di Marco Bella
Fa caldo. E farà ancora più caldo, perché questa sarà una delle estati più fresche dei prossimi anni. In questo contesto, avere impianti che generano altro calore non sembra affatto una buona idea. Eppure, c’è chi vagheggia di “impianti di teleriscaldamento” non solo per gli inceneritori/termovalorizzatori, ma addirittura per le centrali nucleari. Cioè, sta pensando di generare ulteriore calore.
Nella sua audizione al Senato per il DDL 2669, il prof. Parisi ha spiegato che in Italia l’energia consumata è sì, energia elettrica (il 22% al momento) ma soprattutto fonti fossili in altri settori (trasporti, climatizzazione edifici etc.), quindi, spendere miliardi su miliardi per avere tra svariati decenni un ipotetico 20% di energia elettrica da nucleare avrebbe poco senso. Precisazione: la quota di energia elettrica sul totale dei consumi salirà, ma in qualsiasi caso l’eventuale nucleare sarà comunque marginale.
Che cosa ha sostenuto qualcuno su certi giornali? Che dal nucleare si potrebbe ottenere anche “calore utile” e sfruttarlo anche tramite “il teleriscaldamento”, quindi, la quota di energia prodotta non sarebbe poi così marginale.
Vediamo perché invocare il teleriscaldamento è, per il nucleare in Italia, senza senso, e lo stesso argomento è sfruttato in modo propagandistico per giustificare alcuni impianti di incenerimento dei rifiuti, tipo quello progettato a Roma.
Diciamo chiaramente che in alcuni contesti il teleriscaldamento è una realtà industriale ed è utile, perché si sfrutta il calore prodotto in impianti che lo generano per riscaldare gli edifici. Inoltre, lo stesso impianto di teleriscaldamento serve anche per il raffreddamento di altri, come accade ad esempio per l’impianto di incenerimento dei rifiuti a Copenhagen.
Il punto è che questa tecnologia per funzionare bene richiede due condizioni:
1) l’impianto che produce calore deve essere in ragionevole prossimità rispetto a chi poi lo utilizza, visto che si devono mettere in opera le tubazioni;
2) il calore deve poi effettivamente essere utilmente impiegato per riscaldare le case, come in Danimarca, dove il riscaldamento è acceso da settembre a giugno
Per l’inceneritore/termovalorizzatore di Roma, queste due condizioni non ci sono. Infatti, Santa Palomba rappresenta l’estremo lembo del comune di Roma, e il tanto decantato “impianto di teleriscaldamento” avrà la potenza di un misero MW. Un solo Megawatt!
Questo impianto ancillare di potenza così ridotta, (al pari di quello per la cattura di meno dello 0.1% della CO2 prodotta) saranno costruiti perché effettivamente servono, oppure solo per giustificare le improvvide dichiarazioni propagandistiche di qualche esponente politico?
Roma, a differenza di Copenhagen è caldissima. Quindi, per buona parte dell’anno non solo il calore non servirà a nulla, ma rappresenterà un’ulteriore criticità. Come spiegato prima, a Copenhagen l’impianto di teleriscaldamento serve anche a raffreddare quello di incenerimento, ma questo non è fattibile per quello di Roma e infatti non avverrà. Conosco bene la Danimarca perché ci ho fatto ricerca per circa tre anni. Attenzione a portare soluzioni che funzionano altrove e riproporle inalterate in contesti totalmente diversi!
Infatti, sarà necessario prendere tanta acqua (dal lago Albano, che è già in sofferenza cronica?) per raffreddare il termocoso. Il fatto che nei progetti non sia indicato in modo chiaro dove prendere l’acqua per l’inceneritore di Roma è un GRANDE problema che si è deciso volutamente di non affrontare.
Per quanto riguarda il nucleare poi, il teleriscaldamento è ancora più propaganda e illusione dei cittadini. Infatti, per loro natura le centrali nucleari devono essere costruite lontano dagli insediamenti umani. Ammesso si facciano per davvero le centrali in Italia (spoiler: non c’è nessuna reale volontà politica), queste saranno inevitabilmente lontani dai centri abitati.
Come al solito, vi invito a ragionare con la vostra testa: cercate voi quanti degli oltre 700 reattori mai costruiti e in costruzione nel mondo hanno una “rete di teleriscaldamento” e soprattutto in quali zone climatiche sono.
Che cosa dicono continuamente i nuclearisti contro le rinnovabili? Parlano dei costi di adeguare le reti di trasmissione, che ci sarebbero in ogni caso visto che il nucleare non potrà mai fornire chissà quale energia in Italia e le rinnovabili sono indispensabili persino nei loro più ottimistici scenari. E quali sarebbero i costi invece di costruire una rete di teleriscaldamento?
Insomma, per un nucleare italiano il problema sarebbe come dissipare il calore, non certo come utilizzarlo.
Infine, centrali nucleari e inceneritori/termovalorizzatori richiedono diversi anni per essere costruiti e rimangono in esercizio per decine di anni. Visto che farà sempre più caldo, il problema del raffreddamento nel futuro potrà solo peggiorare. Che cosa succederebbe se in una grande città come Roma si dovesse sospendere la raccolta dei rifiuti proprio d’estate perché è necessario bloccare l’incenerimento dei rifiuti? Che cosa succederebbe se tra venti-trenta anni scopriremmo che raffreddare le ipotetiche centrali nucleari italiane, magari al sud, è un grande problema?
Quindi, parlare di “impianto di teleriscaldamento” per l’inceneritore/termovalorizzatore di Roma (che infatti nella progettazione è puramente simbolico) oppure per le ipotetiche centrali nucleari italiane è l’ennesima dimostrazione di come si voglia assaltare i soldi dei cittadini e cittadine per offrire illusioni.
L’AUTORE
Marco Bella – Già deputato, ricercatore in Chimica Organica. Dal 2005 svolge le sue ricerche presso Sapienza Università di Roma, dal 2015 come Professore Associato.





