In Cina negli ultimi mesi, le autorità di Pechino hanno intensificato la stretta contro gli influencer che hanno costruito la propria fama esibendo ville, gioielli, auto di lusso, abiti costosissimi e vite apparentemente irraggiungibili.
La guerra al lusso ostentato è entrata nel cuore dei social, con account bloccati e profili rimossi. Il caso più noto è quello di Wang Hongquanxing, influencer cinese soprannominato da molti il “Kim Kardashian cinese”. Wang è diventato famoso per i video in cui mostrava abiti firmati, diamanti, proprietà immobiliari e uno stile di vita costruito sulla spettacolarizzazione permanente della ricchezza. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, era arrivato a dire di non uscire mai di casa con addosso meno di 10 milioni di yuan, circa 1,4 milioni di dollari, tra vestiti e gioielli. E così i suoi profili sono spariti dalle principali piattaforme cinesi, tra cui Weibo, Douyin e Xiaohongshu. Altri creator dello stesso tenore hanno subito misure simili; alcuni erano noti per mostrare case di lusso, altri per video girati tra Rolls Royce, borse firmate, animali domestici portati in accessori da migliaia di euro e storie costruite intorno al denaro facile. Il messaggio delle autorità cinesi è stato chiaro: il lusso può esistere, il lusso trasformato in culto pubblico diventa un contenuto da fermare.
La campagna rientra nella linea della “prosperità comune” promossa da Xi Jinping, uno dei concetti centrali della nuova fase politica cinese, nato per ridurre le disuguaglianze, contenere l’eccesso di potere economico privato e riportare le grandi fortune dentro un perimetro più controllato dallo Stato. Negli anni scorsi questa linea ha colpito colossi tecnologici, miliardari, piattaforme digitali, finanza, videogiochi, istruzione privata e spettacolo, e ora tocca anche gli influencer. La giustificazione ufficiale riguarda i valori sociali. Pechino sostiene che l’ostentazione della ricchezza alimenti il materialismo, il culto del denaro e un modello distorto di successo, soprattutto tra i più giovani. Le piattaforme cinesi sono state invitate a rimuovere contenuti che mostrano ricchezza in modo volgare, che promuovono vite artificialmente lussuose per attirare follower e vendere prodotti.
Molti cittadini cinesi hanno accolto positivamente la misura, per una parte dell’opinione pubblica, gli influencer del lusso rappresentano una deriva volgare dei social, fatta di narcisismo e distanza dalla vita reale, e in questo senso, la stretta viene vista come un argine alla pornografia della ricchezza, quella vetrina continua in cui tutto diventa lusso, e invidia; altri osservatori invece leggono la vicenda in modo diverso, il problema degli influencer milionari esiste, la risposta cinese per loro apre una questione più grande: la lotta al materialismo può diventare anche un modo per nascondere le disuguaglianze invece di affrontarle. Far sparire il lusso dai social non elimina la distanza tra ricchi e poveri, forse toglie solo l’immagine dallo schermo.





