Per la prima volta in assoluto, i social media e le piattaforme video hanno superato tutte le altre fonti come canale di notizie più utilizzato al mondo, raggiungendo il 54% del pubblico globale. Sono i dati che emergono dal rapporto annuale del Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford, uno dei più seguiti al mondo sull’informazione globale.
L’uso della TV e dei siti di testate giornalistiche è calato rispettivamente di 13 e 12 punti percentuali dal 2020.
La ricerca si basa su sondaggi condotti su quasi 100.000 persone in 48 paesi, realizzati dai sondaggisti YouGov all’inizio dell’anno.
Tra le piattaforme, TikTok, che cresce più velocemente partendo da una base piccola, è ora usato dal 20% degli utenti globali per le notizie. Instagram segue con il 26%, mentre YouTube arriva al 34%. Facebook rimane la piattaforma più grande in assoluto per il consumo di notizie, al 43%, invertendo i recenti cali. TikTok ha registrato la crescita più impressionante in cinque anni: dal 1% del 2020 all’attuale 12% come fonte di notizie. X ha invece perso 7 punti percentuali di utilizzo complessivo, scendendo al 17%, anche se il suo uso specifico per le notizie rimane stabile all’11%.
Sul fronte dei creator, circa un quarto degli intervistati (27%) riceve notizie da creator o influencer specializzati nell’informazione, e quasi la metà (46%) segue creator di qualsiasi tipo per tenersi aggiornato. Gli utenti li descrivono come più divertenti, più facili da capire e più vicini alla loro realtà rispetto ai media tradizionali. Tuttavia, in media, li considerano meno affidabili e meno imparziali. In risposta, tre quarti degli editori (76%) dichiarano di voler spingere i propri giornalisti a comportarsi più come creator. La metà (50%) afferma di voler stringere partnership con creator per distribuire i contenuti, e circa un terzo (31%) prevede di assumerne direttamente.
Il rapporto rivela con preoccupazione che la fiducia nelle notizie è al minimo storico dall’inizio delle rilevazioni: solo il 37% delle persone si fida della maggior parte delle notizie per la maggior parte del tempo. Il “news avoidance” (chi evita deliberatamente di informarsi) è salito al 42%, +2% rispetto al 2025. La fiducia è calata in modo significativo in 29 dei 48 mercati analizzati, rivelando una fragilità istituzionale che sembra essere il frutto di forze politiche, sociali e tecnologiche più ampie.
Sul fronte dell’AI, il rapporto segnala che l’uso di chatbot AI per consumare notizie è passato dal 7% al 10% in un solo anno. Tra i giovani under 35, la quota sale al 16%. Includendo l’uso di chatbot AI, la percentuale di persone che si informa principalmente tramite piattaforme digitali sale al 56%, superando ancora più nettamente la TV (52%) e i siti di notizie (51%).
La situazione che emerge è quasi paradossale, le persone si informano sempre di più ma si fidano sempre meno di chi le informa. I creator sono percepiti come più autentici ma meno affidabili; l’AI viene usata per le notizie da 1 persona su 10 ma nessuno sa bene quanto sia accurata; e quasi la metà della popolazione globale evita attivamente le notizie.
È, in sintesi, la più grande trasformazione dell’informazione dalla nascita di internet, e stiamo ancora cercando di capire dove ci porterà.





