02

Feb
Facebook
Twitter
Instagram
YouTube
E-mail
EMAIL

 

[email protected]

Il Blog di Beppe Grillo Blog ufficiale di Beppe Grillo con articoli, approfondimenti ed opinioni
PER LA TUA PUBBLICITÀ

 

[email protected]

Menu   ≡ ╳
  • HOME
  • IO GRIDO
  • CERVELLI
  • TERRA FUTURA
  • COSE PREZIOSE
  • MOBILITA’
  • SALUTE
  • VIDEO
  • ARCHIVIO
    • 2005
    • 2006
    • 2007
    • 2008
    • 2009
    • 2010
    • 2011
    • 2012
    • 2013
    • 2014
    • 2015
    • 2016
  • CONTATTI
☰
Il Blog di Beppe Grillo
Home > CERVELLI
3 views 9 min 0 Comment

Allevamenti intensivi: la fabbrica globale delle pandemie

beppegrillo.it - Febbraio 2, 2026
di Francesca Flati

Negli ultimi decenni, le pandemie sono diventate eventi sempre più frequenti, culminando di recente con la pandemia di COVID-19 che ha causato circa 7 milioni di morti a livello globale e ha lasciato in eredità profonde conseguenze sociali ed economiche.

Queste emergenze sanitarie sono il risultato dell’interazione sempre più invasiva tra intervento umano e ambiente, che favoriscono l’emergere e la diffusione di agenti patogeni via via più pericolosi e aggressivi. Il consumo di carne e il conseguente allevamento intensivo risultano tra i fattori determinanti di questo processo, come evidenziato da un recente studio del Global Preparedness Monitoring Board dal titolo “The Changing Face of Pandemic Risk: 2024 Report”.

Il Global Preparedness Monitoring Board (GPMB) è un organismo indipendente di monitoraggio all’interno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), istituito dopo la devastante epidemia di Ebola in Africa, che si dedica a garantire la prevenzione globale alle crisi sanitarie. Composto da leader ed esperti di fama internazionale nei settori della salute globale, dell’epidemiologia veterinaria, dell’ambiente e dei diritti umani, il GPMB ha recentemente analizzato l’aumento dei rischi pandemici e le loro cause.

Lo studio citato identifica i principali fattori di rischio secondo il modello STEEP (sociali, tecnologici, ambientali, economici e politici). Tra questi, l’allevamento intensivo emerge come uno degli elementi più impattanti nella diffusione delle malattie, evidenziando il legame diretto tra la quantità di carne che consumiamo e l’aumento del rischio pandemico. Vediamo in che modo.

Gli allevamenti intensivi: un terreno fertile per i patogeni

Gli allevamenti intensivi rappresentano ad oggi il principale sistema di produzione della carne consumata a livello globale, in forte crescita negli ultimi 50 anni. Come dimostrano i dati FAO, la produzione di carne è passata infatti da 70 milioni di tonnellate nel 1961 a oltre 350 milioni di tonnellate nel 2022.

Per ottimizzare la produzione di carne, all’interno di questi allevamenti un numero elevato di animali vive in spazi estremamente ristretti. La densità elevata di animali crea un ambiente perfetto per la mutazione e la trasmissione pericolosa di patogeni, principalmente a causa di due condizioni sempre presenti in questi allevamenti.

La prima è la vicinanza tra gli animali, che causa il fenomeno dello spillover: gli animali, confinati in spazi ridotti, sono esposti a virus e batteri che possono mutare rapidamente. Ciò aumenta il rischio che un patogeno si adatti a infettare anche gli esseri umani. Questo fenomeno è uno dei principali fattori di rischio per l’emergere di nuove pandemie. Ad esempio, il virus H5N1, noto come influenza aviaria, ha mostrato un’elevata capacità di passare dagli uccelli all’uomo, causando focolai in diversi paesi. Tra il 1997 e il 2024, si sono verificati 912 casi umani di H5N1, con una mortalità vicina al 50%.

In secondo luogo, la condizione di stress cronico a cui gli animali sono costretti, favorisce la mutazione degli agenti patogeni. Come documentato, tra gli altri, dall’organizzazione internazionale Animal Equality (che da vent’anni conduce investigazioni in tutto il mondo), negli allevamenti intensivi gli animali vivono ammassati, spesso senza possibilità di movimento, in condizioni igieniche e di salute precarie in quanto esposti a rumori costanti, luci e temperature controllate artificialmente. Questo stress cronico indebolisce il loro sistema immunitario, rendendoli più suscettibili alle infezioni.

Globalizzazione e commercio animale

Un altro punto approfondito nello studio del GPMB è dedicato al commercio internazionale di animali e prodotti derivati, che amplifica ulteriormente i rischi. Gli animali vivi sono spesso trasportati su lunghe distanze per essere condotti in allevamenti e macelli, costretti ad attraversare confini nazionali e a mescolare specie diverse. Ciò contribuisce alla diffusione di patogeni su scala globale.

In molte regioni dell’Asia, dell’Africa, dell’America Latina, dove i mercati umidi (wet markets) sono diffusi e rappresentano una parte fondamentale della catena alimentare locale, gli esseri umani entrano inoltre in stretto contatto con animali vivi, carne fresca e altri prodotti di origine animale. Questi luoghi diventano così “punti critici” per la trasmissione zoonotica di virus. Come negli allevamenti, l’elevata densità di animali e persone nei mercati umidi si rivela, anche in questo caso, una componente fondamentale per il processo di spillover. 

Esempi noti sono ancora l’H5N1, emerso in mercati che ospitavano polli vivi a Hong Kong nel 1997, e proprio il COVID-19, probabilmente originato in un mercato di fauna selvatica a Wuhan, in Cina. (A questo link il Video dei Wet Market)

Oltre alle devastanti conseguenze sanitarie dello spillover, anche quelle economiche risultano gravose. Secondo il report del GPMB, il contenimento di focolai legati a patogeni di origine animale costa miliardi di dollari, come stimato per l’influenza aviaria in Vietnam del 2003, dove l’epidemia ebbe un costo economico di 250 milioni di dollari, pari allo 0,5% del PIL del paese.

Una domanda crescente di carne

Abbiamo già visto come la domanda di carne è aumentata di circa 280 milioni dal 1961 al 2022, circa 5 volte di più in poco più di 60 anni. Questa crescita esponenziale ha portato all’espansione massiccia degli allevamenti intensivi, un settore che oggi produce circa due terzi delle proteine consumate a livello globale, rendendolo uno dei più grandi utilizzatori di terra al mondo. Dunque, l’espansione degli allevamenti intensivi è strettamente legata alla deforestazione, un fenomeno che avviene attraverso due principali meccanismi. Il primo, più evidente, è la conversione delle foreste in pascoli: vaste aree di foreste, soprattutto in Amazzonia, vengono abbattute per creare spazi destinati al bestiame. Secondo i dati della FAO, infatti, il 41% delle foreste abbattute è destinato a questa finalità.

Il secondo meccanismo riguarda la coltivazione di mangimi per gli animali negli allevamenti. Oltre il 77% della produzione globale di soia è destinata all’alimentazione animale, richiedendo enormi quantità di terra agricola. Questo rende la coltivazione di mangimi un altro importante motore della deforestazione globale. Occorre tenere a mente che le conseguenze della deforestazione vanno ben oltre la distruzione degli habitat naturali. La fauna selvatica è costretta infatti a interagire più frequentemente con gli esseri umani e gli animali allevati, aumentando ancora una volta in modo significativo il rischio di spillover.

Cosa possiamo fare come individui?

Anche se le nostre scelte quotidiane possono sembrare insignificanti rispetto alla complessità di questi sistemi interconnessi, i consumatori hanno un ruolo fondamentale nel determinare il loro impatto. Ridurre il consumo di carne e scegliere prodotti di origine vegetale non è più soltanto una questione etica, per contrastare l’estrema sofferenza patita dagli animali sfruttati nell’industria alimentare: il consumo di carne, così come viene prodotto e gestito oggi, rappresenta una minaccia diretta per la salute globale. Adottare un’alimentazione con meno carne o eliminarla del tutto può essere una scelta dettata anche da una responsabilità sanitaria, oltre che ambientale ed etica.

Informarsi e promuovere consapevolezza sull’importanza di scelte alimentari più sostenibili è un modo concreto per influenzare positivamente la società. Attraverso decisioni consapevoli, possiamo contribuire a ridurre i rischi pandemici alla radice e a costruire un sistema alimentare più sicuro e resiliente per il futuro.

L’AUTORE

Francesca Flati – Laurea in Ingegneria Gestionale. Per molti anni  si è occupata di Digital Marketing. E’ stata portavoce nazionale del M5S. Considera indispensabile il rispetto dei diritti di ogni essere vivente e per questo collabora con diverse associazioni per tutelare quelli degli animali. Appassionata di musica e in particolar modo di hard rock anni ‘80.

PREVIOUS

In Francia nasce la Scuola della Riparazione
Related Post
Maggio 18, 2021
Reinventare il moderno aeroporto
Dicembre 20, 2021
¡Que viva Chile!
Giugno 29, 2018
Perdere una goccia per vincere un mare: Atto I
Settembre 18, 2018
In che modo la moneta digitale può ridurre la povertà
Comments are closed.

TERRA FUTURA

Il Blog di Beppe Grillo
Allevamenti intensivi: la fabbrica globale delle pandemie
Il Blog di Beppe Grillo
In Francia nasce la Scuola della Riparazione
Il Blog di Beppe Grillo
Crash Italia 2026: la profezia che prende forma
Il Blog di Beppe Grillo
Il Registro degli Algoritmi e Supermind: come la Cina governa l’Intelligenza Artificiale
Il Blog di Beppe Grillo
Satelliti in legno e sostenibilità, la nuova frontiera della space economy
Il Blog di Beppe Grillo
Perché vietare i social agli under 16 non risolve i problemi reali
Il Blog di Beppe Grillo
L’IA di Google si affida a Youtube per i consigli sulla salute
Il Blog di Beppe Grillo

CONTATTI

Per inviare messaggi, comunicati stampa, segnalazioni, richieste di interviste, denunce o lettere aperte a Beppe Grillo: [email protected]

PUBBLICITA'

Per la tua pubblicità su questo Blog: [email protected]
  • HOMEPAGE
  • COOKIE POLICY
  • PRIVACY POLICY
  • CONTATTI
© Copyright 2025 - Il Blog di Beppe Grillo. All Rights Reserved - Powered by happygrafic.com