In Brasile la Camera dei deputati ha approvato una modifica costituzionale per ridurre l’orario di lavoro da 44 a 40 ore settimanali, cioè da cinque giorni e mezzo a cinque giorni pieni, senza taglio dello stipendio. La misura prevede almeno due giorni di riposo a settimana e ora deve passare al Senato. Secondo il governo brasiliano, potrebbe riguardare oltre 37 milioni di lavoratori.
Il Brasile prova cosí a tradurre in legge una domanda che sta diventando centrale ovunque, se la tecnologia aumenta la produttività, una parte di quel guadagno può tornare alle persone sotto forma di tempo liberato?
La stessa domanda oggi attraversa anche il mondo dell’intelligenza artificiale. I padroni dell’IA, quelli che guidano banche, piattaforme e imperi tecnologici, cominciano a parlare apertamente di settimana breve. Jamie Dimon, l’amministratore delegato di JPMorgan, banca da 794,5 miliardi di dollari, ha affermato che il mondo sta diventando “molto produttivo” grazie all’intelligenza artificiale. Ha previsto un futuro in cui gli esseri umani saranno più sani e felici, in grado di “fare più escursioni” e di dedicarsi ai propri interessi al di fuori delle settimane lavorative: “Credo che tra 30 anni i vostri figli lavoreranno probabilmente tre giorni e mezzo a settimana” .
Bill Gates ha immaginato un futuro in cui l’IA renderà il lavoro umano molto meno necessario per molte attività e ha rilanciato questa visione parlando addirittura di una possibile settimana lavorativa di due giorni. “Se allarghiamo lo sguardo, lo scopo della vita non è solo quello di svolgere un lavoro“, ha dichiarato al podcast ” What Now? ” di Trevor Noah. In questa prospettiva le macchine potrebbero occuparsi di una parte crescente della produzione, della logistica, dei servizi e dell’organizzazione quotidiana, aprendo una questione enorme sul posto del lavoro nella vita delle persone.
Anche McKinsey ha affrontato il tema, collegando la settimana di quattro giorni all’economia dell’intelligenza artificiale. La settimana da cinque giorni nasce da un mondo industriale fondato sulla presenza, sull’orario fisso e sulla ripetizione.
Oggi molte attività vengono automatizzate e la parte più preziosa del lavoro umano si sposta verso creatività, relazione, intuizione, capacità di trovare soluzioni. Secondo questa lettura, ridurre l’orario può diventare anche un modo per far partecipare i lavoratori ai benefici dell’innovazione, offrendo tempo e qualità della vita al posto di una semplice richiesta di maggiore produttività. E qui si apre il nodo politico, l’intelligenza artificiale può diventare una macchina che libera tempo o una macchina che aumenta il ritmo, può servire a lavorare meno, oppure a produrre di più nelle stesse ore, può distribuire benessere, oppure concentrare profitti e potere in poche mani.
La settimana breve non è più un’utopia e il progresso, per una volta, potrebbe significare anche lavorare meno!





