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Il “caro” leader

beppegrillo.it - Febbraio 16, 2010
Mussolini e la dichiarazione di guerra.
(08:48)

“Caro leader,
ti stai moltiplicando. Sei presente ovunque, nelle didascalie dei giornali, nelle auto celebrazioni dei congressi di partito, nelle presentazioni di giornalisti ansiosi di servire. Non sei Giulio Cesare, o più modestamente Pompeo Magno, reduce dai trionfi tributati nell’antica Roma. Non hai bisogno di grandi conquiste o di risultati almeno modesti per essere un “vero” leader, un “caro” leader, un “grande” leader. Sei e basta. Incoronato dalle lingue e non dalle baionette. Ti è sufficiente l’autocertificazione per diventare leader e il silenzio assenso dei cittadini. La parola “leader” secondo il dizionario significa “capo riconosciuto“, nel tuo caso non ti ha riconosciuto nessuno, rimane la parola “capo“. Ma capo di che? Se penso a un Casini, un De Luca o un Chiamparino la risposta è immediata. Sono “glandi” leader.
Leader vuol dire decidere. Prendere decisioni per sé, ma nel nome del popolo, per il bene degli elettori. Il programma elettorale, le regole interne del partito, le stesse leggi dello Stato, i risultati dei referendum possono essere calpestati, ma il leader sa quando è il momento di prendersi le sue responsabilità. Il leader è un incompreso giustificato: “Se lo ha fatto, avrà avuto le sue ragioni“. Il leader decide per gli altri, ma si sottrae al loro giudizio preventivo. Ed è in questo politicamente accorto. Infatti, lo manderebbero spesso a fanculo. E un leader questo non può permetterselo. Come potrebbe altrimenti reintrodurre il nucleare o privatizzare l’acqua? Il leaderismo è una malattia contagiosa. Chiunque può diventare leader, dal dirigente d’azienda al responsabile del condominio, dal calciatore al vincitore del Grande Fratello. Il leader può avere necessità finanziarie, in questo caso, come Bottino Craxi, è sempre giustificato, diventa un “leader lader“. Una carriera, questa, intrapresa da molti. Il leader è un dissociato della democrazia. Lui è lui e gli altri non sono un cazzo. Il suo cervello vale e supera la somma dei cervelli di tutti coloro che lo hanno votato. Altrimenti come potrebbe essere cosi accorto e decisionista? Il leader è un patriota, un Grande Italiano, la sua vita è essa stessa una testimonianza della dedizione al Paese. Il leader può e deve essere superiore al giudizio degli italiani, se preso con le mani nella marmellata come Bertolaso, si dovranno ricordare i suoi meriti sul campo. Un leader non si condanna, si serve.
Un leader ha sempre ragione come Mussolini, il prototipo dei leader di oggi. D’Alema, ad esempio, vince anche quando perde (quindi quasi sempre). Lo dimostra il fatto che non ha cambiato cognome dopo la Bicamerale, il regalo delle televisioni a Berlusconi e la distruzione di Telecom Italia venduta a debito, mentre il partito PDS-DS-PDmenoelle ha dovuto farlo per non farsi riconoscere. Un leader non si nasconde, al massimo distrugge le intercettazioni. Un vero leader per essere accettato dagli altri leader deve essere ricattabile e poter ricattare gli altri. L’esistenza di un leader è un’offesa per i cittadini, un leader agisce in nome e per conto loro senza chiedere mai il permesso. Quando sento la parola “leader” mi è istintiva la pernacchia democratica, il vaffanculo liberatorio. Il cittadino ha bisogno di altri cittadini nelle istituzioni con il mandato di rispettare il programma. Beato il popolo che non ha bisogno di eroi e di falsi leader. Ognuno vale uno.” Beppe Grillo

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