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La macchina più importante del mondo è al centro della guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina

beppegrillo.it - Luglio 19, 2026
di Isaac J.P. Barrow 

Una macchina grande quanto un autobus, dal costo circa di 400 milioni di dollari, è diventata uno degli oggetti più contesi del pianeta. Si chiama EUV, acronimo di Extreme Ultraviolet Lithography, litografia a ultravioletti estremi, e serve a produrre i microchip più avanzati, compresi quelli necessari ai grandi modelli di intelligenza artificiale. A costruirla è una sola azienda al mondo, ASML, società olandese con sede a Veldhoven. Questo monopolio tecnologico ha trasformato i Paesi Bassi in uno dei principali snodi della competizione tra Stati Uniti e Cina.

Secondo quanto raccontato in un interessante editoriale su The Economist, il segretario al Commercio americano Howard Lutnick avrebbe espresso il sospetto che una macchina EUV, o parti direttamente collegate a questa tecnologia, siano riuscite ad arrivare in Cina malgrado i controlli sulle esportazioni. ASML respinge l’accusa e afferma di conoscere la posizione di tutte le apparecchiature EUV prodotte. La controversia riguarda però una questione più ampia, ovvero il controllo della tecnologia necessaria a costruire i chip dell’intelligenza artificiale.

Una stampante per circuiti invisibili

Per comprendere l’importanza delle macchine EUV bisogna partire dal modo in cui viene costruito un microchip. Un processore contiene miliardi di transistor, minuscoli interruttori elettronici che elaborano le informazioni; vengono disegnati sopra sottili dischi di silicio chiamati wafer attraverso un processo detto fotolitografia. Il principio ricorda quello di un proiettore, una sorgente luminosa attraversa una maschera contenente il disegno del circuito e lo riproduce sulla superficie del wafer. L’operazione viene ripetuta strato dopo strato, fino a formare l’architettura completa del chip. La dimensione dei dettagli stampati dipende anche dalla lunghezza d’onda della luce impiegata. La tecnologia EUV utilizza una lunghezza d’onda di appena 13,5 nanometri, oltre 14 volte più corta rispetto a quella dei principali sistemi DUV, cioè a ultravioletti profondi. Per produrre questa luce, potenti impulsi laser colpiscono decine di migliaia di minuscole gocce di stagno fuso ogni secondo. Lo stagno si trasforma in plasma e genera la radiazione EUV, che viene raccolta e guidata attraverso specchi di altissima precisione. La radiazione EUV viene assorbita dall’aria e da quasi tutti i materiali. L’intero procedimento deve quindi avvenire nel vuoto. Il movimento del wafer e l’allineamento degli specchi richiedono una precisione vicina alla scala atomica. ASML utilizza i sistemi EUV per stampare gli strati più complessi dei chip. Le parti meno sofisticate possono continuare a essere prodotte con macchine DUV.

Il monopolio di ASML

ASML è l’unica azienda capace di produrre commercialmente macchine EUV, e questo primato deriva da decenni di ricerca e dalla collaborazione con una rete internazionale di fornitori altamente specializzati. Gli specchi più avanzati vengono realizzati dalla tedesca Zeiss, mentre altre tecnologie essenziali provengono dagli Stati Uniti. ASML integra migliaia di componenti in un sistema che deve funzionare ininterrottamente all’interno delle fabbriche di semiconduttori. La macchina rappresenta quindi il risultato di un ecosistema industriale difficilmente riproducibile da una singola azienda o da un solo Paese. I principali clienti delle apparecchiature EUV sono la taiwanese TSMC, la sudcoreana Samsung e l’americana Intel. Le loro fabbriche producono alcuni dei processori più avanzati progettati da società come Nvidia e Apple. La disponibilità delle macchine EUV consente di fabbricare chip più potenti ed efficienti. Chi resta escluso deve ricorrere a tecnologie precedenti, con maggiori costi e una percentuale più alta di difetti.

Il blocco delle esportazioni verso la Cina

Dal 2019 gli Stati Uniti esercitano pressioni sul governo olandese affinché impedisca la vendita delle macchine EUV alla Cina. Washington considera questi impianti una tecnologia strategica, perché permettono di produrre processori destinati all’intelligenza artificiale, ai supercomputer e ai sistemi militari. ASML, essendo un’azienda olandese, dipende formalmente dalle licenze concesse dal governo dei Paesi Bassi. La presenza di componenti e brevetti americani offre però a Washington un notevole potere di condizionamento. Le restrizioni sono state progressivamente estese anche ad alcune delle macchine DUV più avanzate, pur lasciando aperta una parte consistente del mercato cinese. Nel 2025 l’attività DUV di ASML in Cina è rimasta più forte del previsto, secondo il rapporto annuale della società. È proprio qui che nasce il nuovo conflitto. Secondo The Economist, Howard Lutnick avrebbe comunicato ad ASML il timore che una macchina EUV possa essere arrivata in Cina. L’azienda sostiene di sapere esattamente dove si trovano tutti i 340 sistemi EUV prodotti, compresi quelli dismessi, e afferma che nessuno è presente sul territorio cinese. Una macchina simile pesa circa 180 tonnellate, viene trasportata in decine di container e richiede tecnici specializzati per essere installata, calibrata e mantenuta. ASML controlla inoltre da remoto il funzionamento dei propri impianti. Il trasferimento clandestino di un sistema completo apparirebbe quindi estremamente difficile. L’azienda ha dichiarato di non avere mai inviato in Cina macchine EUV, né componenti specificamente progettati per essere utilizzati al loro interno. Secondo l’articolo, le autorità americane non avrebbero ancora fornito ad ASML prove concrete a sostegno dell’accusa. Reuters aveva già riferito nel giugno 2026 che ASML negava di avere venduto alla Cina una macchina EUV, mentre negli Stati Uniti circolavano preoccupazioni sulla possibile acquisizione della tecnologia da parte cinese.

Il sospetto sui componenti

Molti esperti del settore considerano improbabile che un intero sistema EUV sia stato trasportato segretamente in Cina. Il sospetto potrebbe riguardare componenti, moduli, apparecchiature di seconda mano o conoscenze tecniche trasferite attraverso fornitori e intermediari. Una macchina EUV contiene oltre centomila componenti, alcuni dei quali vengono realizzati da aziende esterne ad ASML. Il controllo dell’intera catena di fornitura diventa quindi molto complesso. Esiste poi il problema delle competenze. Ingegneri che hanno lavorato per ASML possono essere assunti da aziende o istituti di ricerca cinesi. L’azienda può imporre accordi di riservatezza e difendere i propri segreti industriali in tribunale, ma resta difficile impedire la circolazione internazionale delle conoscenze accumulate dai singoli tecnici. La storia della tecnologia mostra che idee, progetti e competenze riescono spesso a superare i confini politici. The Economist ricorda il caso dello scienziato pakistano Abdul Qadeer Khan, che negli anni Settanta lavorò nei Paesi Bassi e sottrasse informazioni fondamentali per avviare il programma nucleare del Pakistan. Il paragone suggerisce la domanda che attraversa l’intero approfondimente del The Economist: la tecnologia olandese potrebbe ancora una volta contribuire a modificare gli equilibri mondiali?

Il prototipo cinese costruito a Shenzhen

La questione è diventata ancora più delicata nel dicembre 2025, quando Reuters ha rivelato che un gruppo di ricercatori cinesi avrebbe realizzato un prototipo di macchina EUV in un laboratorio ad alta sicurezza di Shenzhen. Il progetto avrebbe coinvolto ex ingegneri di ASML e sarebbe parte di uno sforzo nazionale collegato a Huawei. La macchina sarebbe riuscita a generare luce EUV, senza però produrre chip funzionanti. Generare la radiazione rappresenta soltanto una parte del problema. Per fabbricare processori commerciabili occorre controllare contemporaneamente la sorgente luminosa e il movimento del wafer, mantenendo un livello di precisione estremo durante tutto il processo. Un prototipo può dimostrare che il principio fisico funziona. Una macchina industriale deve invece produrre migliaia di wafer in modo continuo e affidabile, mantenendo una percentuale elevata di chip privi di difetti. Il governo cinese avrebbe fissato l’obiettivo di ottenere chip funzionanti entro il 2028. Molti esperti ritengono questa scadenza poco realistica e prevedono tempi più lunghi. Riconoscono però che la Cina sta avanzando più velocemente del previsto.

La strada alternativa delle macchine DUV

La Cina potrebbe ridurre il proprio svantaggio anche prima di completare una macchina EUV nazionale. La strategia consiste nell’utilizzare in modo sempre più sofisticato le apparecchiature DUV già presenti nelle fabbriche cinesi. Le macchine DUV utilizzano una luce con una lunghezza d’onda maggiore e producono normalmente circuiti meno piccoli. Attraverso una tecnica chiamata multi-patterning, lo stesso strato viene però esposto più volte, dividendo il disegno del circuito in passaggi successivi. Il procedimento può essere paragonato a un’immagine troppo complessa per una singola stampa, scomposta in diverse parti sovrapposte. Aziende cinesi come SMIC e Huawei hanno spinto questa tecnica fino a produrre chip inferiori ai sette nanometri, vicini alla frontiera tecnologica del settore. In passato, processori di questa classe venivano realizzati soprattutto attraverso macchine EUV. Il multi-patterning richiede più passaggi e aumenta il rischio di errori. La produzione risulta più lenta e costosa rispetto all’EUV. Con forti investimenti pubblici e una grande domanda interna, questa tecnica potrebbe comunque permettere alla Cina di realizzare milioni di chip avanzati.

Il blocco tecnologico occidentale rischia così di accelerare gli investimenti cinesi nell’autosufficienza.

Il MATCH Act e la pressione americana

Nell’aprile 2026 è stato presentato negli Stati Uniti il MATCH Act, una proposta sostenuta da esponenti di entrambi i partiti. La legge punta ad allineare le restrizioni applicate dai Paesi che producono apparecchiature per semiconduttori. Colpirebbe in particolare le macchine DUV a immersione e potrebbe limitare la fornitura di assistenza e aggiornamenti alle apparecchiature già installate in Cina. La proposta consentirebbe inoltre di ampliare l’applicazione della Foreign Direct Product Rule. Questa norma permette agli Stati Uniti di imporre i propri controlli anche a prodotti fabbricati all’estero quando vengono utilizzate tecnologie di origine americana. Le conseguenze per ASML potrebbero essere enormi. Pur essendo europea, l’azienda utilizza componenti e tecnologie provenienti dagli Stati Uniti. Washington potrebbe quindi obbligarla a rispettare le regole americane, minacciando sanzioni e limitazioni commerciali. Secondo Gregory Allen, già responsabile della strategia presso il Joint Artificial Intelligence Center del Pentagono, la posta in gioco per la sicurezza nazionale giustifica un divieto legale, anziché semplici richieste rivolte alle aziende.

La resistenza dei Paesi Bassi

Il governo olandese condivide una parte delle preoccupazioni occidentali sulla sicurezza, ma rivendica il diritto di decidere quali tecnologie possano essere esportate dalle aziende nazionali. Sjoerd Sjoerdsma ha espresso contrarietà all’applicazione extraterritoriale delle leggi americane. Secondo il ministro, ogni Paese dovrebbe valutare autonomamente il rapporto tra interessi industriali e rischi per la sicurezza. I Paesi Bassi temono che restrizioni troppo ampie possano danneggiare ASML e ridurre le risorse destinate alla ricerca. Una chiusura del mercato occidentale potrebbe inoltre spingere la Cina a sviluppare ancora più rapidamente una filiera indipendente. Alcuni esponenti europei sospettano anche che gli Stati Uniti vogliano attirare sul proprio territorio una quota maggiore della produzione di semiconduttori, indebolendo le aziende europee. The Economist evidenzia una contraddizione della politica americana. Washington chiede ai Paesi Bassi di restringere le esportazioni delle vecchie macchine DUV, mentre ha autorizzato la vendita alla Cina dei processori Nvidia H200, prodotti grazie ad alcune delle macchine EUV più avanzate. Gli Stati Uniti limitano quindi le apparecchiature europee utilizzate per fabbricare i chip e, allo stesso tempo, consentono a un’azienda americana di vendere alla Cina alcuni processori per l’intelligenza artificiale.

Pax Silica, l’alleanza delle filiere tecnologiche

Accanto ai controlli sulle esportazioni, gli Stati Uniti stanno costruendo una rete internazionale chiamata Pax Silica. Nel giugno 2026 anche i Paesi Bassi e l’Unione europea hanno aderito all’alleanza, che punta a rendere più sicure le catene di approvvigionamento tecnologiche. Secondo The Economist, i firmatari sono arrivati a 24. Pax Silica potrebbe facilitare la condivisione di tecnologie tra Paesi alleati e favorire regole comuni sulle esportazioni. Potrebbe però contribuire anche alla divisione del mercato mondiale in due filiere contrapposte, una occidentale e una cinese.

Il rischio delle ritorsioni cinesi

Per i Paesi Bassi, la Cina resta un mercato fondamentale. Una chiusura delle esportazioni potrebbe provocare ritorsioni contro ASML e altre imprese europee. Pechino ha introdotto norme che le consentono di sanzionare le società straniere che applicano restrizioni considerate illegittime. Il governo cinese può inoltre intervenire sugli scambi commerciali e sull’accesso a risorse strategiche. I Paesi Bassi hanno già sperimentato una reazione di questo tipo con Nexperia, azienda olandese di proprietà cinese. Nel settembre 2025 il governo olandese ne ha assunto il controllo per impedire il trasferimento delle attività in Cina. Pechino ha risposto bloccando le esportazioni cinesi di Nexperia, con pesanti conseguenze per le industrie automobilistiche europee e giapponesi. L’Europa si trova così tra la dipendenza strategica dagli Stati Uniti e i profondi rapporti industriali con la Cina. ASML rappresenta perfettamente questo equilibrio. Le sue macchine vengono progettate nei Paesi Bassi, integrano tecnologie sviluppate in diversi Paesi e lavorano soprattutto nelle grandi fabbriche asiatiche.

Il vero campo di battaglia dell’intelligenza artificiale

La competizione sull’intelligenza artificiale viene raccontata soprattutto attraverso i chatbot e i nuovi modelli digitali. Alla base di questi sistemi esiste però una struttura industriale concreta. I modelli più avanzati richiedono enormi quantità di processori. La capacità di produrli determina la velocità con cui un Paese può sviluppare nuovi sistemi di intelligenza artificiale. Le macchine EUV costituiscono uno dei principali colli di bottiglia di questa filiera. Per questo ASML, un’azienda poco conosciuta dal grande pubblico, ha assunto un’importanza strategica paragonabile a quella delle grandi compagnie energetiche.

L’accusa secondo cui una macchina EUV sarebbe arrivata in Cina potrebbe esaurirsi qualora gli Stati Uniti evitassero di presentare prove. La battaglia intorno alla tecnologia di ASML proseguirà comunque. La Cina continuerà a sviluppare una propria macchina EUV e a migliorare l’impiego dei sistemi DUV. Gli Stati Uniti cercheranno di estendere i controlli, mentre i Paesi Bassi proveranno a difendere il proprio campione industriale.

Al centro dello scontro resta una macchina capace di trasformare la luce generata da gocce di stagno fuso in miliardi di transistor. Da questo enorme congegno dipende una parte crescente del potere tecnologico mondiale.

Traduzione dall’ inglese di Igor G. Cantalini

 

 

L’AUTORE

Isaac J.P. Barrow – Professore sociologo specializzato in dinamiche sociali globali. Tutta la sua carriera si è concentrata su globalizzazione e tecnologie digitali. Ha svolto ricerche in vari paesi ed è autore di studi su identità culturali e disuguaglianze. Ha collaborato con organizzazioni internazionali ed è considerato un esperto di politiche sociali ed inclusione.

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