19

Oct
Facebook
Twitter
Instagram
YouTube
E-mail
EMAIL

 

[email protected]

Il Blog di Beppe Grillo Blog ufficiale di Beppe Grillo con articoli, approfondimenti ed opinioni
PER LA TUA PUBBLICITÀ

 

[email protected]

Menu   ≡ ╳
  • HOME
  • IO GRIDO
  • CERVELLI
  • TERRA FUTURA
  • COSE PREZIOSE
  • MOBILITA’
  • SALUTE
  • VIDEO
  • ARCHIVIO
    • 2005
    • 2006
    • 2007
    • 2008
    • 2009
    • 2010
    • 2011
    • 2012
    • 2013
    • 2014
    • 2015
    • 2016
  • CONTATTI
☰
Il Blog di Beppe Grillo
Home > TERRA FUTURA
1 view 6 min 0 Comment

L’intelligenza artificiale potrebbe imparare a replicarsi da sola

beppegrillo.it - Ottobre 19, 2026

Un’intelligenza artificiale capace di copiarsi autonomamente da un dispositivo all’altro, sfruttando televisori intelligenti, piccoli computer ed elettrodomestici connessi a Internet, potrebbe diventare una possibilità concreta entro pochi mesi. È quanto emerge da un rapporto pubblicato qualche giorno fa da Anthropic, l’azienda statunitense che sviluppa Claude, secondo cui i progressi dei modelli di intelligenza artificiale stanno rendendo sempre più realistica la possibilità che questi sistemi riescano a diffondersi attraverso reti di dispositivi elettronici senza dipendere dai grandi centri di calcolo utilizzati oggi per far funzionare le IA più avanzate.

Lo studio, firmato dai ricercatori William Zhou e Daniel Freeman, analizza i cosiddetti AI replicators, programmi dotati di intelligenza artificiale potenzialmente capaci di individuare nuovi dispositivi, trasferirvi una propria copia e continuare a propagarsi autonomamente. Il fenomeno ricorda quello dei virus informatici, ma con una differenza importante: mentre i malware tradizionali seguono procedure predisposte dai loro sviluppatori, un agente di intelligenza artificiale potrebbe analizzare ambienti sconosciuti, individuare possibili soluzioni e modificare le proprie strategie quando incontra un ostacolo.

Per verificare quanto questa prospettiva sia vicina alle capacità attuali, Anthropic ha condotto una serie di esperimenti controllati. In uno di questi, i ricercatori hanno utilizzato 15 piccoli dispositivi Android TV, apparecchi economici normalmente impiegati per collegare i televisori a Internet e accedere ai servizi di streaming. Distribuendo il lavoro tra i dispositivi, sono riusciti a far funzionare un modello di intelligenza artificiale da 26 miliardi di parametri, senza ricorrere a un grande centro di calcolo. Il sistema era però estremamente lento, producendo appena 0,39 token al secondo, una velocità molto inferiore a quella dei normali servizi di IA. L’esperimento dimostra che anche apparecchi relativamente semplici possono contribuire a far funzionare modelli complessi, purché lavorino insieme. La possibilità di distribuire il calcolo tra più dispositivi è particolarmente importante perché molti elettrodomestici intelligenti dispongono di memoria e potenza insufficienti per eseguire autonomamente un modello di grandi dimensioni. Un secondo esperimento ha esaminato la capacità di propagazione attraverso una rete virtuale di otto dispositivi. In questo caso, un modello più potente, GLM-5.2, ha coordinato il trasferimento e l’attivazione di un modello più piccolo, riuscendo a raggiungere tutti gli otto dispositivi in quattro prove su cinque. Il test è stato però condotto in condizioni semplificate, con accessi non protetti da autenticazione e utilizzando un’infrastruttura esterna per eseguire il modello più potente.

I risultati mostrano che diverse componenti necessarie all’autoreplicazione sono già tecnicamente realizzabili. Non dimostrano, tuttavia, che un piccolo modello di intelligenza artificiale sia oggi in grado di introdursi autonomamente in dispositivi domestici protetti, installarsi e continuare a diffondersi senza assistenza, ma secondo Anthropic, la situazione potrebbe cambiare rapidamente. I ricercatori hanno confrontato le capacità dei modelli più piccoli con quelle necessarie per completare autonomamente l’intero processo di replicazione. Se i progressi tecnologici continueranno ai ritmi osservati negli ultimi anni, un modello sufficientemente piccolo e capace potrebbe raggiungere questa soglia entro la fine del 2026.

Le implicazioni riguardano soprattutto la sicurezza informatica. Oggi molti sistemi avanzati di intelligenza artificiale dipendono da infrastrutture centralizzate, controllate dalle aziende che li sviluppano o li ospitano. Questo permette, almeno in linea di principio, di intervenire sui server, sospendere un servizio o interrompere l’accesso a un modello.

Un sistema capace di diffondersi su migliaia di dispositivi indipendenti sarebbe invece molto più difficile da controllare. Anche disattivando alcuni apparecchi, altre copie potrebbero continuare a funzionare e tentare di raggiungere nuovi dispositivi. La diffusione potrebbe avvenire gradualmente, nell’arco di giorni, attraverso reti domestiche, aziendali e altre infrastrutture connesse.

La ricerca richiama inoltre l’attenzione sull’enorme quantità di dispositivi elettronici collegati a Internet. Televisori, telecamere, router, sistemi di sorveglianza ed elettrodomestici intelligenti costituiscono una rete distribuita di apparecchi che spesso rimangono attivi per lunghi periodi e non sempre ricevono aggiornamenti di sicurezza regolari. Le vulnerabilità di questi sistemi sono già sfruttate da programmi malevoli tradizionali; l’eventuale comparsa di agenti di IA capaci di adattarsi autonomamente potrebbe aggiungere un ulteriore livello di complessità.

La ricerca non sostiene che sia già comparsa un’intelligenza artificiale fuori controllo. Il suo obiettivo è individuare in anticipo una possibile evoluzione delle minacce informatiche, prima che i progressi dei modelli rendano praticabile una forma di autoreplicazione completamente autonoma. La questione riguarda anche il futuro della sicurezza dell’intelligenza artificiale. Gran parte delle misure attuali si concentra sul comportamento dei modelli e sul controllo delle infrastrutture attraverso cui vengono distribuiti. La possibilità che un sistema possa copiare sé stesso su apparecchi appartenenti a milioni di persone richiederebbe invece strumenti capaci di individuare, contenere e interrompere la sua diffusione anche al di fuori dei grandi centri di calcolo. Per il momento si tratta di uno scenario sperimentale, ma i risultati mostrano quanto rapidamente stiano cambiando le capacità dei sistemi di intelligenza artificiale.

PREVIOUS

Un miliardo e 200 milioni di giovani ma solo 400 milioni di posti di lavoro
Related Post
Luglio 3, 2020
Perderemo tutta la foresta tropicale?
Ottobre 6, 2022
Il più grande sistema di accumulo di energia ad aria compressa
Ottobre 7, 2018
Pontevedra: la città senza auto
Gennaio 27, 2019
Robot camerieri comandati da persone con disabilità
Comments are closed.

TERRA FUTURA

Il Blog di Beppe Grillo
L’intelligenza artificiale potrebbe imparare a replicarsi da sola
Il Blog di Beppe Grillo
Un miliardo e 200 milioni di giovani ma solo 400 milioni di posti di lavoro
Il Blog di Beppe Grillo
Il pronto soccorso comincia nel quartiere
Il Blog di Beppe Grillo
In Cina arriva il maxi data center che si raffredda senza acqua
Il Blog di Beppe Grillo
Dall’obesità alla guerra nucleare: le 17 minacce alla salute dell’umanità entro il 2100
Il Blog di Beppe Grillo
Il primo social network esisteva già prima di Internet, e funziona ancora
Il Blog di Beppe Grillo
Il DNA è nell’aria: ora si possono identificare le persone anche senza impronte
Il Blog di Beppe Grillo

CONTATTI

Per inviare messaggi, comunicati stampa, segnalazioni, richieste di interviste, denunce o lettere aperte a Beppe Grillo: [email protected]

PUBBLICITA'

Per la tua pubblicità su questo Blog: [email protected]
  • HOMEPAGE
  • COOKIE POLICY
  • PRIVACY POLICY
  • CONTATTI
© Copyright 2026 - Il Blog di Beppe Grillo. All Rights Reserved - Powered by happygrafic.com