In occasione della Giornata dell’Acqua che si celebra oggi in tutto il mondo, condividiamo un estratto tratto dal libro “Acqua per la pace” di Maurizio Montalto, una riflessione che invita a riscoprire il valore profondo di questa risorsa essenziale. Attraverso lo sguardo spirituale e umano della tradizione francescana, l’acqua viene riconosciuta come bene comune, legame tra vita, giustizia e pace (La nostra prima stella). Un richiamo alla responsabilità collettiva verso il creato e verso le generazioni future, nella consapevolezza che la tutela dell’acqua coincide con la tutela della dignità umana e dell’equilibrio del nostro pianeta.
«Laudato si’, mi’ Signore, per sora Acqua,
la quale è molto utile,
et humile, et pretiosa, et casta.»
(San Francesco d’Assisi, Cantico delle Creature)
“Nel cuore della spiritualità francescana c’è uno sguardo puro, meravigliato, capace di riconoscere in ogni creatura un riflesso dell’amore di Dio. Quando San Francesco chiama l’acqua “sorella”, non è solo poesia: è un atto di riconciliazione, una conversione dello sguardo. L’acqua, come ogni elemento del creato, non è semplicemente una risorsa da sfruttare, ma una presenza da rispettare e amare. È “utile, umile, preziosa e casta”: San Francesco ne riconosce la relazione con l’uomo, ma anche il valore soggettivo.
«Custodire ogni giorno questo bene inestimabile rappresenta oggi una responsabilità ineludibile, una vera e propria sfida; occorre fattiva cooperazione tra gli uomini di buona volontà per collaborare all’opera continua del Creatore»1
Il Cantico delle Creature, composto nella malattia e nella povertà, è insieme preghiera e visione: un inno alla bellezza del mondo e un riconoscimento della fraternità universale. È un’espressione poetica che diventa testimonianza concreta di un nuovo patto tra l’uomo e il creato. L’acqua, in questo cantico, assume un ruolo simbolico e reale: è elemento vitale, presenza spirituale e sorella che accompagna. Con questo spirito, Papa Francesco ha scelto proprio le parole del Poverello per intitolare la sua enciclica ecologica: Laudato si’. E nel solco di San Francesco, anche lui invita l’umanità a riscoprire nell’acqua una sorella da custodire, non una risorsa da dominare.
«In questo impegno di dare all’acqua il posto che le corrisponde è necessaria una cultura delle cura.»2
«Per noi credenti, “sorella acqua” non è una merce: è un simbolo universale ed è fonte di vita e di salute.»3
Guardare all’acqua come sorella significa cambiare mentalità, trasformare la profondità con cui leggiamo la realtà: l’attitudine all’accaparramento diventa relazione sistemica; la tendenza allo spreco si trasforma in cura; la distrazione lascia spazio alla meraviglia. È questo lo sguardo che siamo chiamati a rinnovare, per salvare noi stessi e il pianeta in una nuova alleanza tra l’uomo e la natura.
«Il diritto all’acqua è determinante per la sopravvivenza delle persone e decide il futuro dell’umanità (cfr. Enc. Laudato si’ n.30). È prioritario anche educare le prossime generazioni circa la gravità di questa realtà. La formazione della coscienza è un compito difficile; richiede convinzione e dedizione»4
Una cultura dell’acqua genera un mutamento generale di prospettiva. Fondando su di essa le relazioni umane e il rapporto con la natura, evolve anche la capacità dell’uomo di comprendere il mondo. Una visione che può generare un cambiamento profondo, un’emozione che San Francesco ha conosciuto e vissuto nel cuore e che si rinnova nelle parole di Papa Francesco: l’invito costante a vedere l’altro e a riconoscerne il valore, sia esso uomo, sia esso parte della creazione, sia esso l’acqua. Eppure, ancora oggi, la relazione tra uomo e natura è segnata da un’impostazione antropocentrica: l’uomo domina e sfrutta, ponendo limiti solo in funzione della propria sopravvivenza e del benessere delle generazioni future. È la logica dello “sviluppo sostenibile”, intrisa di una visione utilitaristica e sul piano della concretezza profondamente economicistica. Ben diverso è riconoscere valore a ogni elemento della natura in quanto tale: riconoscerne l’identità, il diritto a esistere, ad avere un’esistenza di qualità indipendentemente dall’utilità per l’essere umano. Da qui nasce l’istanza dei movimenti popolari di riconoscere la soggettività giuridica degli elementi naturali: un passo necessario in un mondo dominato da norme, documenti e forme. È paradossale che l’uomo abbia saputo attribuire diritti forti a società di capitali, a corporation e fondi di investimento, mentre continua a negare — o a comprimere fino alla cancellazione — i diritti umani e quelli della natura. Anche l’acqua, pur essendo essenziale alla vita, è spesso considerata solo merce o proprietà: priva di diritti, esposta alla privatizzazione e allo sfruttamento.
«L’acqua è l’elemento più essenziale per la vita e dalla nostra capacità di custodirlo e di condividerlo dipende il futuro dell’umanità»5
Ma viviamo in un mondo in cui gli elementi naturali restano alla mercé delle decisioni di alcuni umani, privi di autonomia e tutele, soggetti a una volontà unilaterale.
«Quando si propone una visione della natura unicamente come oggetto di profitto e di interesse, ciò comporta anche gravi conseguenze per la società. La visione che rinforza l’arbitrio del più forte ha favorito immense disuguaglianze, ingiustizie e violenze per la maggior parte dell’umanità, perché le risorse diventano proprietà del primo arrivato o di quello che ha più potere: il vincitore prende tutto.» 6
Nasce così l’esigenza di formalizzare i diritti della natura: non come concessione, ma come riequilibrio necessario nei rapporti di forza. Il riconoscimento giuridico dell’acqua come soggetto e non come oggetto può diventare simbolo e paradigma di una giustizia ecologica più profonda e più vera. È questo il punto di partenza per costruire una relazione nuova, paritetica, tra l’essere umano e la natura. Un obiettivo che sarà realmente raggiunto solo quando l’uomo saprà sciogliere le forme, superare le regole imposte dai dominanti e giungere, finalmente, a vedere. Perché il diritto all’esistenza dell’acqua e di tutta la natura non può dipendere da una concessione umana, ma deve scaturire da una presa d’atto: la natura è, esiste, ha identità e valore suo proprio.”
Tratto da “Acqua per la pace” di Maurizio Montalto
1. Messaggio di Sua Santità Papa Francesco per la celebrazione della giornata mondiale di preghiera per la cura del creato – 1° settembre 2018
2. Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al IV workshop organizzato dalla Pontificia Accademia delle scienze dal titolo “il diritto umano all’acqua: uno studio interdisciplinare sul ruolo centrale delle politiche pubbliche nella gestione dell’acqua e dei servizi ambientali” 24 febbraio 2017
3. Papa Francesco dopo l’Angelus – Biblioteca del Palazzo Apostolico – 21 marzo 2021
4. Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al IV workshop organizzato dalla Pontificia Accademia delle scienze dal titolo “il diritto umano all’acqua: uno studio interdisciplinare sul ruolo centrale delle politiche pubbliche nella gestione dell’acqua e dei servizi ambientali” 24 febbraio 2017
5. Papa Francesco dopo l’Angelus Piazza San Pietro – V domenica di Quaresima – 22 marzo 2015
6. Laudato si’ n. 82





