Un’intelligenza artificiale capace di copiarsi autonomamente da un dispositivo all’altro, sfruttando televisori intelligenti, piccoli computer ed elettrodomestici connessi a Internet, potrebbe diventare una possibilità concreta entro pochi mesi. È quanto emerge da un rapporto pubblicato qualche giorno fa da Anthropic, l’azienda statunitense che sviluppa Claude, secondo cui i progressi dei modelli di intelligenza artificiale stanno rendendo sempre più realistica la possibilità che questi sistemi riescano a diffondersi attraverso reti di dispositivi elettronici senza dipendere dai grandi centri di calcolo utilizzati oggi per far funzionare le IA più avanzate.
Lo studio, firmato dai ricercatori William Zhou e Daniel Freeman, analizza i cosiddetti AI replicators, programmi dotati di intelligenza artificiale potenzialmente capaci di individuare nuovi dispositivi, trasferirvi una propria copia e continuare a propagarsi autonomamente. Il fenomeno ricorda quello dei virus informatici, ma con una differenza importante: mentre i malware tradizionali seguono procedure predisposte dai loro sviluppatori, un agente di intelligenza artificiale potrebbe analizzare ambienti sconosciuti, individuare possibili soluzioni e modificare le proprie strategie quando incontra un ostacolo.
Per verificare quanto questa prospettiva sia vicina alle capacità attuali, Anthropic ha condotto una serie di esperimenti controllati. In uno di questi, i ricercatori hanno utilizzato 15 piccoli dispositivi Android TV, apparecchi economici normalmente impiegati per collegare i televisori a Internet e accedere ai servizi di streaming. Distribuendo il lavoro tra i dispositivi, sono riusciti a far funzionare un modello di intelligenza artificiale da 26 miliardi di parametri, senza ricorrere a un grande centro di calcolo. Il sistema era però estremamente lento, producendo appena 0,39 token al secondo, una velocità molto inferiore a quella dei normali servizi di IA. L’esperimento dimostra che anche apparecchi relativamente semplici possono contribuire a far funzionare modelli complessi, purché lavorino insieme. La possibilità di distribuire il calcolo tra più dispositivi è particolarmente importante perché molti elettrodomestici intelligenti dispongono di memoria e potenza insufficienti per eseguire autonomamente un modello di grandi dimensioni. Un secondo esperimento ha esaminato la capacità di propagazione attraverso una rete virtuale di otto dispositivi. In questo caso, un modello più potente, GLM-5.2, ha coordinato il trasferimento e l’attivazione di un modello più piccolo, riuscendo a raggiungere tutti gli otto dispositivi in quattro prove su cinque. Il test è stato però condotto in condizioni semplificate, con accessi non protetti da autenticazione e utilizzando un’infrastruttura esterna per eseguire il modello più potente.
I risultati mostrano che diverse componenti necessarie all’autoreplicazione sono già tecnicamente realizzabili. Non dimostrano, tuttavia, che un piccolo modello di intelligenza artificiale sia oggi in grado di introdursi autonomamente in dispositivi domestici protetti, installarsi e continuare a diffondersi senza assistenza, ma secondo Anthropic, la situazione potrebbe cambiare rapidamente. I ricercatori hanno confrontato le capacità dei modelli più piccoli con quelle necessarie per completare autonomamente l’intero processo di replicazione. Se i progressi tecnologici continueranno ai ritmi osservati negli ultimi anni, un modello sufficientemente piccolo e capace potrebbe raggiungere questa soglia entro la fine del 2026.
Le implicazioni riguardano soprattutto la sicurezza informatica. Oggi molti sistemi avanzati di intelligenza artificiale dipendono da infrastrutture centralizzate, controllate dalle aziende che li sviluppano o li ospitano. Questo permette, almeno in linea di principio, di intervenire sui server, sospendere un servizio o interrompere l’accesso a un modello.
Un sistema capace di diffondersi su migliaia di dispositivi indipendenti sarebbe invece molto più difficile da controllare. Anche disattivando alcuni apparecchi, altre copie potrebbero continuare a funzionare e tentare di raggiungere nuovi dispositivi. La diffusione potrebbe avvenire gradualmente, nell’arco di giorni, attraverso reti domestiche, aziendali e altre infrastrutture connesse.
La ricerca richiama inoltre l’attenzione sull’enorme quantità di dispositivi elettronici collegati a Internet. Televisori, telecamere, router, sistemi di sorveglianza ed elettrodomestici intelligenti costituiscono una rete distribuita di apparecchi che spesso rimangono attivi per lunghi periodi e non sempre ricevono aggiornamenti di sicurezza regolari. Le vulnerabilità di questi sistemi sono già sfruttate da programmi malevoli tradizionali; l’eventuale comparsa di agenti di IA capaci di adattarsi autonomamente potrebbe aggiungere un ulteriore livello di complessità.
La ricerca non sostiene che sia già comparsa un’intelligenza artificiale fuori controllo. Il suo obiettivo è individuare in anticipo una possibile evoluzione delle minacce informatiche, prima che i progressi dei modelli rendano praticabile una forma di autoreplicazione completamente autonoma. La questione riguarda anche il futuro della sicurezza dell’intelligenza artificiale. Gran parte delle misure attuali si concentra sul comportamento dei modelli e sul controllo delle infrastrutture attraverso cui vengono distribuiti. La possibilità che un sistema possa copiare sé stesso su apparecchi appartenenti a milioni di persone richiederebbe invece strumenti capaci di individuare, contenere e interrompere la sua diffusione anche al di fuori dei grandi centri di calcolo. Per il momento si tratta di uno scenario sperimentale, ma i risultati mostrano quanto rapidamente stiano cambiando le capacità dei sistemi di intelligenza artificiale.





