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Google vuole liberare 32 milioni di zanzare in California e Florida

beppegrillo.it - Giugno 3, 2026

La zanzara è l’animale più letale al mondo, uccide più persone di qualsiasi altra creatura, diffondendo malattie che colpiscono centinaia di milioni di persone ogni anno. E ora Google vuole combattere le zanzare usando le zanzare stesse. L’azienda ha presentato una richiesta formale all’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti (EPA) per liberare fino a 64 milioni di insetti maschi sterili in California e Florida nell’arco di due anni, fino a 32 milioni per stato. Il programma si chiama “Debug”, ed esiste da quasi un decennio, ma è solo ora che raggiunge questa scala.

Il meccanismo è semplice quanto ingegnoso e funziona così: i maschi di zanzara non pungono mai, sono le femmine a mordere, perché hanno bisogno di sangue per deporre le uova; Google alleva maschi di Aedes aegypti, la specie responsabile della maggior parte dei casi di dengue, Zika, febbre gialla e chikungunya, infettandoli con un batterio naturale chiamato wolbachia, quando questi maschi si accoppiano con femmine selvatiche, le uova risultano sterili e non si schiudono mai e con ogni generazione, la popolazione cala. Google spiega che gli approcci tradizionali non bastano più; i pesticidi diventano meno efficaci col tempo, sono tossici per altri insetti e per l’ambiente, e non è realisticamente possibile eliminare tutti i ristagni d’acqua in cui le zanzare si riproducono. Il metodo degli insetti sterili, invece, è selettivo, colpisce solo la specie bersaglio e non lascia residui chimici. La tecnica in sé non è nuova, viene usata su vari insetti parassiti da almeno 15 anni, ma Google usa la propria competenza tecnologica, visione artificiale basata sull’intelligenza artificiale per separare con precisione maschi da femmine, sensori e analisi dei dati per decidere dove e quanti insetti rilasciare.

Debug è nato come progetto “moonshot” (progetto faraonico nel gergo della Silicon Valley) all’interno di Google X, poi è passato sotto Verily, la sussidiaria di Alphabet dedicata alla salute e all’intelligenza artificiale, e infine, a dicembre 2024, è tornato direttamente in mano a Google. L’EPA sta ora valutando la richiesta; il periodo di commento pubblico si chiuderà il 5 giugno 2026, dopodiché l’agenzia deciderà se concedere il permesso sperimentale. Se approvato, sarà uno degli esperimenti di controllo biologico più grandi mai tentati negli Stati Uniti, e un caso raro in cui una grande azienda tecnologica entra concretamente nella lotta contro una delle minacce sanitarie più antiche e letali dell’umanità.

La domanda sorge dunque spontanea: cosa ci guadagna Google da tutto ciò?

L’azienda non vende zanzare, né abbonamenti anti-dengue. La risposta è probabilmente più d’una, ogni rilascio genera una quantità enorme di dati biologici e ambientali, su popolazioni di insetti, condizioni climatiche, efficacia del trattamento, che alimentano i sistemi di intelligenza artificiale di Google. C’è poi il valore d’immagine, un’azienda spesso criticata per il suo potere si presenta come attore capace di risolvere problemi globali concreti, ben al di là del mondo digitale, e infine c’è una scommessa a lungo termine, ovvero la tecnologia sviluppata, i sistemi automatizzati di allevamento, la visione artificiale, i modelli predittivi, potrebbe insomma un giorno diventare un servizio venduto a governi e agenzie sanitarie di tutto il mondo. Per ora è un investimento, il tipo di investimento che solo un’azienda con i margini di Google può permettersi di fare.

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