Negli anni ’90, l’Islanda si trovava ad affrontare una vera emergenza giovanile. Nel 1992, il 25% dei ragazzi tra i 15 e i 16 anni fumava ogni giorno, il 40% si era ubriacato nell’ultimo mese e il 17% aveva fatto uso di cannabis. Invece di lanciare l’ennesima campagna moralizzatrice o un progetto dall’impatto puramente simbolico, decisero di intervenire direttamente sul contesto di vita dei ragazzi. Nacque così Planet Youth, un programma nazionale che ha ridefinito l’approccio alle politiche giovanili, e i risultati sono oggi davanti agli occhi di tutti: l’Islanda registra alcuni dei tassi più bassi di consumo di sostanze stupefacenti tra gli adolescenti in Europa; nel 2016, solo il 5% dei giovani si ubriacava (contro il 42% del 1998), il 7% faceva uso di cannabis (dal 17% iniziale) e appena il 3% fumava sigarette (rispetto al 25% degli anni ’90). Il successo di questo modello si fonda su un lavoro capillare che tocca sport, cultura, tempo libero, dinamiche familiari, scuola e tessuto comunitario. L’intuizione alla base consiste nell’offrire ai giovani la possibilità di riempire le proprie giornate con attività che abbiano un senso, investendo sulle loro passioni piuttosto che limitarsi a gestire le emergenze quando si presentano.
E ora c’è chi vuole replicare questa esperienza in Italia, a partire dal territorio trentino.
Bruno Zucchelli, insegnante di educazione fisica con alle spalle 49 anni di carriera tra elementari, medie e superiori, oltre a una lunga esperienza nello sport giovanile sia a livello nazionale che locale, ha assistito in prima persona all’evoluzione di diverse generazioni di ragazzi, osservandone abitudini e fragilità. La sua convinzione, maturata sul campo, è che gli adolescenti hanno bisogno di spazi adeguati, proposte concrete, adulti che siano realmente presenti e una rete educativa che funzioni davvero non soltanto sulla carta. La situazione italiana presenta numeri preoccupanti: secondo i dati ESPAD 2024, il 76% degli studenti italiani ha fatto uso di alcol nell’ultimo anno, con il 64% che ha bevuto negli ultimi 12 mesi, una delle percentuali più alte dell’Unione Europea. Il 26% pratica il binge drinking, il 21% fa uso di cannabis e il 12% assume psicofarmaci senza prescrizione medica, con picchi del 16% tra le ragazze.
Nel luglio 2022 Zucchelli e un gruppo di collaboratori sono andati a Reykjavík per studiare Planet Youth direttamente con la commissione islandese; hanno ricevuto una formazione completa sul metodo, sui passaggi operativi, sulle indagini preliminari e sulle strategie di attuazione. Tornati in Trentino hanno iniziato a lavorare per adattare il progetto alla Comunità di Valle Alto Garda e Ledro, insieme a professionisti della salute, amministratori e volontari. L’iniziativa va ben oltre la dimensione sportiva e abbraccia musica, arte, attività creative, percorsi pensati per includere persone con disabilità e ogni altra forma di passione che possa offrire ai ragazzi un senso di identità e appartenenza. Il fulcro del progetto resta l’utilizzo costruttivo del tempo libero, con l’obiettivo di costruire ambienti che forniscano ai giovani strumenti solidi per crescere, prima ancora che si manifestino situazioni problematiche.
La proposta di Zucchelli mira a importare in Italia un progetto che ha già dimostrato di poter trasformare un’intera generazione, investendo sui giovani prima che finiscano per diventare l’ennesima statistica negativa, trasformando il loro tempo libero in un vero e proprio laboratorio di crescita personale.
Spesso le proposte più concrete nascono nelle palestre, nelle scuole, nei campi sportivi, ovunque ci siano adulti che guardano negli occhi i ragazzi quotidianamente, ed è esattamente da lì che nasce questo progetto.





