La Spagna ha lanciato uno dei suoi più grandi progetti di energia solare marina con la piattaforma “Paiporta”, un impianto fotovoltaico galleggiante da un megawatt progettato per operare in acque offshore e ambienti portuali.
L’iniziativa segna un passo significativo nella transizione energetica del paese iberico, che punta a sfruttare le superfici marine al posto dei terreni agricoli e delle aree naturali. Il sistema Paiporta galleggia su strutture ancorate alle acque costiere e produce elettricità pulita senza consumare suolo. Il nome “Paiporta” evoca la città valenciana colpita dall’alluvione del 2024, quasi un simbolo di come la Spagna voglia rispondere ai cambiamenti climatici con infrastrutture resilienti.
L’acqua svolge un ruolo tecnico fondamentale nell’impianto, il raffreddamento naturale generato dalla superficie marina mantiene i pannelli a temperature più basse rispetto alle installazioni a terra, aumentando l’efficienza fino al 15% nelle ore più calde della giornata.
Il progetto risponde a un problema concreto del mercato energetico spagnolo. La capacità solare installata nel paese ha raggiunto i 47,95 gigawatt nel 2025 ed è attesa a 85,77 gigawatt entro il 2031, con una crescita annua superiore al 10%. Trovare spazio per nuovi impianti senza intaccare campagne e paesaggi è diventata una priorità per il governo e per i grandi operatori del settore come Iberdrola, Endesa e Acciona.
La tecnologia del fotovoltaico galleggiante, sviluppata inizialmente in Giappone, Corea del Sud e Cina, si sta diffondendo rapidamente in Europa grazie all’aumento dell’efficienza e alla riduzione dei costi di installazione.
La Spagna si inserisce ora in un movimento globale che sta passando dai laghi e bacini artificiali alle acque costiere aperte, sfidando condizioni meteorologiche ben più impegnative.
Non mancano però le sfide ingegneristiche: le strutture devono resistere a onde, salsedine e tempeste. I pannelli fotovoltaici destinati a impianti galleggianti devono essere impermeabili, capaci di resistere a immersioni accidentali o all’umidità costante, e dotati di telai in materiali anticorrosione come alluminio anodizzato o acciaio inox, soprattutto quando sono previsti utilizzi in ambiente marino.
Studi olandesi hanno stimato che il solare offshore potrebbe coprire metà del fabbisogno energetico dei Paesi Bassi utilizzando meno del 5% della superficie del Mar del Nord, già condivisa con i parchi eolici. L’integrazione delle due fonti in mare aperto rappresenta una delle frontiere più promettenti della produzione rinnovabile su larga scala.






