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La strage invisibile nelle reti da pesca

beppegrillo.it - Giugno 13, 2026

C’è una parte della pesca che non arriva mai sui banchi del mercato, animali protetti, spesso minacciati, che muoiono ogni anno come danni collaterali della pesca commerciale. È ciò che emerge dal nuovo rapporto di Wildlife and Countryside Link, una coalizione britannica di organizzazioni ambientaliste, che ha provato a mettere insieme per la prima volta i dati disponibili sulle catture accessorie nelle acque del Regno Unito. Il titolo del rapporto è “Hidden in the Haul” (nascosto nel bottino), e racconta proprio questo, ovvero ciò che la pesca porta via dal mare senza che quasi nessuno lo veda.

Ogni anno, secondo le stime raccolte nel rapporto, più di 10.000 uccelli marini vengono catturati e uccisi accidentalmente. Oltre 1.000 cetacei, tra focene e delfini comuni, muoiono nelle attrezzature da pesca. A questi si aggiungono circa 500 foche, più di 1.000 salmoni atlantici in pericolo, oltre 120 tonnellate di squali e razze protette. In Scozia, sei megattere e trenta balenottere minori sono state trovate morte impigliate nelle corde delle nasse. Sono animali che non erano il bersaglio della pesca; finiscono nelle reti mentre cercano cibo, restano intrappolati nelle corde, annegano sott’acqua, vengono feriti o soffocano. Gli uccelli marini, tra cui pulcinelle di mare, gazze marine e urie, si tuffano per alimentarsi e restano presi nelle reti da posta, che pendono nell’acqua come tende invisibili. I mammiferi marini restano impigliati negli attrezzi fissi o nelle corde. Sul fondo, draghe e reti pesanti trascinate sul fondale colpiscono specie che non compariranno mai nelle statistiche più visibili della pesca. Secondo gli studiosi che hanno stilato il rapporto la parte più grave è che questi numeri potrebbero rappresentare solo una piccola frazione della realtà; solo una minima parte delle attività di pesca viene osservata. Per alcune tecniche, come le draghe, il controllo riguarda appena lo 0,05% dello sforzo di pesca. Per trappole e nasse si scende sotto lo 0,01%. Le imbarcazioni straniere che pescano nelle acque britanniche non sono incluse nei dati analizzati.

Il risultato è un’enorme zona d’ombra. Dal 2021 i pescatori hanno segnalato ufficialmente solo 9 mammiferi marini catturati accidentalmente, mentre le stime parlano di migliaia di esemplari uccisi nello stesso periodo. Una distanza così grande mostra quanto sia debole un sistema basato quasi soltanto sull’autosegnalazione.

Per le associazioni ambientaliste, la cattura accidentale è una crisi silenziosa e invisibile, silenziosa perché avviene lontano dagli occhi, invisibile perché non entra nella narrazione pulita del pesce che arriva nei supermercati e nei ristoranti. Eppure riguarda alcune delle specie più amate e protette dei mari britannici.

Richard Benwell, amministratore delegato di Wildlife and Countryside Link, ha definito scioccante la scala della distruzione e ha ricordato che molte di queste morti sono evitabili. Le soluzioni per Benwell esistono già: reti modificate, corde appesantite, sistemi di allontanamento acustico, monitoraggio elettronico, telecamere a bordo, sensori e controlli più severi possono ridurre drasticamente le catture accidentali.

Il rapporto cita inoltre anche esempi positivi, a Filey Bay, nello Yorkshire, vicino alla più grande colonia di uccelli marini sulla terraferma del Regno Unito, alcuni pescatori su piccola scala hanno collaborato con i conservazionisti e sono riusciti a ridurre le catture accidentali annuali da circa 700 uccelli a quattro o cinque, sperimentando attrezzature diverse e reti più pesanti. In Scozia, le prove con corde appesantite per le nasse hanno ridotto il rischio che le balene restassero impigliate. Il problema, quindi, non è l’assenza di soluzioni, è la lentezza con cui vengono applicate.

La pesca viene spesso vista come un’attività antica, dura e necessaria… Lo è e proprio per questo va portata nel futuro. Un mare sano non può essere trattato come un grande magazzino da svuotare, dove tutto ciò che non serve viene considerato scarto. Dietro ogni pesce pescato ci può essere una parte invisibile di vita marina distrutta.

 

Foto di depositphotos

 

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