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Il Blog di Beppe Grillo
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L’ape OGM

beppegrillo.it - Gennaio 4, 2007

Le api che si nutrono di prodotti OGM non li apprezzano. Sono rimaste indietro. Non si sono evolute. E’ difficile stare al passo con la razza umana. Il loro scarso apprezzamento è tale che, dopo un po’, muoiono. Ma prima passano il messaggio. E sui campi OGM non si vede più un’ape.
Le api, prima di morire, producono miele OGM. Noi mangiamo miele OGM senza saperlo. Ci farà bene? Lo scopriremo solo morendo. E’ il bello dell’OGM. Stupisce sempre.
Come fanno gli apicoltori a sapere che le loro api sconfinano in campi OGM? Le api si muovono senza precauzioni. Vanno di fiore in fiore. Di coltivazione OGM in coltivazione OGM. Anche in quelle sperimentali. Di prodotti OGM non ancora approvati. Le api sono contro il progresso. Chi non si adegua è perduto. E non va in Borsa. Le api sono una risorsa economica, ma non producono bond. Un alveare può contenere fino a 50.000 api. In Europa ci sono miliardi di api. Ogni volta che un’ape esce dall’alveare impollina cento fiori. Il culo che si fanno le api a impollinare vale nell’ Unione Europea alcuni miliardi di euro di stipendio. Ma il valore dell’impollinazione è incommensurabile. Senza le api centinaia di piante scomparirebbero. Qualcuno pensa di essere in grado di fare il loro lavoro? Forse con nuovi prodotti di multinazionali OGM che ci rassicurano sempre sul nostro futuro e sul valore delle loro azioni?
Siamo diventati cavie inconsapevoli di derivati di prodotti OGM. Una soluzione c’è: Buttiglione. E’ l’apone italiano. Lo si dipinge di giallo e nero. Gli si mette il pungiglione dove deve stare. E lo si riproduce nei campi OGM su cartelli per api. Alla sua vista capirebbero l’entità del pericolo.
Gli Stati Uniti hanno più della metà di tutte le coltivazioni OGM mondiali. Quasi 50 milioni di ettari su 90 milioni. Per vincere la fame nel mondo. Dicono. O forse per esportarla, come la democrazia.

Ps: Negli Stati Uniti per cause legate ai pesticidi, ai cambiamenti ambientali e all’OGM, le api selvatiche native sono diminuite del 90% negli ultimi 50 anni. Gli alveari sono diminuiti di due terzi.

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