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Come i produttori di sigarette traggono profitto da chi smette di fumare

beppegrillo.it - Ottobre 29, 2025
DAL WEB –  ARTICOLO PUBBLICATO SU THE ECONOMIST

Cento dollari investiti nell’indice Nasdaq, all’inizio di gennaio 2024, oggi varrebbero 154 dollari. Se invece aveste comprato azioni di aziende americane del tabacco, avreste guadagnato ancora di più: 165 dollari. Il boom del prezzo delle azioni riflette, in parte, uno strano fenomeno economico. Negli ultimi anni il margine operativo su una sigaretta venduta negli Stati Uniti è salito da circa il 50% a circa il 60%. Quest’anno si prevede che i produttori di sigarette e sigari registreranno 22 miliardi di dollari di utile operativo nella più grande economia del mondo.

Non male per un’industria in declino. Nell’ultimo decennio il numero di fumatori adulti americani è diminuito di circa 20 milioni. Le sigarette vendute sono calate di oltre un terzo. E gli analisti del settore prevedono che il calo, nel prossimo decennio, sarà ancora più netto. Di solito, quando i clienti spariscono, un’industria soffre: basti pensare a Blockbuster o ai giornali locali. Come fa allora il tabacco a prosperare? In parte perché i produttori di sigarette conoscono bene le regole dell’economia. Sanno come funziona l’elasticità dei prezzi.

Quando fumavano molte persone, esistevano molti consumatori “elastici al prezzo”, cioè sensibili agli aumenti del costo di una sigaretta. Ma con l’aumentare di chi ha smesso, sono rimasti solo i fumatori più accaniti. Le aziende hanno risposto alzando i prezzi a un ritmo sempre più sostenuto. Col tempo, la nostra analisi dei dati ufficiali mostra che l’inflazione dei prezzi del tabacco negli Stati Uniti ha superato quella generale. Nel 2017 il prezzo di un pacchetto di Marlboro è aumentato solo di poco più dell’inflazione complessiva (2,9% contro 2,1%). L’anno scorso l’inflazione generale è stata del 3%, ma i prezzi delle Marlboro sono cresciuti di oltre il 7%.

Le aziende sanno esattamente cosa stanno facendo. “Possiamo continuare a usare i prezzi per compensare il calo dei volumi”, afferma Imperial Brands, che produce di tutto, dalle sigarette Davidoff alle cartine Rizla. Philip Morris International parla della “resilienza del nostro modello a combustione”. Nelle sue ultime relazioni, British American Tobacco, celebre per le Lucky Strike, ha dichiarato che negli Stati Uniti “il rapporto prezzo/mix ha più che compensato la diminuzione dei volumi”. I produttori non potranno ripetere questo trucco all’infinito: prima o poi anche i fumatori più incalliti moriranno, smetteranno o passeranno alle sigarette del mercato nero. Per ora, però, le prospettive del settore restano rosee quanto una nuvola di fumo Davidoff.

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