“Cosa succederebbe se tutti gli scarafaggi si unissero?” Sono bastate queste parole, pubblicate su X il 16 maggio, per accendere una delle più grandi proteste giovanili che Narendra Modi abbia dovuto affrontare da quando è al potere. A scriverle è stato Abhijeet Dipke, trentenne indiano trasferitosi negli Stati Uniti per studiare pubbliche relazioni. Il suo post rispondeva alle dichiarazioni del giudice della Corte suprema Surya Kant, che durante un’udienza avrebbe paragonato a “scarafaggi” e “parassiti” alcuni giovani disoccupati e critici delle istituzioni. La frase provocò indignazione e lo studente Abhijeet Dipke pubblicò su X la domanda: “Cosa succederebbe se tutti gli scarafaggi si unissero?”
Da quell’insulto è nato il Cockroach Janta Party, il “Partito popolare degli scarafaggi”, una parodia del Bharatiya Janata Party, il BJP di Modi; nato come provocazione sui social, il CJP è diventato in poche settimane il punto di raccolta della rabbia di studenti, laureati e giovani lavoratori.
Al centro della protesta ci sono le irregolarità nei concorsi e negli esami pubblici. In India queste prove rappresentano spesso l’unica possibilità di accedere all’università, trovare un impiego pubblico o costruirsi una vita più stabile. La miccia più recente è stata la fuga delle domande del NEET, il test nazionale per l’ingresso nelle facoltà di medicina, che ha coinvolto circa due milioni di candidati; l’esame è stato annullato, cancellando in poche ore mesi o anni di preparazione. Per molti giovani indiani ripetere una prova è un problema non da poco, le famiglie spendono cifre esorbitanti per corsi, spostamenti, libri etc…e migliaia di ragazzi tentano più volte gli stessi concorsi, mentre il numero dei candidati cresce molto più rapidamente dei posti disponibili. La protesta contro gli esami truccati ha così incontrato un disagio più ampio, disoccupazione, lavoro precario, titoli di studio che perdono valore e una crescita economica incapace di offrire opportunità adeguate a una popolazione giovanissima. Il movimento ha scelto quindi di trasformare l’offesa in un simbolo, i partecipanti hanno indossato maschere da scarafaggio, portato libri e rose alle manifestazioni e riempito i social di meme, video o immagini realizzati con l’ia e parodie dei messaggi del governo. La comunicazione è ironica, spesso irriverente e lontana dal linguaggio dei partiti tradizionali ma le richieste dei giovani sono assai concrete, chiedono esami trasparenti, responsabilità politica e dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan.
Le prime manifestazioni si sono svolte a giugno a Jantar Mantar, il luogo simbolo delle proteste di Nuova Delhi; alla mobilitazione hanno partecipato studenti provenienti da diverse regioni del Paese, insieme a genitori, professionisti e attivisti. Il 20 luglio decine di migliaia di persone hanno tentato di marciare verso il Parlamento. La polizia aveva vietato il corteo e bloccato le strade, quando una parte della folla ha cercato di superare le barricate, gli agenti hanno usato lacrimogeni e manganelli. Le autorità hanno riferito di essere state attaccate da alcuni dimostranti; gli organizzatori hanno denunciato un intervento violento contro una protesta pacifica.
La prima risposta è così arrivata il 25 luglio 2026, si è dimesso Dharmendra Pradhan, ministro dell’Istruzione. È il primo ministro di alto livello, nei dodici anni di governo di Modi, a essere costretto alle dimissioni dalla pressione di un movimento di protesta di massa. La sua uscita rappresenta una vittoria evidente per il Cockroach Janta Party. Il governo ha inoltre accettato di intervenire sul sistema degli esami, ha istituito un gruppo di lavoro guidato da Nandan Nilekani e ha presentato nuove misure per inasprire le pene contro fughe di domande e frodi. Il CJP avrebbe potuto considerare conclusa la mobilitazione, ha invece accusato il governo di non aver rispettato pienamente gli accordi raggiunti. Secondo il movimento, numerosi manifestanti sarebbero ancora detenuti o sottoposti a procedimenti giudiziari, alcuni dei quali per reati che rendono difficile ottenere la libertà su cauzione. Dipke ha chiesto a Modi se il suo invito pubblico alla comprensione degli studenti sarà seguito dal ritiro concreto delle accuse. I leader del CJP chiedono ora la liberazione degli arrestati, il ritiro dei procedimenti e l’attuazione totale delle riforme promesse. Il movimento sta anche preparando una rete nazionale per controllare l’operato del governo e organizzare nuove iniziative dal basso.
Negli anni del governo Modi, il BJP ha costruito gran parte della propria forza politica attorno al nazionalismo indù. Le tensioni religiose e la discriminazione nei confronti dei musulmani hanno contribuito a dividere la società e il confronto politico.
La crisi degli esami attraversa però queste divisioni. Uno studente indù del nord dell’India e uno studente musulmano del sud perdono entrambi anni di preparazione quando una prova viene annullata. Entrambi devono affrontare lo stesso mercato del lavoro e lo stesso sistema di selezione. È proprio questa esperienza condivisa a rendere il movimento difficile da contenere attraverso le tradizionali contrapposizioni religiose. Gli “scarafaggi” si riconoscono prima di tutto nella condizione di giovani istruiti ai quali era stato promesso un futuro che continua a essere rinviato. Il CJP ha incrinato anche la paura che per anni ha accompagnato il dissenso pubblico in India. I manifestanti hanno scoperto che la pressione può ottenere risultati e che persino un governo abituato a controllare la narrazione può essere costretto a cedere. La loro forza deriva anche dall’uso dei social. Video brevi, meme e immagini sarcastiche reagiscono in tempo reale alle dichiarazioni dei politici e dei mezzi di informazione vicini al governo. Modi, che ha costruito una parte importante del proprio consenso sulla capacità di dominare la comunicazione, si trova ora davanti a una generazione che conosce gli stessi strumenti e li utilizza contro il potere.
Resta da capire se il Cockroach Janta Party riuscirà a trasformarsi in una forza politica stabile o se resterà un movimento di protesta, ma ha già ottenuto qualcosa che sembrava impossibile, ha costretto il governo a cedere, provocato la caduta di un ministro e restituito a milioni di giovani la consapevolezza della propria forza.
Gli scarafaggi vivono in basso, vicino alla terra, dove il potere guarda raramente… Ma proprio da lì vedono le crepe dei palazzi prima di tutti gli altri… Scarafaggi sono tutti quelli che vengono considerati piccoli, fastidiosi, sostituibili, gli scarafaggi li puoi insultare, disperdere e schiacciare uno alla volta, quando però si riconoscono e si muovono insieme, ciò che sembrava disperso diventa una comunità, e ciò che taceva comincia a parlare e il pavimento sotto il potere inizia a tremare. È così che nascono i movimenti dal basso, in silenzio, e arrivano in alto quando nessuno se li aspetta. Ed è così che, qualche volta, ricomincia la democrazia.





