A prima vista l’economia globale appare sempre più squilibrata. Le fortune dei miliardari continuano a crescere, i prezzi degli asset hanno raggiunto livelli storicamente elevati e una parte consistente degli elettori nei paesi ricchi percepisce un peggioramento delle condizioni di vita. I dati internazionali sulla distribuzione dei consumi raccontano però una dinamica diversa e meno intuitiva. Nel XXI secolo la disuguaglianza globale tra paesi si è ridotta in modo significativo.
Un’analisi pubblicata a gennaio e basata su dati che coprono 194 paesi ed economie, compilati dal World Data Lab, mostra che il rapporto tra la spesa del 10% più ricco della popolazione mondiale e quella del 50% più povero si è più che dimezzato dal 2000. All’inizio del secolo il gruppo più ricco spendeva circa 40 volte più del gruppo più povero. Oggi il rapporto si avvicina a 18. Nello stesso periodo anche l’1% più ricco ha visto ridursi la propria quota di consumo sul totale globale.
Il motore principale di questo riequilibrio si trova nella crescita delle economie a basso e medio reddito. I paesi più poveri hanno registrato tassi di espansione superiori rispetto a molte economie avanzate e l’aumento dei redditi si è tradotto in un incremento diretto dei consumi. Il confronto tra Stati Uniti e India offre un esempio chiaro. Il rapporto tra la spesa media americana e quella indiana si è più che dimezzato negli ultimi venticinque anni, passando da oltre 16 a meno di 8. La convergenza tra paesi contribuisce quindi a ridurre la disuguaglianza globale anche quando all’interno delle singole nazioni la distribuzione resta tesa.
La fotografia interna ai paesi mostra infatti traiettorie diverse. In alcune economie avanzate la distanza tra fasce ricche e fasce popolari è aumentata alla fine del Novecento, mentre la disuguaglianza globale diminuiva. Nell’ultimo decennio il divario di consumo tra il 10% più ricco e il 50% più povero è cresciuto in Giappone, Danimarca, Islanda e Svezia. In altri paesi europei il trend recente indica invece una riduzione dei gap, segno di una ripresa relativa delle famiglie a basso reddito. Spagna e Grecia hanno registrato un recupero rapido, seguito da dinamiche simili in Gran Bretagna e Francia.
L’Italia si inserisce in questo quadro con una struttura interna caratterizzata da una forte concentrazione di reddito e ricchezza. Le stime più recenti indicano che il 10% dei percettori più ricchi riceve circa il 32% del reddito totale nazionale, mentre il 50% più povero si ferma intorno al 21%. La distribuzione patrimoniale risulta ancora più concentrata. Il 10% più ricco detiene circa il 56% della ricchezza complessiva del paese e l’1% più ricco possiede oltre il 22% del totale. I rapporti di Oxfam Italia evidenziano una crescita della quota detenuta dai segmenti più ricchi negli ultimi anni, insieme a una compressione relativa della ricchezza della metà più povera.
La lettura insieme dei dati globali e di quelli nazionali aiuta a capire che la disuguaglianza cambia a seconda della scala con cui la si osserva. Guardando il mondo nel suo complesso emerge un avvicinamento tra paesi, grazie alla crescita delle economie emergenti. Spostando lo sguardo dentro i singoli stati appaiono invece squilibri molto marcati, legati a come reddito e ricchezza vengono distribuiti. L’Italia rientra in questa seconda dinamica. La distanza tra paesi si riduce, mentre all’interno del paese la concentrazione di reddito e patrimoni resta elevata e incide direttamente sulla mobilità sociale, sulle opportunità e sulla percezione di sicurezza economica delle famiglie.





