C’è una parola che fino a poco tempo fa restava confinata nei paper scientifici e che adesso comincia a entrare nel dibattito pubblico: Zettajoule. Il Guardian le ha dedicato un articolo qualche giorno fa dopo che la World Meteorological Organization ha inserito per la prima volta lo squilibrio energetico della Terra tra gli indicatori chiave del clima. È una scelta importante, perché sposta l’attenzione dal solo aumento delle temperature in superficie a ciò che sta accadendo nell’intero sistema Terra.
Uno zettajoule equivale a un miliardo di trilioni di joule, cioè 10 elevato alla 21. Una quantità così enorme da risultare quasi astratta, eppure è diventata necessaria per misurare l’energia in eccesso che il pianeta trattiene ogni anno. La Terra riceve energia dal Sole e ne rimanda una parte nello spazio. Quando questo bilancio si altera, il calore in più non sparisce, si accumula ed è questo accumulo che gli scienziati misurano in zettajoule.
Secondo il rapporto WMO 2025, lo squilibrio energetico terrestre è arrivato al livello più alto dei 65 anni di osservazioni disponibili. Nel periodo 2005–2025 il tasso di riscaldamento degli oceani è stato di circa 11,0–12,2 zettajoule all’anno, più del doppio rispetto al periodo 1960–2005. La stessa WMO calcola che questa quantità corrisponda a circa 18 volte il consumo energetico annuo dell’umanità. Nel solo 2025 gli oceani hanno assorbito 23 zettajoule aggiuntivi, più del doppio della media degli ultimi due decenni. Quasi tutto questo surplus finisce negli oceani. Oltre il 91% del calore in eccesso viene immagazzinato in mare, mentre circa il 5% scalda le terre emerse, l’1% l’atmosfera e il 3% contribuisce a sciogliere ghiacci e calotte. È un dato fondamentale, perché spiega due cose insieme: la prima è che la temperatura dell’aria che percepiamo ogni giorno racconta solo una parte del problema; la seconda è che gli oceani stanno facendo da gigantesco tampone climatico, assorbendo un’enorme quantità di calore che altrimenti renderebbe ancora più estreme le condizioni in superficie. Questo tampone, però, ha un prezzo altissimo. Oceani più caldi significano più ondate di calore marine, più stress per gli ecosistemi, meno capacità di assorbire carbonio, tempeste tropicali e subtropicali più intense, accelerazione dell’innalzamento del livello del mare. La WMO segnala che nel 2025 circa il 90% della superficie oceanica ha vissuto almeno un’ondata di calore marina. Nello stesso rapporto si legge che il livello medio globale del mare è ormai circa 11 centimetri più alto rispetto all’inizio delle misurazioni satellitari del 1993.
Gli zettajoule, quindi, sono il contatore della febbre profonda del pianeta, ci dicono quanta energia resta intrappolata a causa dell’accumulo di gas serra, quanto rapidamente cresce il disequilibrio del sistema Terra e quanto a lungo ne pagheremo le conseguenze.
Il 2025 è stato il secondo o terzo anno più caldo mai registrato, con una temperatura media globale di circa 1,43 °C sopra il livello preindustriale 1850–1900. La superficie terrestre ci mostra il sintomo, gli zettajoule ci mostrano la causa fisica che lo alimenta.
Gli zettajoule ci dicono che la Terra sta trattenendo sempre più energia, che l’equilibrio si sta allontanando e che il costo dell’inazione continua a crescere sotto la superficie del mare, anno dopo anno.





