di Roberto Vacca
Abbiamo più tempo perché in genere aumenta la nostra aspettativa di vita e, insieme, tende ad abbassarsi l’età a cui si va in pensione. La tabella seguente riporta per 10 nazioni significative e per la media mondiale: aspettativa di vita, popolazione 2010 e 2026, età pensionabile e natalità.
Longevità, popolazione, pensione, natalità in alcuni Paesi
Quasi ovunque sta crescendo la percentuale degli anziani nella popolazione generale e aumenta il divario: i ricchi vivono 10 -15 anni più a lungo e in migliori condizioni di salute dei cittadini con redditi più bassi. La natalità di sostituzione (popolazione stabile) si verifica quando in media ogni donna ha 2,1 figli, In Africa la natalità è di 4 figli/donna cui consegue una crescita della popolazione del 2% annuo (raddoppio in 35 anni), In Oceania ogni donna ha 2,1 figli (popolazione stabile). Negli altri continenti la popolazione diminuisce più o meno lentamente. Non è più da temere il rischio di sovrappopolazione che taluno considerava imminente negli anni Settanta. Oggi, meditando sulla penultima riga della Tabella, si parla paradossalmente di una futura sparizione del Giappone!!
Denatalità e incremento dell’aspettativa di vita tendono a creare società in cui pochi lavoratori giovani generano un PIL (prodotto interno lordo) crescente adeguato a mantenere un numero crescente di pensionati anziani. L’incremento continuo del PIL esige, però, un flusso continuo di invenzioni e progressi scientifici che notoriamente sono originati in larga maggioranza da tecnologi e ricercatori giovani – Edison creò a Menlo Park il suo laboratorio quando aveva 30 anni. I matematici innovatori producono teoremi e costrutti epocali che costituiscono svolte significative intorno o prima dei 40 anni.
Il matematico Pierre de Fermat nel 1637 (a 36 anni) scrisse in margine a una copia latina dell’Aritmetica di Diofanto l’enunciato del suo famoso “ultimo” teorema: non esistono 3 numeri interi a, b e c che soddisfino l’equazione
a^n + b^n = c^n
per n intero e maggiore di 2. Fermat aggiunse alla sua nota che aveva trovato una mirabile dimostrazione del suo teorema, che non riportava perché era lunga e non entrava in quel margine. La sua asserzione è ritenuta falsa.
Per 350 anni matematici famosi tentarono senza successo. di ricostruire quella prova. Finalmente ci riuscì – con 7 anni di lavoro – nel 1995 (129 pagine pubblicate in Annals of Mathematics), con l’aiuto di Richard Taylor, il matematico britannico Andrew Wiles (n. 1953) che fu onorato con il premio Abel, con il cavalierato (titolo di Sir) e ricompensato con una borsa di 50.000 dollari.





