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Il Blog di Beppe Grillo
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Vajont: ieri, oggi, domani.

beppegrillo.it - Gennaio 29, 2011


“E’ tristemente vero, dal Vajont non è cambiato nulla. io sono cresciuto sentendomi raccontare la storia di quei fatti, perchè son figlio di sopravvissuto al disastro. Mio padre quella sera era a Longarone, anche lui come tanti per seguire la partita. Per una di quelle casualità che, a pensarci, fan rabbrividire, poco prima che la montagna venisse giù se n’è tornato a casa, a Castellavazzo: aveva mal di denti…. La mattina dopo era sul Piave a raccogliere i morti; lui, ragazzo non ancora diciassettenne, a recuperare i corpi degli amici e di tanti altri innocenti. Vedere quella diga, ogni volta che passavo di lì e risentire il racconto di mio padre, ha segnato profondamente la mia vita; non è certo un caso se poi da grande ho scelto di iscrivermi a geologia. Ho conseguito la laurea a Milano, 110 e lode, rinunciando poi a rimanere in università perchè la ricerca, ieri come oggi, non dava garanzie. Sono rimasto a Belluno, a pochi km da quella diga, e mi ritrovo a fare il commesso part-time in un supermercato…… tanto in Italia di geologi non c’è bisogno! E quando il Veneto va sott’acqua, sentire che i nostri “cari” amministratori danno la colpa alle nutrie mi fa tanta rabbia quanto male. Perchè posso anche accettare di vivere da precario, di non poter fare il mio lavoro, di dovermi accontentare. Ma è davvero una tortura avere prova ogni giorno di essere governati da delinquenti e pure incompetenti che non hanno rispetto nè per la storia nè per i morti, che invece dovrebbero pesare sulle loro coscienze come quei 300.000.000 di metri cubi di roccia che quella notte di ottobre piombarono nell’invaso, cambiando per sempre un’intera vallata. Ma funziona così, non siamo un Paese normale: essere laureati è un’offesa al pubblico pudore, molto meglio fare l’escort o lo gigolò (leggi, rispettivamente, puttana e mantenuto dallo Stato), distruggere quel che ancora rimane dell’Italia e poi ritirarsi tutti ad Arcore a farci quattro grasse risate.” Manolo Piat

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