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Il doping uccide lo sport – di Sandro Donati

beppegrillo.it - Gennaio 3, 2016

Il doping è un fenomeno da villaggio globale che riguarda molti Paesi. Un’indagine della Procura della Repubblica di Bolzano che ha consentito di tracciare nelle mani di un medico un database gigantesco contenente le analisi fatte dalla Federazione internazionale di atletica sul sangue degli atleti dal 2000 fino al 2012 dimostra in maniera chiara che non soltanto gli atleti russi, ma atleti di molti altri paesi erano presenti in modo massiccio con anomalie serie, sulle quali la Federazione internazionale per molti anni non ha agito. Ce ne ha parlato Sandro Donati, ex allenatore di atletica leggera italiano e attuale consulente dell’Agenzia mondiale antidoping WADA.

“Un saluto a tutti gli amici del blog di Beppe Grillo, l’agenzia mondiale antidoping sta agendo. Ci sono molti Paesi con gravi anomalie. Europei ed extraeuropei. La prima conclusione dell’agenzia mondiale antidoping sulla grave compromissione della Russia ha portato di rimbalzo a evidenziare la corruzione della Federazione internazionale, con la compromissione del Presidente della Federazione internazionale, di parte della sua famiglia, di un Avvocato senegalese che completava il team e con la compromissione addirittura del responsabile antidoping della Federazione internazionale di atletica. L’agenzia mondiale antidoping non aveva nelle sue mani questo database perché questo database era costudito gelosamente dalla stessa Federazione internazionale, solo per caso la Procura della Repubblica di Bolzano ha iniziato un’indagine nei confronti di alcuni medici, tra i quali un medico italiano che collaborava e con la Federazione internazionale di atletica e nelle mani di questo medico ha trovato e ha sequestrato questo database che è una sorta di mappa gigantesca che può fare da guida per cercare di ricostruire e risanare l’ambiente.
Il sistema dei controlli si è inceppato da subito perché purtroppo sono stati affidati alle stesse istituzioni sportive che gestiscono le performance. Ciò è un controsenso, soprattutto nel momento in cui le performance sportive sono diventate oggetto di sponsorizzazioni, diritti televisivi, di interessi anche politici da parte dei dirigenti sportivi a intraprendere delle vere carriere proprio nel mondo dello sport. Allora la situazione è diventata tale per cui diventava pericoloso affidare a questi soggetti il controllo antidoping. E’ chiaro che non avevano nessuna terzietà e tutto l’interesse invece a minimizzare il fenomeno o a nasconderlo.

I test ematici consentono di verificare preventivamente delle anomalie e se vengono fatti ripetutamente, il soggetto che si vede accesa questa luce su di lui, tende a diminuire gli usi o a interrompere gli usi dei farmaci dopanti. Un uso attento di questi interventi e potrebbe essere fatto solamente se i governi aiutano la Wada a creare all’interno di ogni paese delle agenzie autonome. I governi finora sono stati complici delle loro istituzioni sportive di vertice. Li hanno protette in un malinteso senso del nazionalismo e quindi si è a questa situazione. Se non c’è la volontà di questi due soggetti, ma ripeto quella decisiva è quella politica perché il mondo dello sport pressato di fronte agli scandali non potrà fare altro che assumere atteggiamenti diversi.
Il Cio (comitato olimpico internazionale) è intervenuto solo dopo che è morto in diretta televisiva sulla salita del Mont Ventoux Tommy Simpson, campione del mondo di ciclismo, pieno di anfetamine. E a quel punto dietro lo scandalo televisivo non hanno potuto fare altro che intervenire e di lì a alcuni mesi hanno allestito i primi controlli antidoping. Ma solo sugli stimolanti, ma ormai da anni si utilizzavano molte altre sostanze dopanti come per esempio gli anabolizzanti e il Cio ha atteso altri 20 anni buoni e soltanto alla metà degli anni 70 sono cominciati i primi controlli antidoping sulle sostanze anabolizzanti, si può dire che l’intervento antidoping storicamente è stato sempre un intervento in ritardo, a fenomeno ormai diffuso, il nodo in del problema è: il doping è una cosa stupida, funziona e dà vantaggi al singolo, ai danni degli altri ma non conviene assolutamente alle istituzioni gestirlo, realmente l’agenzia mondiale antidoping non è stata riempita di poteri perché è nata nel 1999 per volontà di molti governi, compresa l’Unione Europea che ne rappresentava diversi e per volontà del comitato Olimpico internazionale ed è chiaro che la presenza politica dei governi doveva assicurare una posizione al di sopra e al di fuori di quella prettamente sportiva e quindi l’agenzia mondiale doveva da una parte avere le competenze sportive, dall’altra il potere politico di poter agire. Nella realtà non si è mai passati a una fase successiva di perfezionamento, per esempio dando all’agenzia mondiale antidoping una veste pubblica, una veste di istituzione pubblica, non lo è, è un’istituzione privata e come tale ha dei forti limiti operativi, per esempio se l’agenzia mondiale antidoping decide di andare a fare dei controlli antidoping in Cina, deve passare attraverso la trafila della richiesta dei visti, per cui quei controlli antidoping non saranno mai a sorpresa, tutta la Cina sarà allertata con dei sufficienti giorni di anticipo. Ma i limiti operativi dell’agenzia mondiale antidoping sono anche nei confronti delle federazioni internazionali. Passate parola!
Sandro Donati, ex allenatore di atletica leggera italiano e attuale consulente dell’Agenzia mondiale antidoping WADA.

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