Il carbone sta uscendo dalla produzione elettrica europea. Nel 2025 la sua quota è scesa al 9,2%, il livello più basso mai registrato. Nel 1990 forniva oltre un terzo dell’elettricità dell’Unione. Ma c’è un altro dato: nel primo trimestre del 2026 le emissioni dell’economia europea sono aumentate dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti.
Come è possibile? Secondo i nuovi “dati Eurostat” , nel 2025 il carbone fossile ha generato il 3,7% dell’elettricità europea e la lignite il 5,5%. Insieme sono scesi sotto il 10% per il secondo anno consecutivo. Trentacinque anni fa carbone fossile e lignite occupavano il secondo e il terzo posto tra le fonti elettriche dell’Unione. Da allora sono stati superati dal nucleare, dal gas, dall’idroelettrico, dall’eolico e infine dal solare. Anche i consumi hanno raggiunto nuovi minimi storici: 107 milioni di tonnellate per il carbone fossile e 184 milioni per la lignite.
Il carbone è il combustibile fossile che produce più anidride carbonica per unità di energia. La sua ritirata riduce le emissioni, l’inquinamento atmosferico e i danni sanitari associati alle centrali. Nel primo trimestre del 2026 l’economia europea ha prodotto 837 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, contro gli 835 milioni del trimestre precedente. Il PIL è rimasto fermo, mentre le emissioni sono cresciute. Il settore responsabile dell’incremento maggiore è stato quello della fornitura di elettricità, gas, vapore e aria condizionata, con un aumento del 4,8%. Le emissioni delle famiglie sono invece diminuite dell’1,3%, mentre manifattura e trasporti hanno registrato una riduzione dello 0,6%. Su 27 Paesi europei, 20 hanno aumentato le proprie emissioni rispetto al trimestre precedente. Soltanto 7 le hanno ridotte. Le diminuzioni più consistenti si sono verificate in Slovenia, Lussemburgo e Romania; gli aumenti maggiori in Estonia, Finlandia e Bulgaria. Il confronto annuale offre una fotografia più incoraggiante: rispetto al primo trimestre del 2025, le emissioni europee sono diminuite dell’1,2%, mentre il PIL è cresciuto dello 0,8%. La direzione di lungo periodo resta quindi positiva. Il dato trimestrale, però, mostra quanto il percorso possa ancora oscillare. L’Europa ha ridotto il carbone, ma continua a utilizzare grandi quantità di gas naturale. Quando aumenta la domanda di elettricità o cala la produzione di alcune fonti rinnovabili, le centrali a gas intervengono per garantire continuità al sistema. Il gas produce meno anidride carbonica del carbone durante la combustione, ma rimane un combustibile fossile. L’intera filiera comporta inoltre dispersioni di metano, un gas serra molto potente.
Nel frattempo cresce la fame di elettricità. Condizionatori, pompe di calore, automobili elettriche, industrie digitali e centri dati chiedono sempre più energia. Elettrificare trasporti, edifici e produzione rappresenta una parte essenziale della soluzione climatica, a condizione che l’elettricità aggiuntiva provenga da fonti a basse emissioni. Pannelli solari e turbine eoliche possono essere installati rapidamente. Le reti elettriche, i sistemi di accumulo e le autorizzazioni procedono più lentamente. Senza una rete capace di spostare l’energia tra territori e conservarla tra le diverse ore della giornata, una parte della nuova domanda continua a essere coperta dal gas.
L’Europa sta sostituendo il combustibile più sporco, mentre deve ancora costruire un sistema energetico capace di funzionare stabilmente con sole, vento, acqua, accumuli e altre fonti a basse emissioni.





