Il lavoro sta entrando in una stagione nerissima. Questa settimana Microsoft ha annunciato circa 4.800 tagli, Allianz Partners fino a 1.800 legati all’AI, mentre Volkswagen ha discusso una ristrutturazione che potrebbe arrivare fino a 100.000 posti a rischio, ma il piano è stato bloccato dai rappresentanti dei lavoratori. Sempre nel contesto europeo ci sono anche Renault, con 800 posti nell’ingegneria in Francia entro il 2027, BMW, che prevede una possibile riduzione fino al 5% della forza lavoro, pari a circa 7.700 posti, Bosch con 13.000 tagli annunciati, Heineken fino a 6.000 e ABN Amro con 5.200 posti entro il 2028. Nel settore europeo della componentistica auto, l’associazione CLEPA parla di 104.000 tagli annunciati tra 2024 e 2025.
Il fenomeno era già emerso nei mesi scorsi, a fine febbraio Block (società fondata da Jack Dorsey già fondatore di Twitter) ha annunciato oltre 4.000 tagli, collegandoli esplicitamente agli strumenti di intelligenza artificiale, mentre a maggio Cloudflare ha comunicato più di 1.100 tagli, circa il 20% della forza lavoro, dopo un trimestre di ricavi record. Per l’amministratore delegato Matthew Prince certi ruoli “non sono i ruoli di cui le aziende avranno bisogno nel futuro”.
Gli esperti dicono che le cause cambiano da azienda ad azienda: nel digitale pesa la corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale; nell’auto europea incidono la transizione elettrica, la concorrenza cinese e la necessità di ridurre la capacità produttiva; nelle banche e nei servizi continua la spinta all’automazione dei processi.
La parola più ricorrente nei comunicati aziendali è “efficienza”, ovvero riduzione dei costi, o un modo gentile per sottintendere una semplice sostituzione di alcune mansioni con software e sistemi automatizzati. Il caso emblematico di Volkswagen e dell’auto europea mostra la dimensione del problema, secondo l’associazione europea dei fornitori automotive, tra il 2024 e il 2025 il settore della componentistica ha annunciato 104.000 tagli, una crisi che riguarda anche l’intera catena industriale collegata ai grandi marchi. La nuova fase del lavoro procede quindi su due piani, da una parte crescono gli investimenti in intelligenza artificiale, software e automazione, mentre dall’altra aumentano le “riorganizzazioni” e la riduzione degli organici.
Ecco perché un reddito di base universale, o un dividendo, è una delle risposte più concrete a un futuro in cui milioni di persone vedono già oggi il proprio lavoro diventare sostituibile. Il progresso doveva liberarci dal lavoro…alcune aziende hanno capito solo la prima metà della frase.





