23

Sep
Facebook
Twitter
Instagram
YouTube
E-mail
EMAIL

 

[email protected]

Il Blog di Beppe Grillo Blog ufficiale di Beppe Grillo con articoli, approfondimenti ed opinioni
PER LA TUA PUBBLICITÀ

 

[email protected]

Menu   ≡ ╳
  • HOME
  • IO GRIDO
  • CERVELLI
  • TERRA FUTURA
  • COSE PREZIOSE
  • MOBILITA’
  • SALUTE
  • VIDEO
  • ARCHIVIO
    • 2005
    • 2006
    • 2007
    • 2008
    • 2009
    • 2010
    • 2011
    • 2012
    • 2013
    • 2014
    • 2015
    • 2016
  • CONTATTI
☰
Il Blog di Beppe Grillo
Home > ARCHIVIO 2012
446 views 3 min 0 Comment

Biodiversità e sicari

beppegrillo.it - Luglio 12, 2012

Alessandro Di Battista, dal Guatemala racconta le origini del fenomeno del sicariato in Sud America.

“Non è semplice determinare le origini del fenomeno del sicariato in Sud America. Dalle cause che ho individuato scaturiscono degli effetti che a loro volta si trasformano in nuove cause complicando il quadro d’insieme. Dopo un primo mese di indagini non mi è nemmeno chiaro chi siano le vittime e chi i colpevoli.
Si dice che nei quartieri caldi delle metropoli si uccida per fame, io lo trovo riduttivo. La povertà influisce, ma premere il grilletto ha bisogno di motivazioni più forti dei crampi allo stomaco. A Città del Guatemala i ragazzi entrano nelle bande del crimine perché cercano un posto nel mondo. Possedere un’arma, incutere timore e saper guidare una moto tra i vicoli stretti dei barrios marginales gli fa credere di averlo trovato. Molti ragazzi-assassini il loro spazio l’avrebbero anche avuto, ma sono stati costretti a lasciarlo. L’abbandono della campagna da parte di migliaia di contadini coincide sistematicamente in nuovi arruolamenti di giovani nelle bande di città. Il conflitto armato conclusosi nel ’96 fu alla base della prima ondata migratoria verso i centri urbani del Guatemala, oggi a obbligare i contadini a gonfiare le già degradate periferie delle città, fornendo di fatto materia prima alla criminalità, ci pensa il fiore all’occhiello della green economy: la monocultura della palma africana.
Nel Paese l’agro-business rappresenta il principale settore di investimento del capitalismo nazionale e internazionale e riconvertire immensi spazi alla coltivazione di palma è l’affare del momento. Dai suoi frutti si estrae l’olio con cui si produce carburante e cosmetici. Nel municipio di Sayaxchè, in Peten, nel nord del Paese, migliaia di ettari che appartenevano a famiglie di indigeni q’eqchi’ sono ormai dominio di un gruppo di imprese agricole che in molti casi hanno acquistato utilizzando violenza e inganno. Gli uomini della sicurezza privata sono maestri della coercizione e delle “offerte che non si possono rifiutare”. L’espansione della palma implica profonde trasformazioni sociali, economiche e demografiche. Sulla terra che è servita al sostentamento di migliaia di persone oggi si coltivano piante i cui frutti non si mangiano. Inoltre la palma logora la terra e genera siccità. Alcuni contadini, i più fortunati, da piccoli proprietari si sono trasformati negli schiavi delle imprese. Lavorano senza contratto, senza assicurazione sanitaria e guadagnano una miseria. Il solito film latino-americano!
“Oggi vivo peggio di prima. Faccio il bracciante nell’impresa, lavoro di più e quello che guadagno non basta per comprare ciò prima producevo” mi dice un contadino chiedendomi di non scrivere il suo nome perché ha paura di essere licenziato. “Stiamo cercando di risparmiare per pagare un trasloco in città” mi racconta un altro rimasto senza terra e senza lavoro. Non avere terra per un q’eqchi’ più che una perdita economica è una perdita di identità. È q’eqchi’ perché sa lavorare la terra, se non ha terra non è più q’eqchi’. Da questa perdita di identità e dal trasferimento in città dipende la disgregazione del ceppo familiare. In città di norma l’uomo inizia a bere e la donna a lavorare fuori casa 16 ore al giorno. I figli crescono senza punti di riferimento, assistendo alle violenze dei padri sulle madri e in condizioni di estrema povertà. Sfido chiunque a non vedere nella strada e nelle bande criminali una via d’uscita.
I contadini raffreddano il pianeta, tutelano la biodiversità e proteggono i semi autoctoni. Le monoculture fanno l’esatto contrario e oltretutto comportano disoccupazione agricola e conflitti sociali nelle metropoli. Per ridurre il numero dei sicari di Città del Guatemala non serve la mano dura. Serve la riforma agraria. Servono i contadini. Forse qualche ragazzo preferirebbe la zappa alla pistola.” Alessandro Di Battista (seguilo su Twitter)

Un gruppo di ricercatori guatemaltechi restati anonimi per ragioni di sicurezza ha realizzato un documento interessante per comprendere le relazioni tra potere politico, economico e criminale in Peten.

Alessandro Di Battista è autore del libro “Sicari a 5 euro” di prossima pubblicazione.

PREVIOUS

Schettino superstar

NEXT

Arancia meccanica alla greca
Related Post
Marzo 1, 2012
La Polizia va in pizzeria
Luglio 14, 2012
Il bosco connesso
Ottobre 7, 2012
Appalti agli amici degli amici. Trema il Comune di Torino
Dicembre 12, 2012
Cancellieri e le firme dimezzate
Comments are closed.

TERRA FUTURA

Il Blog di Beppe Grillo
Abbiamo superato sette confini su nove
Il Blog di Beppe Grillo
L’intelligenza artificiale ha imparato come convincerci
Il Blog di Beppe Grillo
Ritorno alla calligrafia
Il Blog di Beppe Grillo
L’uomo che parla attraverso il pensiero grazie a Neuralink
Il Blog di Beppe Grillo
Il trasporto aereo non rallenta: 2026 anno record
Il Blog di Beppe Grillo
La rivoluzione solare che sta cambiando l’Africa
Il Blog di Beppe Grillo
Le città europee sono diventate il punto critico della crisi climatica
Il Blog di Beppe Grillo

CONTATTI

Per inviare messaggi, comunicati stampa, segnalazioni, richieste di interviste, denunce o lettere aperte a Beppe Grillo: [email protected]

PUBBLICITA'

Per la tua pubblicità su questo Blog: [email protected]
  • HOMEPAGE
  • COOKIE POLICY
  • PRIVACY POLICY
  • CONTATTI
© Copyright 2026 - Il Blog di Beppe Grillo. All Rights Reserved - Powered by happygrafic.com