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Una nuova economia senza intermediari

beppegrillo.it - Agosto 9, 2012
Una nuova economia senza intermediari
(7:30)

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Alessandro Di Battista intervista Morales, coordinatore della UVOC (Unión Verapacense de Organizaciones Campesinas)

“Quando mi capita di raccontare quel che sta succedendo in Europa a un colombiano, un guatemalteco o un ecuadoriano mi sento ripetere sempre la stessa frase: “beh allora è come da noi!”. In effetti la crisi economica è una costante in America Latina ed i virus che oggi si aggirano per il Mar Mediterraneo sono più che noti al di la’ dell’Atlantico. Tuttavia, proprio perché costretti a combattere da 500 anni contro la povertà, la sottomissione e la fame (quella vera) i popoli latino-americani hanno sviluppato una serie di anticorpi che servirebbero come il pane nel Vecchio Mondo.
Sono decenni che in Sud America si parla di riforma agraria, sovranità alimentare ed economia solidale. La CIA ha investito miliardi di dollari per evitare che certi pensieri si trasformassero in realtà eppure, oggi come non mai, i movimenti sociali latino-americani insistono sulla necessita’ di costruire un’economia contadina alternativa al modello neo-liberale.
Dal Messico alla Terra del Fuoco milioni di agricoltori, operai, studenti smettono di lamentarsi (sport in cui in Italia siamo maestri, altro che fioretto) si organizzano e discutono di una serie di idee logiche più che ideologiche per far fronte ad una crisi di sistema globale.
La terra è sempre al centro del dibattito.
Carlos Morales è un leader contadino, sulla sua testa pendeva una taglia di 6000 dollari fino a qualche tempo fa. Morales è coordinatore della UVOC (Unión Verapacense de Organizaciones Campesinas), un’organizzazione che fa parte di Via Campesina e che raccoglie più di 300 comunità indigene guatemalteche. La UVOC struttura azioni contro il neo-colonialismo ed è favore di un modello di sviluppo alternativo basato sulla difesa del territorio, sulla diversificazione agricola, sul recupero delle sementi autoctone e sull’economia solidale. Il latifondo, le monocolture e l’agro-esportazione sono al contrario gli interessi di gruppi di potere estremamente potenti e pericolosi. Mettersi contro di loro in Guatemala significa rischiare la vita. Ma c’e’ un’altra figura meno appariscente ma ugualmente pericolosa: l’intermediario. Sono loro ad essere responsabili di gran parte della povertà nelle zone agricole. Gli intermediari, oltre che dannosi, sono superflui e il progetto di economia solidale della UVOC ne è una dimostrazione.
In Guatemala la forbice tra il prezzo di acquisto iniziale e quello di vendita finale di un bene si allarga ogni giorno di più. Sono gli intermediari, i “coyotes” come vengono chiamati in Centro-America, a ottenere i guadagni maggiori perché hanno a disposizione i mezzi di trasporto. I coyotes definiscono le regole del mercato, stabiliscono i prezzi, decidono da chi comprare e da chi no. Inoltre scelgono i prodotti da coltivare, obbligano i contadini ad utilizzare agenti chimici e semi transgenici e uccidono l’agricoltore che alza troppo la testa.
La UVOC e’ riuscita a mettere in rete le comunità contadine, alcune producono caffè, altre fagioli, quelle a valle papaya e banane. L’obiettivo del progetto è che ciascuna comunità possa mangiare fagioli, papaya, banane e bere caffè. I prodotti della terra non sono considerati merci sulle quali lucrare ma beni indispensabili per vivere. Con la costruzione di una rete di comunità si eliminano gli intermediari e questo si traduce in maggiori guadagni per il produttore e risparmi per il consumatore. Non è semplice ma si può fare, serve organizzazione, volontà, qualche camion e soprattutto la terra. I contadini si trasformano in piccoli imprenditori, cresce il mercato interno, cresce la qualità dei prodotti, diminuisce la contaminazione della terra. Si produce ciò che si mangia e si mangia ciò che si produce. E’ l’economia solidale, chiaramente va studiata, discussa, contestualizzata ma non sarebbe più opportuno occuparci di questo piuttosto che dello spread? Abbiamo bisogno di idee logiche e di buone pratiche e oggi il Latino America ne è una sorgente inimmaginabile. Non abbiamo bisogno di intermediari. Che si tratti di politica, economia o produzione di ortaggi intermediare è soltanto una maniera di esercitare il potere.”

Alessandro Di Battista (seguilo su Twitter)

Alessandro Di Battista è autore del libro “Sicari a 5 euro” di prossima pubblicazione.

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