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Giorno del non acquisto: spegni la carta di credito, accendi il cervello!

beppegrillo.it - Novembre 29, 2024

Oggi è il giorno giusto per fare qualcosa di speciale. No, non si tratta di comprare l’ennesimo maglione che finirà dimenticato in fondo all’armadio o di inseguire l’ultimo smartphone che assomiglia a quello che già hai, solo più costoso. Oggi è il Buy Nothing Day, il giorno del non acquisto. Che vuol dire? Semplice: NON COMPRARE NULLA. Zero. Niente. Nemmeno una graffetta.

“Sì, ma oggi è Black Friday!” – direte. E noi rispondiamo: offerte pazzesche un corno! È tutta una trappola consumistica, un inganno che spinge a riempire le case di cianfrusaglie come se fossero tesori. Ma tesori non sono, perché accumuliamo oggetti come scoiattoli impazziti che nascondono ghiande di plastica. E per cosa? Per riempirci di roba inutile, gadget che ci stufano subito e vestiti che indosseremo tre volte.

Mentre ci domandiamo se comprare le cuffiette rosa o nere, dall’altra parte del mondo i bambini non si fanno queste domande. Loro lavorano. E tanto. Non per giocattoli o videogiochi, ma per noi. Sì, proprio per noi, per quelle scarpe “in saldo” e per le magliette che compriamo a pochi euro. In Bangladesh, milioni di bambini sotto i quattordici anni passano ore e ore chiusi nelle fabbriche tessili. Con le loro mani piccole, agili, cuciono etichette a ritmi impossibili. Dodici ore al giorno, sette giorni su sette. Quei vestiti che compriamo di corsa tra una notifica e l’altra, per loro sono una prigione.

Ma non finisce qui. Non bastano gli schiavi del tessile. Per i dispositivi elettronici — sì, quelli che tanto piacciono, i telefoni, i computer, i tablet — c’è un altro tipo di sfruttamento: quello delle terre rare. Mai sentito parlare del cobalto, del litio o del tantalio? Sono minerali indispensabili per far funzionare i nostri gadget. E chi li estrae? Bambini congolesi, che scavano a mani nude nelle miniere, immersi nel fango e nella polvere tossica. Hanno appena dieci anni, ma non li aspetta un futuro luminoso e digitale. Per loro, il futuro è buio, insalubre, senza speranza.

Allora, è davvero questo il gioco al massacro a cui si vuole continuare a partecipare? Fare la fila virtuale per l’ennesimo sconto mentre dall’altra parte del mondo qualcuno paga il prezzo più alto per il nostro superfluo?

Nelle case ci sono già abbastanza oggetti da riempire un museo delle cose inutili. In media, ci sono 300.000 oggetti accumulati tra armadi, cassetti e scaffali. 300.000! Molti di questi non sai neppure dove siano. E per ritrovarli, passerai 200 giorni della tua vita a cercarli. Sai quanto tempo spenderai per comprare cose nuove? Circa duemila giorni. Sì, avete capito bene: anni interi passati tra acquisti, ricerche e sprechi.

E allora oggi, spegnete tutto. Spegnete il computer, spegnete lo smartphone, spegnete la TV che urla le “offerte imperdibili” del Black Friday. Uscite di casa e accendete il cervello. Fatevi una passeggiata, respirate aria fresca, guardatevi intorno e chieditevi: “Mi serve davvero un’altra felpa? Davvero devo avere l’ultimo modello di cuffie o il quinto paio di scarpe da ginnastica?” Se vi fermate a pensarci, la risposta sarà quasi sempre no.

Oggi, non comprate nulla. Fate di più: non fate nulla di quello che vi dicono di fare. Non usate l’auto, non accendete il forno a microonde, non passate la sera a fissare uno schermo. Prendete in mano un libro (quello che avete comprato anni fa e mai letto), rispolverate un hobby (magari c’è ancora una chitarra o dei pennelli dimenticati da qualche parte), passate del tempo con le persone che contano (quelle vere, non quelle che vi appaiono tra le storie sponsorizzate).

In un mondo in cui tutto è in vendita, oggi fate la cosa più rivoluzionaria: non comprate niente. Scoprite quanto è liberatorio non partecipare al grande circo del consumismo. Riscoprite il valore di vivere con meno, di scegliere meglio e di riflettere sul vero costo di ciò che compriamo. Ricordate: per ogni maglia scontata che compriamo, c’è un bambino che perde la propria infanzia. Per ogni smartphone che aggiorniamo, c’è qualcuno che rischia la vita in una miniera.

È ora di fermarsi. È ora di dire basta.

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