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Aprire le RSA, il modello olandese

beppegrillo.it - Marzo 1, 2026

Negli ultimi anni, il dibattito sulla libertà dei residenti nelle case di riposo è emerso con forza, specialmente nei Paesi Bassi, dove le politiche di porte aperte sono diventate obbligatorie. Queste politiche pongono l’accento sulla dignità e sulla libertà delle persone anziane, in particolare di quelle affette da demenza. Tuttavia, la situazione è ben diversa in altri paesi, come l’Italia, dove la vecchiaia è spesso relegata in spazi chiusi e nascosti.

Dal 2020, le case di riposo nei Paesi Bassi devono rispettare la legge sulle porte aperte, che mira a garantire che i residenti possano muoversi liberamente. Questo cambiamento è stato accolto con entusiasmo da alcune strutture, come la casa di riposo Berkenstaete, che ha iniziato a consentire ai suoi residenti di uscire e godere dell’aria fresca. Tuttavia, non tutte le case di riposo hanno seguito questo esempio, e molte continuano a mantenere politiche restrittive. Secondo l’Ispettorato per la Salute e l’Assistenza Giovanile, molte case di riposo nei Paesi Bassi non hanno ancora aperto le loro porte, nonostante l’obbligo di legge. Questo evidenzia una resistenza al cambiamento, alimentata da paure legate alla sicurezza dei residenti.

In Italia, il panorama è ancora più preoccupante: la cultura della vecchiaia è spesso caratterizzata da una visione paternalistica, dove gli anziani sono visti come fragili e vulnerabil; le case di riposo tendono a operare in modo isolato, lontano dalla comunità, e spesso le strutture sono inadeguate e sovraffollate. Secondo un rapporto dell’ISTAT, nel 2021, oltre 600.000 anziani vivevano in case di riposo in Italia, ma molte di queste strutture non offrono spazi adeguati per una vita dignitosa e attiva. La percentuale di anziani che vive in istituzioni è aumentata del 20% negli ultimi dieci anni, segnalando un crescente isolamento.

Un’alternativa che sta guadagnando attenzione in Italia è il concetto di “villaggi Alzheimer”. Questi spazi sono progettati per offrire un ambiente sicuro e stimolante per le persone affette da demenza, promuovendo una vita attiva e sociale. I villaggi Alzheimer si ispirano a modelli già in uso in altri paesi, come i Paesi Bassi e la Danimarca, e sono caratterizzati da architetture aperte, giardini, e attività quotidiane che coinvolgono i residenti in attività significative. Questi villaggi offrono un’alternativa al modello tradizionale delle RSA e cercano di integrare i residenti nel tessuto sociale della comunità. In questo modo, si promuove la dignità e la libertà degli anziani, consentendo loro di partecipare attivamente alla vita quotidiana, piuttosto che essere isolati in spazi chiusi.

La sfida vera è quella di ripensare il modo in cui trattiamo gli anziani; la libertà e il rispetto devono diventare priorità, piuttosto che considerazioni secondarie. Le politiche di porte aperte olandesi possono servire da modello ma devono essere adattate al contesto culturale e sociale italiano. È essenziale creare programmi che incoraggino la partecipazione degli anziani nella vita comunitaria e investire nella formazione degli operatori sanitari per garantire che comprendano l’importanza della dignità e della libertà dei residenti. È fondamentale implementare politiche che consentano ai residenti di uscire liberamente, con misure di sicurezza che garantiscano il loro benessere senza privarli della libertà.

È tempo di smettere di chiamarle “strutture” e di guardarle per quello che sono, troppo spesso…parcheggi per esseri umani. In Olanda una legge dice una cosa semplicissima, che la libertà di uscire è un diritto. In Italia la porta chiusa è diventata purtroppo una tradizione. Le porte aperte e i villaggi Alzheimer possono diventare una scelta politica, culturale e anche urbanistica. Servono menti, professionisti con visione, e serve una comunità capace di accogliere queste idee.

Si può decidere se continuare a murare la vecchiaia oppure riportarla in mezzo alla vita, dove è sempre stata, con dignità e libertà.

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