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Un mondo vivibile è possibile, il problema sono i miliardari

beppegrillo.it - Giugno 6, 2026

Il futuro è sempre visto come una condanna già scritta: più caldo, più disuguaglianza, più lavoro, più ricchezza concentrata nelle mani di pochissimi; un pianeta sempre più difficile da abitare e una società sempre più difficile da tenere insieme. Ma il Global Justice Report del World Inequality Lab ribalta questa narrazione.

Secondo il rapporto, un mondo più uguale e ancora vivibile è materialmente possibile, l’umanità potrebbe aumentare il tenore di vita, ridurre le disuguaglianze e mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 gradi entro la fine del secolo. La felicità di una società non si misura soltanto con il PIL, si misura con il tempo libero, la salute, l’istruzione, la sicurezza economica e la qualità dell’ambiente in cui si vive. Una buona vita può richiedere meno consumo materiale e più servizi essenziali, meno estrazione e meno spreco.

Il rapporto indica una riduzione drastica dell’orario di lavoro, fino a circa 1.000 ore l’anno, l’equivalente di una settimana di due giorni e mezzo; chiede di spostare gli investimenti dai settori più pesanti, come industria e miniere, verso istruzione e sanità, attività che consumano molta meno energia e molti meno materiali; prevede anche una riduzione del consumo di carne rossa, tra i fattori legati alla deforestazione e alla distruzione degli ecosistemi.

Secondo il rapporto i redditi dell’89% della popolazione mondiale raddoppierebbero entro il 2100. La quota di ricchezza detenuta dai miliardari, oggi pari a circa il 6% della ricchezza globale, scenderebbe allo 0,05%. Il 50% più povero dell’umanità passerebbe invece dal 2% al 30% della ricchezza globale. Per finanziare questa trasformazione, il rapporto immagina un Fondo globale per la giustizia, alimentato da una forte tassazione dei patrimoni più grandi e da una nuova architettura finanziaria internazionale. Le risorse servirebbero a sostenere la transizione energetica, la sanità, l’istruzione e l’adattamento climatico, soprattutto nei Paesi del Sud globale.

Thomas Piketty, tra i coordinatori del progetto, sostiene che la strada attuale porta verso più combustibili fossili, più ricchezza concentrata, più rabbia sociale e più instabilità politica. Il rapporto usa una parola quasi dimenticata nell’economia contemporanea: “sufficienza”.  Significa vivere bene senza trasformare ogni bisogno in consumo e ogni consumo in distruzione.

Il rapporto mette insieme crisi climatica e disuguaglianza. Una transizione ecologica pagata dai lavoratori fallisce, una politica sociale che ignora i limiti del pianeta fallisce, lq giustizia climatica funziona quando diventa anche giustizia economica.

Un mondo vivibile dunque è possibile, serve decidere per chi vogliamo costruirlo, per l’umanità o per quello 0,001% che oggi concentra una quota enorme della ricchezza globale, parliamo di meno di 60.000 persone, una élite capace di possedere tre volte la ricchezza della metà più povera del pianeta, in cima a questa piramide ci sono nomi noti, Elon Musk, Larry Page, Larry Ellison, Sergey Brin, Jeff Bezos, Michael Dell, Mark Zuckerberg, Jensen Huang, Bernard Arnault e Warren Buffett.

Secondo il rapporto, la quota di ricchezza globale detenuta dai miliardari dovrebbe scendere dal 6% allo 0,05%, mentre il 50% più povero dell’umanità dovrebbe salire dal 2% al 30%. In mezzo c’è la scelta politica del secolo, lasciare che la crisi climatica venga pagata da chi ha meno, oppure usare la ricchezza accumulata in cima alla piramide per finanziare sanità, istruzione, transizione energetica e una vita più libera dal lavoro inutile.

A noi la scelta.

 

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