
Siamo giunti a un punto di svolta nella storia della robotica umanoide. Con la pubblicazione oggi su X del video di Protoclone, Clone Robotics ha messo sul piatto qualcosa di diverso da ciò a cui siamo abituati: un androide bipede capace di replicare fedelmente il sistema muscoloscheletrico umano. Non parliamo di un robot metallico con movenze rigide, ma di una macchina che cammina, piega le articolazioni e muove le dita come un vero essere umano.
Ma siamo davvero pronti a introdurre questi “esseri sintetici” nelle nostre case e nei nostri spazi pubblici? La frontiera tra uomo e macchina si fa sempre più sottile, e il Protoclone rappresenta uno degli esempi più concreti di questo passaggio epocale.
Clone Robotics è una startup fondata nel 2021 da Dhanush Radhakrishnan e Lucas Kozlik, con sede a Wrocław, in Polonia. La loro missione è creare androidi che non siano solo gusci meccanici programmati per compiti specifici, ma veri e propri “cloni” funzionali del corpo umano.
Il fiore all’occhiello della compagnia è la tecnologia Myofiber, un muscolo artificiale sviluppato internamente che simula i tessuti umani con una precisione impressionante. Il Myofiber consente contrazioni rapide e potenti, combinando leggerezza e resistenza in un modo che poche aziende nel settore sono riuscite a raggiungere. Questi muscoli artificiali hanno caratteristiche straordinarie: un tempo di risposta inferiore a 50 millisecondi, una contrazione superiore al 30% a vuoto, proprio come i muscoli naturali, e ogni fibra di circa 3 grammi è in grado di sollevare fino a 1 kg. Un livello di realismo che, fino a poco tempo fa, sembrava pura fantascienza.
Il Protoclone è il primo vero tentativo di replicare fedelmente la complessità del corpo umano in un robot bipede. Il progetto si basa su un esasperato realismo biomeccanico, offrendo 200 gradi di libertà che permettono movimenti articolari simili a quelli umani, oltre 1.000 Myofiber distribuiti su tutto il corpo e 500 sensori che forniscono feedback continuo su posizione, pressione, temperatura e forza applicata. Il design muscoloscheletrico del Protoclone non è solo estetico. Le fibre Myofiber si contraggono e rilassano proprio come i nostri muscoli, offrendo movimenti fluidi e naturali. Le articolazioni, basate su scheletri sintetici, sono progettate per resistere a sforzi intensi mantenendo al contempo una grande libertà di movimento.
Oltre al Protoclone, Clone Robotics ha già annunciato il Clone Alpha, un androide domestico pensato per l’assistenza in casa. Questo robot non solo cammina e interagisce, ma è stato progettato per svolgere una serie di compiti quotidiani. Il Clone Alpha è in grado di preparare pasti semplici e bevande, lavare, asciugare e piegare i vestiti, aspirare i pavimenti, caricare la lavastoviglie, gestire l’inventario della cucina e imparare nuove abilità grazie alla piattaforma di addestramento “Telekinesis”. Questo sistema consente agli utenti di programmare e insegnare al robot nuove competenze attraverso un’interfaccia intuitiva, aumentando esponenzialmente le sue capacità nel tempo. La produzione del Clone Alpha sarà inizialmente limitata a 279 unità, con preordini già aperti e consegne previste a partire dal 2025. Un prodotto d’élite che apre le porte a una futura diffusione su larga scala.
Siamo davanti a una tecnologia che non solo imita l’uomo, ma potenzialmente lo sostituisce in molte mansioni fisiche. Questo solleva una serie di interrogativi etici e sociali. Che ruolo avranno questi robot nella nostra società? Li considereremo semplici strumenti o nasceranno legami emotivi, come già avviene con gli assistenti vocali o gli animali robotici? C’è poi il tema della sicurezza e del controllo: con robot così avanzati in circolazione, chi garantirà che non diventino pericolosi o possano essere manipolati da terzi? E ancora, quale sarà l’impatto sul mercato del lavoro? Quanti posti verranno automatizzati una volta che androidi come il Clone Alpha diventeranno accessibili al grande pubblico?
Clone Robotics sta spingendo la robotica umanoide oltre limiti finora impensabili. Il Protoclone non è solo un esercizio di ingegneria avanzata: è il simbolo di una nuova era in cui la differenza tra biologico e artificiale diventa sempre più sfumata. Non siamo più nella fantascienza; il futuro è già qui. La domanda che resta aperta è se siamo davvero pronti a convivere con esseri sintetici così evoluti. Siamo preparati a gestire le implicazioni sociali, etiche ed economiche di una tecnologia che replica e potenzialmente supera l’uomo in alcune delle sue capacità fisiche?
Il Protoclone e il Clone Alpha non sono semplici macchine. Sono i precursori di un futuro in cui il confine tra uomo e robot diventerà sempre più labile. Un futuro che non è più distante, ma è già qui.