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Il cammello nella cruna del CO2

beppegrillo.it - Giugno 9, 2011

Se un cammello produce 45 kg di metano all’anno, l’equivalente di una tonnellata di biossido di carbonio, quanti cammelli servono per ottenere le emissioni di un’automobile che percorre 20.000 km all’anno? La risposta esatta è 4! Infatti un’automobile produce in media 4 tonnellate di biossido di carbonio all’anno.

Se un Paese elimina 4 cammelli può permettersi una nuova automobile oppure guadagnare 4 crediti da una tonnellata (i cosiddetti “carbon credit“) per inquinare o da vendere sul mercato mondiale delle emissioni. Uccidere cammelli serve per rispettare i protocolli di Kyoto. Sono un ecopass naturale con le gobbe. La società australiana Northwest Carbon ha lanciato un progetto di sterminio dei cammelli per ottenere “carbon credit” per le industrie locali che potranno inquinare di più. Il progetto è all’esame del parlamento australiano e prevede l’uccisione dei cammelli da elicotteri o da macchine attrezzate per il deserto. La loro carne sarà utilizzata come cibo per cani. Il direttore della Northwest valuta la morte di un cammello in termini economici “un beneficio per la riduzione di emissioni“. Il cammello non è consapevole di inquinare e produce escrementi senza curarsi del futuro del pianeta, ma non è l’unico a produrre enormi quantità di gas. La mucca lo segue a ruota con 35 kg di metano annui pari a 0,8 tonnellate di anidride carbonica. L’eliminazione di gran parte delle mucche del mondo darebbe una spinta formidabile alla produzione mondiale e allo sviluppo del PIL. Il problema però si riproporrebbe nel tempo. Lo sviluppo industriale infatti non conosce limiti. I Paesi più sovrappopolati saranno allora i più fortunati. Potranno permettersi una crescita a due e magari a tre cifre. “Ogni giorno il corpo umano produce 12-15 M di CO2 (288-360 litri) a riposo e fino a 50 M in intensa attività fisica” fonte Wikipedia.
Chi disporrà di qualche decina o centinaia di milioni di persone da abbattere dagli elicotteri o tramite bombardamenti mirati potrà incrementare il suo PIL a dismisura.

Fonti: Jeremy Woods, Imperial College Londra; The Financial Times

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