DAL WEB – ARTICOLO PUBBLICATO SU THE ECONOMIST
Dieci anni fa chi voleva acquistare sostanze dopanti per migliorare le prestazioni fisiche doveva entrare in una palestra di bodybuilding, attendere di conoscere la persona giusta e concludere l’accordo in contanti in un angolo appartato di un parcheggio. Oggi basta un clic.
Quando The Economist ha deciso di procurarsi un cosiddetto farmaco “peptide” come il BPC-157, l’operazione si è rivelata semplice e veloce. Numerosi siti offrono consegne in meno di 24 ore oppure sconti per acquisti in grandi quantità. Le sezioni dedicate alle domande frequenti accompagnano i principianti passo dopo passo. Alcune piattaforme dichiarano oltre un decennio di attività e centinaia di recensioni positive su Trustpilot. Il pagamento avviene con carta di credito, bonifico o criptovalute.
Una fiala di polvere ordinata in una sera di martedì è arrivata a destinazione in meno di due giorni. Il BPC-157 viene promosso online per presunti effetti di ringiovanimento, anche se le prove scientifiche sull’uomo restano limitate. In combinazione con il TB-500, un’altra sostanza poco studiata, forma la cosiddetta “Wolverine stack”, una miscela che secondo i sostenitori accelererebbe il recupero da infortuni e allenamenti intensi. Il nome richiama il personaggio Marvel dotato di poteri rigenerativi.
L’autosomministrazione di farmaci scarsamente documentati acquistati online rappresenta una pratica rischiosa e in rapida diffusione. Sempre più persone si rivolgono ai peptidi per migliorare le prestazioni cognitive, la forza muscolare o l’aspetto estetico. Dati affidabili sul numero di utilizzatori sono difficili da reperire, mentre la promozione e la vendita si moltiplicano nell’ecosistema poco regolamentato degli influencer del fitness e del benessere.
Tra gli utenti più coinvolti è nata una sorta di “farmacologia popolare”, un sistema informale in cui si tenta di modificare la propria biologia basandosi su studi sugli animali, ipotesi interpretative e aspettative personali. L’accesso facilitato alla letteratura scientifica alimenta discussioni continue. Forum, social network e piattaforme digitali mettono in contatto acquirenti, intermediari e produttori. I cosiddetti ricercatori autodidatti condividono protocolli di dosaggio e combinazioni di sostanze. Molti vedono in questo approccio una scorciatoia rispetto a un sistema sanitario percepito come lento e prudente, orientato alla cura delle malattie più che all’ottimizzazione delle funzioni fisiche e mentali.
Anche figure molto note del panorama mediatico hanno iniziato a sostenere apertamente l’uso dei peptidi. Joe Rogan, tra i podcaster più ascoltati al mondo, si è espresso più volte a favore. In una puntata del suo programma del 27 febbraio, Robert F. Kennedy Jr., oggi ai vertici della sanità statunitense, ha annunciato l’intenzione di consentire la preparazione su prescrizione di alcuni peptidi da parte di farmacie autorizzate.
Dal punto di vista scientifico, un peptide è una molecola biologica più piccola di una proteina. Alcuni esempi sono ben noti e utilizzati da tempo in medicina, come l’insulina che regola la glicemia o i farmaci della classe GLP-1 impiegati nel trattamento del diabete e nella perdita di peso, tra cui semaglutide e tirzepatide. Nel linguaggio comune, però, il termine è diventato un contenitore generico che include sostanze non autorizzate, talvolta nemmeno appartenenti alla categoria dei peptidi, pubblicizzate come strumenti per aumentare massa muscolare, concentrazione, longevità o desiderio sessuale.
L’idea di potenziare farmacologicamente il corpo esiste da tempo. All’inizio del Novecento alcuni atleti assumevano miscele contenenti stricnina, eroina, cocaina e caffeina. Dagli anni Cinquanta l’uso del testosterone e dei suoi derivati sintetici ha iniziato a diffondersi nel sollevamento pesi e poi nelle palestre. Gli steroidi anabolizzanti androgeni sono diventati strumenti diffusi per incrementare forza e prestazioni. Con il tempo si è consolidata anche la pratica di combinarli in protocolli complessi.
Secondo Luke Turnock, criminologo dell’Università di Leicester che studia la cultura delle sostanze dopanti, esiste una continuità evidente tra la scena storica degli steroidi e la nuova cultura dei peptidi. Negli anni Duemiladieci queste sostanze erano già presenti nelle palestre frequentate da bodybuilder e powerlifter. Oggi il fenomeno si estende ben oltre quel contesto. Il mercato globale del benessere ha raggiunto nel 2025 un valore stimato di 2 trilioni di dollari secondo McKinsey. Una domanda crescente di controllo individuale sulla salute alimenta la ricerca di soluzioni percepite come rapide ed efficaci. I peptidi rappresentano uno dei segnali più visibili di questa tendenza, espressione di una spinta diffusa verso l’ottimizzazione delle prestazioni fisiche e mentali.





