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Spiagge pubbliche, gare private

beppegrillo.it - Maggio 14, 2025
di Gino Sgamorra

In Italia abbiamo un talento raro, quello di trasformare le regole europee in formule rituali. La direttiva Bolkestein si cita nei bandi, si ignora nei fatti. A Genova, sulle concessioni balneari, sembra che il principio della rotazione degli operatori valga solo sulla carta, mentre nella realtà si premia chi c’era già. Basta saper scrivere bene due righe, promettere un po’ di investimenti e il gioco è fatto: vent’anni di concessione, magari con un punteggio tecnico mediocre e senza nessun concorrente.

Ecco il miracolo italiano: una gara pubblica con un solo partecipante che vince (ovviamente) e si porta a casa una spiaggia pubblica fino al 2045. E tutto questo con la benedizione della trasparenza, dell’evidenza pubblica e, ça va sans dire, della “valutazione comparativa”. Solo che non c’è niente da confrontare, nessun altro ha partecipato. E allora a che serve la gara?

Le commissioni si affannano a scrivere numeri, a moltiplicare, a normalizzare punteggi grezzi come se stessero selezionando il miglior progetto della Silicon Valley. Ma se c’è un solo soggetto, che senso ha attribuire punteggi su 100, normalizzati su se stesso? Per dire che ha vinto con merito? O per mettere un po’ di fumo procedurale negli occhi?

Anche quando i partecipanti sono due, la sostanza non cambia. Accade che a vincere sia comunque il concessionario uscente, che negli ultimi dieci anni non ha mai gestito direttamente ma si è limitato a subaffittare l’azienda. Eppure viene premiato nei punteggi con valutazioni più che generose. La domanda sorge spontanea: come può ottenere un punteggio più alto chi non ha mai gestito nulla, rispetto a chi invece ha condotto l’attività per anni in 45 bis, fronteggiando tutte le complessità operative?

La verità è che queste gare sono diventate spesso una formalità. Un passaggio obbligato, da compiere con stile e carta intestata, per riassegnare quello che già era di fatto deciso. E allora i principi europei servono solo come preambolo. Si scrive Bolkestein, si legge continuità.

Ma c’è di più, in alcune gare recenti si parla di concessioni ventennali assegnate a chi, pur da solo, ha preso punteggi tecnici sotto la soglia dell’eccellenza. E tutto questo senza confronto, senza un reale esame competitivo. Semplicemente perché nessun altro ha partecipato. Ma la Bolkestein non è una fiera della solitudine, richiede concorrenza, trasparenza e temporaneità.

Si sta creando un precedente pericoloso, se bastano un progetto standard e l’assenza di avversari per blindare per vent’anni l’uso di un bene pubblico, allora il sistema è già compromesso e chi oggi vorrebbe proporre un progetto serio, innovativo, magari ambientalmente sostenibile, sa già che la strada è sbarrata.

Nel frattempo, le spiagge restano quelle di sempre, gestite da chi c’è sempre stato, con servizi a volte migliorati, altre no, ma con la certezza che nessuno li metterà in discussione. E i cittadini? Possono leggere i bandi, applaudirne la forma, e magari accorgersi che sotto quella forma c’è sostanza poca.

Tanto la Bolkestein è stata invocata. L’apparenza è salva e il resto si vedrà tra vent’anni.

 

L’AUTORE

Gino Sgamorra,  attivista civico e voce fuori dal coro nel panorama dell’informazione italiana. Ha lavorato per anni come mediatore culturale e facilitatore nei quartieri più trascurati del ponente ligure.

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