Molto prima che la Coca-Cola diventasse la bevanda più famosa del mondo, alcuni frati fiorentini vendevano già un elisir preparato con coca e cola. Lo racconta il Guardian, dopo il ritrovamento di un antico documento nella farmacia del convento di San Marco. A fare la scoperta è stato padre Manuel Russo, rettore del convento di San Marco, mentre riordinava l’archivio della storica farmacia dei frati. Tra le carte ha trovato una sorta di volantino pubblicitario contenente la formula di un “elisir vinoso ricostituente”.
La pozione veniva preparata mescolando al vino 10 grammi di foglie di coca provenienti dalla Bolivia e 30 grammi di noci di cola. I frati la presentavano come un tonico capace di aiutare il corpo e la mente a recuperare le energie dopo una malattia o a contrastare la stanchezza legata all’età. Il documento è privo di data, ma sarebbe stato realizzato verso la fine dell’Ottocento, quando nella farmacia del convento si vendevano grandi quantità di foglie di coca importate in Italia dai missionari. All’epoca questo ingrediente era utilizzato comunemente in medicinali e bevande ricostituenti, molto prima del divieto internazionale introdotto nel 1961 a causa della presenza dell’alcaloide naturale dal quale viene prodotta la cocaina. La formula dei frati fiorentini presenta diverse somiglianze con quella ideata dal farmacista statunitense John Pemberton. Nel 1886 Pemberton realizzò uno sciroppo dolce utilizzando estratto di foglie di coca e noci di cola. Inizialmente aveva lavorato a una bevanda a base di vino, ma le leggi locali contro l’alcol lo spinsero a sostituirlo con acqua gassata. Da quel tonico sarebbe poi nata la Coca-Cola.
La scoperta fiorentina ha quindi alimentato una domanda suggestiva: la bevanda più famosa del mondo potrebbe avere avuto un’antenata italiana?
Padre Russo invita però alla prudenza. Al momento non esiste alcuna prova che colleghi direttamente la ricetta dei frati di San Marco a quella di Pemberton. “Non voglio attirare una causa legale dalla Coca-Cola o qualcosa del genere”, ha scherzato il religioso. “Il signor Pemberton inventò la sua ricetta, e senza alcol… Inoltre, a quel tempo altre persone producevano questo tipo di medicinale con foglie di coca. Era abbastanza comune in Italia e in Francia. L’unica cosa che posso dire è che la farmacia di San Marco aveva la sua ricetta personale.”
Non sarebbe inoltre l’unico possibile precedente europeo, anche il Kola Coca, uno sciroppo alcolico prodotto nel 1885 da alcuni distillatori di Valencia, in Spagna, è stato indicato in passato come una possibile fonte d’ispirazione per la Coca-Cola. Durante le ricerche padre Russo ha trovato anche alcune bottiglie vuote che un tempo contenevano l’elisir e altri documenti relativi alle vendite. La bevanda, proposta a un prezzo compreso tra 2 e 6 lire italiane, avrebbe riscosso un enorme successo tra i clienti della farmacia. “Perché possedeva fantastiche proprietà che combattevano la stanchezza, e la stanchezza che deriva dall’invecchiamento”, ha affermato Padre Russo. “Fino a quando le foglie di coca boliviana non sono state vietate – perché a quel punto si era capito che la cocaina era più un problema che una cura – direi che era uno dei nostri prodotti più venduti”.
Il convento di San Marco venne fondato nel 1436 nell’attuale via Cavour, a Firenze. La farmacia aprì nel 1460 con lo scopo di offrire cure e rimedi soprattutto alla popolazione povera del quartiere. L’attività esiste ancora oggi, anche se nel 1995 è stata trasferita in un’altra zona della città. Gli ambienti originari sono però rimasti intatti e conservano testimonianze della lunga storia della farmacia. Tra queste c’è persino il corpo di un coccodrillo proveniente dal Nilo, appeso al soffitto fin dal Seicento. Nelle antiche farmacie europee era frequente esporre coccodrilli, serpenti e altri animali esotici per mostrare ai clienti la disponibilità di ingredienti rari provenienti da terre lontane. Negli archivi padre Russo ha trovato anche etichette utilizzate per l’ossigeno puro, il cognac e l’essenza rettificata di petrolio. “L’inventario conservato negli archivi della farmacia è incredibile”, ha detto.





