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Tutti parlano di intelligenza artificiale, ma solo il 7% delle aziende europee la usa davvero

beppegrillo.it - Luglio 1, 2026

Solo una piccola parte delle aziende europee utilizza intensamente l’intelligenza artificiale e si tratta in genere di piccole aziende, giovani e orientate ai servizi.  E’ ciò che emerge da un sondaggio della Banca Centrale Europea su oltre 5.000 aziende in tutta l’UE che ha rilevato che oltre il 70% dichiara di utilizzare l’intelligenza artificiale e gran parte delle restanti prevede di iniziare quest’anno. Tuttavia, l’utilizzo è moderato o infrequente e solo il 7% la utilizza in modo intensivo, cioè significativo e integrato nelle proprie attività, secondo quanto emerso dal sondaggio.

L’intelligenza artificiale è ormai presente nel dibattito economico e nelle strategie di molte imprese europee, la sua diffusione, però, non procede ovunque con la stessa profondità.

La BCE distingue quindi tra semplice adozione e utilizzo avanzato. Molte imprese usano l’AI per attività limitate, come supporto alla scrittura, traduzioni, analisi preliminari, automazione di compiti ripetitivi o gestione di alcune informazioni; un numero molto più ristretto la integra invece nei processi aziendali principali, come produzione, logistica, assistenza clienti, ricerca e sviluppo di prodotti, e gestione dei dati.

L’analisi si basa sulla Survey on the Access to Finance of Enterprises, la cosiddetta SAFE, condotta su oltre 5.000 imprese dell’area euro nell’ultimo trimestre del 2025. I risultati mostrano una diffusione ampia ma ancora disomogenea. L’AI è conosciuta e utilizzata da molte aziende, ma il suo impiego più profondo resta limitato. Quasi la metà delle imprese che nel 2025 non utilizzavano ancora l’intelligenza artificiale prevede di investirci nel corso del 2026. Questo indica che l’adozione potrebbe aumentare nei prossimi mesi, anche se il passaggio da uso sperimentale a uso strutturato richiede tempo, competenze e investimenti.

Le aziende che utilizzano l’AI in modo più intenso hanno alcune caratteristiche ricorrenti, sono spesso imprese più giovani, di dimensioni contenute, attive nei servizi e nei settori ad alta intensità di conoscenza, come il settore dell’informazione e della comunicazione (TIC).

Le grandi imprese dispongono in genere di maggiori risorse, ma non sempre risultano le più rapide nell’integrare l’AI nei processi. In alcuni casi pesano sistemi informatici complessi, procedure interne più rigide e infrastrutture difficili da modificare. Le imprese più piccole e giovani, quando dispongono delle competenze necessarie, possono invece introdurre nuovi strumenti con maggiore flessibilità. Le imprese che si trovano in una fase iniziale di adozione usano spesso l’AI per migliorare l’efficienza e ridurre i costi. Le aziende che ne fanno un uso più significativo la collegano invece più spesso a obiettivi di crescita, innovazione, ricerca e sviluppo, nuovi prodotti e nuovi servizi. Un altro elemento indicato dall’analisi riguarda la pressione competitiva: le imprese sono più propense a intensificare l’uso dell’AI quando osservano investimenti simili da parte di aziende concorrenti. Questo effetto appare più forte nei settori tecnologici e nei servizi professionali, dove l’innovazione digitale ha un peso maggiore nella competizione.

L’utilizzo intensivo dell’intelligenza artificiale richiede investimenti specifici. Non riguarda solo l’accesso a una piattaforma, ma anche infrastrutture digitali, gestione dei dati, sicurezza informatica, formazione del personale e integrazione con i sistemi aziendali esistenti. Secondo la BCE, più dell’84% delle imprese che usano intensivamente l’AI ha già investito direttamente nella tecnologia, contro il 33% degli utilizzatori moderati. Le imprese che fanno un uso significativo dell’AI prevedono inoltre di destinare alla tecnologia una quota più alta dei propri investimenti complessivi. In media, gli utilizzatori intensivi arrivano a circa il 20% degli investimenti aziendali, mentre le imprese che non usano AI si fermano intorno al 4%.

Restano però diverse barriere: la principale è la mancanza di competenze specifiche, indicata dal 40% delle imprese. Seguono la percezione che le soluzioni disponibili non siano ancora abbastanza utili per le esigenze aziendali, al 28%, e l’incompatibilità con i sistemi esistenti, al 26%. Il tema riguarda quindi non solo la disponibilità della tecnologia, ma anche la capacità delle imprese di integrarla. In molti casi servono personale formato, dati organizzati, sistemi aggiornati e una strategia chiara di utilizzo. Senza questi elementi, l’AI resta spesso uno strumento aggiuntivo, non una parte stabile del funzionamento aziendale. Sul lavoro, la BCE segnala che nel breve periodo le imprese che usano o investono in AI non risultano necessariamente orientate a ridurre l’occupazione. Al contrario, le aziende che ne fanno un uso significativo mostrano una maggiore propensione ad assumere personale aggiuntivo, soprattutto per sviluppare, gestire e integrare le nuove tecnologie.

 

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