A Londra, ordinare semplicemente una birra al bancone potrebbe non essere più sufficiente. La crisi dell’ospitalità britannica sta trasformando il modo stesso in cui si esce la sera. A Londra, per convincere le persone a pagare una serata fuori, molti locali stanno diventando spazi ibridi, a metà tra intrattenimento, teatro, gioco, socialità e contenuto da social media; il bar tradizionale non basta più.
Come racconta il The Guardian, nel primo trimestre del 2026, nel Regno Unito hanno chiuso in media tre attività dell’ospitalità al giorno. Tra le imprese rimaste aperte, una su cinque teme di non sopravvivere nei prossimi dodici mesi. A pesare sono l’aumento dei costi fiscali, del lavoro e degli affitti, e, in città come Londra, anche regole sempre più rigide sulle licenze. Quartieri storicamente legati alla vita notturna, come Soho, vengono descritti sempre più spesso come aree che dopo le 23 rischiano di svuotarsi. Dentro questo scenario, una categoria sta andando in controtendenza, i bar a tema e i locali di “competitive socialising”, cioè spazi dove si beve ma si fa anche qualcos’altro: lancio dell’ascia, freccette, bingo immersivo, karaoke, teatro interattivo, ambientazioni storiche, piscine di palline per adulti, finte prigioni, podcast bar. Si entra quindi per vivere una esperienza, non più per bere una birra con gli amici.
Secondo un rapporto di Savills, nel 2025 le aperture di locali di “competitive socialising” sono aumentate del 58% rispetto al 2018. Un altro sondaggio segnala che un adulto su tre nel Regno Unito ha visitato almeno una volta uno di questi luoghi tra il 2024 e il 2025. Le generazioni più giovani bevono meno, ma continuano ad avere bisogno di luoghi in cui incontrarsi.
Come si legge sul The Guardian il First Podcast Bar, nascosto nel seminterrato di un negozio di falafel nella City, offre microfoni e telecamere per trasformare la serata in una conversazione registrabile. L’idea nasce quasi per caso, quando il ristoratore Uri Dinay decide di trasformare un seminterrato inizialmente pensato come laboratorio per il pane pita in un locale dove i clienti possono parlare al microfono davanti agli altri, un vero e proprio podcast.
House Party, fondato dal rapper Stormzy nel 2024, occupa sette piani a Soho e replica l’atmosfera di una festa in casa: cucina, divani, karaoke, bicchieri rossi in stile americano, camere arredate con nostalgia adolescenziale. L’ingresso costa 15 sterline. Sul sito si possono scegliere le camere del locale da affittare per poter fare la propria festa “casalinga”.
Alcotraz propone invece un’esperienza immersiva ambientata in una prigione dell’epoca del proibizionismo. I clienti indossano tute arancioni, vengono accompagnati in celle scenografiche e partecipano a una storia interattiva con attori, codici, chiavi e cocktail. Il format, sviluppato dalla società Inventive, conta sette sedi in Inghilterra. Il locale dichiara inoltre una collaborazione con Innocence Project London, organizzazione legale pro bono che si occupa di casi giudiziari.
Ballie Ballerson, aperto nel 2016, è uno dei veterani del settore. Il suo elemento distintivo è una piscina di palline per adulti, accompagnata da cocktail colorati, musica anni 2000 e ambienti progettati per essere fotografati e condivisi sui social. Il co-proprietario George Armstrong spiega che la piscina di palline funziona come attrazione d’ingresso: porta le persone nel locale, abbassa l’imbarazzo, rende più facile socializzare. Secondo Armstrong, molti giovani della Gen Z non vogliono necessariamente bere molto e cercano spazi più giocosi, meno rigidi, meno fondati sull’immagine di sé.
Cahoots, un altro bar, sceglie una strada diversa: non il rumore, ma l’evasione scenografica. Il marchio, con tre sedi a Londra, ricostruisce atmosfere anni Quaranta. Nel bar ispirato a un ufficio postale, sotto gli archi ferroviari vicino a Borough Market, i cocktail vengono presentati in un menù a forma di giornale e consegnati tramite tubi pneumatici.
Il dato sociale è forse il più interessante: i locali esperienziali funzionano perché offrono un pretesto alla relazione. In un pub classico bisogna saper iniziare una conversazione, reggere il silenzio, trovare un ritmo comune. In un bar immersivo, in una sala bingo o in una piscina di palline, l’interazione è già organizzata. Il gioco sostituisce l’imbarazzo. La scenografia riduce la distanza. L’attività crea una piccola comunità temporanea. Non tutti i format hanno la stessa efficacia però, alcuni rischiano di essere semplici trovate di marketing, espedienti aggiunti a un drink costoso. Quando il tema è debole, resta la sensazione di un karaoke o di un bar qualsiasi travestito da evento. Ryan Chetiyawardana, fondatore del gruppo Mr Lyan, osserva che molti locali cercano continuamente il prossimo espediente per riempire l’esperienza, ma a volte il risultato può sembrare vuoto.
Il futuro del bar potrebbe quindi essere meno legato al bancone e più alla funzione sociale del luogo. A Londra i bar si trasformano perché la crisi li obbliga a farlo. Tra podcast, finte prigioni, bingo futuristici, feste simulate e piscine di palline, non tutto sarà destinato a durare, ma il messaggio è chiaro, quando il vecchio modello non regge più, l’ospitalità deve tornare a inventare motivi per far incontrare le persone.









