante, pur in lieve calo, si mantiene su livelli elevati. Il risultato è un equilibrio sempre più precario: tra alimenti, bollette, affitti e mutui, arrivare a fine mese è diventato un percorso a ostacoli, anche per famiglie con reddito fisso o doppio stipendio.

E allora, forse, è proprio il momento di ricordare che “È nel carrello della spesa che si fa la vera politica. È lì che si vota tutte le mattine.”

E oggi, più che mai, è un voto che vale doppio.

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