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Feldheim, la comunità energetica che sfida i rincari

beppegrillo.it - Aprile 7, 2026

“Quello che succede nel resto del mondo non ci interessa davvero”, ha detto all’AFP Michael Knape, sindaco uscente di Feldheim, piccolo centro di 130 abitanti nel Brandeburgo. È una frase che riassume bene la storia di questo piccolo comune tedesco, diventato uno dei casi più noti di comunità energetica, e tornato ora sotto i riflettori internazionali come esempio di comunità che vive quasi interamente grazie alle energie rinnovabili, proteggendosi dai rincari energetici e dalle tensioni geopolitiche che stanno colpendo il resto d’Europa.

Il percorso di Feldheim è iniziato nella prima metà degli anni ’90, quando amministrazione locale, agricoltori e imprese del territorio hanno cominciato a investire nella produzione autonoma di energia. Una prima svolta è arrivata nel 1995, con l’entrata in funzione della prima turbina eolica, mentre l’autosufficienza energetica del villaggio è stata raggiunta ufficialmente nell’ottobre 2010, con una rete elettrica indipendente e una rete di riscaldamento locale alimentate da fonti rinnovabili.

Feldheim oggi combina energia eolica, fotovoltaica e biogas. La base della fornitura elettrica è il parco eolico vicino al villaggio, mentre il calore viene fornito soprattutto da un impianto a biogas realizzato insieme alla cooperativa agricola locale; quando la temperatura scende, entrano in funzione anche un impianto a cippato e un sistema power to heat alimentato da elettricità rinnovabile. Il calore viaggia attraverso una rete di tubi isolati che distribuisce acqua calda alle case e alle attività del paese tramite scambiatori di calore.  Tutte le abitazioni del villaggio sono collegate a una rete elettrica indipendente e a una rete di riscaldamento dedicate, gestite attraverso una società energetica locale creata con il coinvolgimento del comune di Treuenbrietzen. I residenti hanno partecipato economicamente al progetto, con contributi nell’ordine di 3.000 euro, insieme a fondi pubblici statali ed europei. Gli abitanti pagano in media circa 12 centesimi di euro per kWh prima delle imposte, meno della metà rispetto ai prezzi normalmente sostenuti altrove in Germania. E gran parte dell’elettricità prodotta viene immessa nella rete pubblica, perché per servire i circa 130 abitanti basta una sola turbina. Uno degli aspetti più interessanti del modello Feldheim è il ruolo attivo della comunità; il progetto è stato costruito passo dopo passo con la partecipazione di cittadini, imprese locali, amministrazione comunale e operatori energetici. Da questa collaborazione è nato anche un centro visitatori dedicato alla transizione energetica, che oggi accoglie ogni anno più di 3.000 persone interessate a capire come funziona il sistema del villaggio.

Esistono anche altri territori che seguono una strada simile, anche se con formule diverse. Wildpoldsried, in Baviera, è uno dei casi più noti: ha sviluppato un sistema locale basato sulle rinnovabili e produce da anni molto più energia di quanta ne consumi, vendendo il surplus alla rete. Un altro esempio importante è Saerbeck, sempre in Germania, dove il Bioenergy Park e gli impianti distribuiti sul territorio producono molto più energia rinnovabile del fabbisogno locale. Anche lì il coinvolgimento dei cittadini e della municipalità è stato decisivo, compresa la partecipazione diretta agli investimenti.  Su scala diversa c’è poi Samsø, in Danimarca, spesso citata come la prima isola al mondo trasformata in una comunità energetica rinnovabile; l’isola ha raggiunto un bilancio annuale netto del 100% di energia rinnovabile, con una forte proprietà locale degli impianti e benefici economici diffusi sul territorio. Ed infine nel nostro paese, uno degli esempi più interessanti è Magliano Alpi, in provincia di Cuneo, dove è nata la CER “Energy City Hall”, la prima comunità energetica rinnovabile costituita in Italia. La comunità coinvolge edifici pubblici del Comune, utenze residenziali e piccole imprese, con un modello di cooperazione tra amministrazione locale e soggetti privati pensato per ridurre la dipendenza dalla rete e condividere localmente i benefici dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.

Esempi come Feldheim e gli altri esempi di comunità energetiche ci mostrano che la transizione energetica può diventare una scelta concreta di territorio, capace di abbassare i costi, rafforzare l’autonomia delle comunità e trasformare cittadini e amministrazioni in protagonisti diretti della produzione di energia. In un’Europa esposta come non mai agli shock dei mercati e alle crisi internazionali, esperienze come queste indicano una strada già praticabile, fondata su risorse locali, e una visione di lungo periodo.

 

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