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Euro Fact Checking #fuoridalleuro

beppegrillo.it - Ottobre 27, 2014

Molti commenti richiedono delle precisazioni sui post dedicati all’uscita dall’euro. Da oggi ne vengono pubblicati periodicamente alcuni con le risposte.

1. Cosa sarebbe successo se non fossimo entrati nello SME?
I Paesi che fanno parte dell’Unione Europea e non hanno adottato l’euro sono cresciute di più
Non entrando nello SME e poi nell’Euro saremmo cresciuti di più. Prova ne sia il fatto che i migliori anni di crescita negli ultimi 20 anni si sono avuti dopo la temporanea uscita dallo SME nel 1992 quando svalutammo la Lira.

La crescita dei Paesi dell’eurozona (in blu) e dei Paesi UE che non hanno adottato l’euro (in rosso) dal 2007 al 2014 – fonte Eurostat

2. Perché calcolare la decrescita dal 1997 e non dal 2002 quando è entrato l’euro?
Perché dal 97 il cambio era già fisso e solo nel 2002 è entrata in circolo la moneta unica

3. Il problema primario per le aziende è la pressione fiscale non l’euro (questo è risultato dalle risposte del sondaggio sulle imprese).
Euro e imposizione fiscale sono strettamente correlati. Con l’euro lo Stato non può stampare moneta e quindi si può agire solo in due modi:
– Più tasse: diminuzione competitività con le imprese europee e internazionali. Imprese che falliscono, delocalizzano e crollo del PIL
– Più debito pubblico: quindi aumento debito e interessi crescenti a scapito degli investimenti

4. Sarebbe meglio far cambiare le regole europee e Trattati che uscire dall’euro.
La richiesta di rinegozionare i Trattati è parte del nostro programma per il parlamento europeo. La risposta del Parlamento Europeo è stata ignorare ogni nostra proposta e in seguito di non concederci nemmeno le cariche nelle Commissioni (presidenze e vicepresidenze) a cui avremmo avuto diritto come gruppo, creando un pericoloso precedente per la democraticità del Parlamento stesso che diventa di fatto un governissimo europeo tra destra e sinistra escludendo le altre voci. Se di Fiscal Compact e Eurobond non si può parlare è necessario riprenderci la nostra sovranità monetaria

5. Se dovremo chiedere agli altri di finanziarci il problema rimarrà.
L’Italia ha un avanzo primario positivo per cui l’unico motivo puo’ chiedere di essere finanziata è per pagare gli interessi sul debito pubblico esistente che sarebbe ridenominato nella nuova valuta e quindi i crediti dei Paesi esteri sarebbero svalutati del 30% circa nell’arco di un anno. Lo spread sarà tenuto sotto controllo dal fatto di avere la Banca d’Italia come prestatore di ultima istanza che quindi calmiererà i tassi. Inoltre con l’Italia che torna a crescere con la sua sovranità monetaria il mercato non avrà problemi a finanziare il nostro debito perché ciò che guida i rendimenti sui titoli pubblici è prima di tutto la sostenibilità del debito

6. La svalutazione della moneta è come fare una patrimoniale del 20%.
L’euro è stato svalutato del 10% rispetto al dollaro durante l’estate 2014, ma nessuno ha visto il suo patrimonio decurtato o la sua capacità di spesa limitata. Questo perchè se la moneta che si possiede è quella usata dove si vive il suo valore rispetto ad altre valute non è importante per la spesa corrente. L’unico caso di similitudine tra sovranità monetaria a patrimoniale è qualora il ritorno alla lira avesse forti impatti sull’inflazione che andassero ad erodere il potere d’acquisto. Questo non sarà il caso perché in Italia oggi soffriamo del problema opposto, la deflazione. Un po’ di inflazione non può che far bene alla sostenibilità del nostro debito pubblco.

7. Lo spread si impennerebbe e gli interessi sul debito aumenterebbero di molto.
Con la Banca d’Italia prestatore di ultima istanza i tassi sarebbero calmierati dalla Banca stessa che potrebbe in ogni momento decidere di comprare debito se i tassi aumentassero oltre una certa cifra.

8. L’uscita dall’euro corrisponde ad un default.
Default vuol dire non rispettare gli impegni presi per il debito. Il 94% del nostro debito pubblico è sotto legge italiana e quindi verrebbe ridefinito nella nuova valuta nazionale.

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