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Microplastiche ovunque: nel latte in polvere, nei cosmetici e nelle protesi

beppegrillo.it - Aprile 15, 2026

Un rapporto shock della Plastic Soup Foundation (organizzazione olandese pioniera nella lotta all’inquinamento da plastica) svela fonti insospettabili di esposizione: latte in polvere, cosmetici, protesi e ambienti clinici. I bambini sono i più vulnerabili.

Basato su oltre 350 studi scientifici, il rapporto mappa l’esposizione umana alle microplastiche attraverso cinque categorie, ovvero ambienti esterni, spazi indoor, prodotti per l’infanzia, settore sanitario e cura personale, alimenti e bevande. Le microplastiche sono inquinanti pervasivi, abbondanti, invisibili e trasportatori di cocktail chimici, in agguato in ogni angolo della nostra vita, fin prima della nascita.

Uno degli aspetti più inquietanti riguarda il latte in polvere per neonati: fino a 16 milioni di microplastiche e trilioni di nanoplastiche per litro di latte in polvere preparato. L’esposizione varia da meno di 1 a 17 microplastiche per grammo di formula, a seconda del packaging e del metodo di preparazione. La sterilizzazione e l’uso di acqua calda a 95 gradi Celsius possono far aumentare il rilascio da 0,6 a 55 milioni di particelle per litro. Questo fenomeno avviene perché le bottiglie per l’infanzia in plastica, quando esposte ad alte temperature durante la sterilizzazione o la preparazione della formula, rilasciano particelle microscopiche di polipropilene e altri polimeri. Anche il packaging stesso, come scatole di cartone rivestite internamente di plastica, contribuisce alla contaminazione. I neonati sono particolarmente a rischio perché respirano più aria per chilogrammo di peso corporeo e passano più tempo a contatto con la polvere domestica, dove le microplastiche si accumulano. La loro esposizione proporzionale è quindi significativamente più alta di quella degli adulti. Inoltre, i sistemi immunitari e metabolici dei neonati sono ancora in sviluppo, rendendoli più vulnerabili agli effetti potenziali delle microplastiche e degli additivi chimici che trasportano. 

Un altro ambito preoccupante è quello degli ambienti clinici. Secondo il rapporto, le sale operatorie registrano concentrazioni di microplastiche fino a 9.258 particelle per metro quadrato durante un singolo turno di lavoro. Le fonti includono attrezzature mediche essenziali come cateteri cardiaci, impianti ortopedici, protesi al silicone incluse quelle mammarie, e sacche per fluidi endovenosi in plastica. Particolarmente drammatico è il caso delle terapie intensive neonatali: i neonati prematuri che ricevono nutrizione endovenosa possono ingerire fino a 115 particelle di microplastica in sole 72 ore, esclusivamente dai circuiti di infusione in plastica. Un’esposizione che inizia letteralmente con i primi istanti di vita. Le protesi e gli impianti, come le protesi mammarie in silicone e molti dispositivi medici impiantabili, possono rilasciare particelle polimeriche nel corpo nel corso del tempo.

Anche il mondo dei cosmetici e della cura personale nasconde insidie. Il rapporto distingue tra microplastiche primarie, aggiunte intenzionalmente in prodotti cosmetici come microsfere esfolianti, glitter e pigmenti, e microplastiche secondarie, generate dal degrado di packaging plastico o dall’usura di prodotti solidi come stick labbra e deodoranti.

La nostra casa, che dovremmo considerare un rifugio sicuro, si rivela invece un ambiente ricco di microplastiche. Le vernici domestiche rappresentano una fonte sottovalutata: una singola mano di vernice applicata su 100 metri quadrati può contenere tra 17 e 68 quadrilioni di particelle polimeriche. Con il tempo, l’usura naturale o i lavori di ristrutturazione rilasciano queste particelle nell’aria e nella polvere domestica. Giocattoli e prodotti per l’infanzia, come mattoncini da costruzione, tappetini gioco e altri oggetti comuni in PET, PVC o polipropilene, rilasciano continuamente microplastiche nell’ambiente indoor. I bambini, giocando a terra e portando oggetti alla bocca, sono esposti in modo sproporzionato. Anche i tessuti sintetici contribuiscono al problema: ogni lavaggio di capi in poliestere o nylon rilascia migliaia di fibre microscopiche che si accumulano nella polvere di casa. I neonati e i bambini piccoli, strisciando e toccando superfici, inalano e ingeriscono queste particelle con maggiore frequenza.

Il rapporto segnala con preoccupazione anche fonti emergenti di microplastiche, come la geoingegneria e gli aerosol stratosferici. Alcune proposte di intervento climatico prevedono l’iniezione di aerosol nella stratosfera per riflettere la luce solare. Sebbene la ricerca si concentri su composti come il biossido di zolfo, alcuni studi esplorano l’uso di polimeri plastici, che potrebbero creare una fonte “terascala”, ovvero miliardi di miliardi, di microplastiche intenzionalmente disperse nell’atmosfera. Anche senza geoingegneria, le precipitazioni trasportano già microplastiche provenienti da pneumatici, tessuti sintetici e rifiuti urbani, trasformando la pioggia in un vettore di esposizione.

Per quanto riguarda i rischi per la salute, le evidenze scientifiche attuali indicano che le microplastiche sono state rilevate in sangue umano, placenta, latte materno, feci infantili e organi. Studi su animali suggeriscono potenziali effetti infiammatori, disturbi metabolici e alterazioni del microbiota intestinale. Le nanoplastiche, ovvero quelle inferiori a un micron, possono attraversare barriere biologiche, raggiungendo tessuti profondi. Tuttavia, gli effetti a lungo termine dell’esposizione alle microplastiche sono ancora poco chiari, ma i rischi sono scientificamente plausibili, potenzialmente gravi e iniqui per le generazioni presenti e future.

Come afferma Maria Westerbos, fondatrice della Plastic Soup Foundation, molte persone pensano ancora che l’inquinamento da plastica riguardi oceani e spiagge, non la propria salute, ma i nostri ambienti di vita sono generatori di microplastiche, e l’esposizione avviene continuamente, in modi che la maggior parte delle persone non ha mai considerato.

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