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Il Blog di Beppe Grillo
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La strage eterna sul lavoro

beppegrillo.it - Gennaio 3, 2011


Facciamo due conti. 25.000 nuovi invalidi e e 1.080 morti corrispondono a 26.080 famiglie senza un reddito o con un reddito molto più basso. Una famiglia media è di circa quattro persone. 100.000 persone in più affrontano il 2011 con la prospettiva della miseria. Avviene, in queste dimensioni, ogni anno.
“L’Italia festeggia l’arrivo del 2011, ma c’erano anche persone che non avevano nulla di cui festeggiare, e sono i familiari dei 1.080 lavoratori, che nel 2010 hanno perso la vita sul lavoro… in aumento, secondo i dati forniti dal blog Caduti sul Lavoro. I dati Inail tengono conto solo degli infortuni denunciati ma non come dati definitivi, perchè non includono tutti i lavoratori che muoiono “in nero” o che denunciano l’infortunio come malattia per paura di ritorsioni del datore di lavoro, perchè hanno un lavoro precario, quindi ricattabili. Vorrei ricordare che molte volte sono morte perchè nelle aziende non si rispettavano neanche le minime norme di sicurezza sul lavoro. Non dobbiamo dimenticare gli oltre 25.000 lavoratori che sono rimasti invalidi, e che difficilmente potranno essere ricollocati sul lavoro. Qual’è la soluzione perchè si riducano drasticamente tutti questi infortuni e le morti sul lavoro? Una cosa è certa, quella intrapresa dal Governo Berlusconi, che con il Dlgs 106/09 ha completamente stravolto il testo voluto dal Governo Prodi, dimezzando tra le tante cose, molte sanzioni a carico dei datori di lavoro, dirigenti, preposti, e sostituendo in alcuni casi il carcere con l’ammenda. L’unico deterrente che temono i datori di lavoro sono le sanzioni, se vengono dimezzate, cosa resta? I controlli forse? Le Asl hanno un personale ispettivo ridotto all’osso che è formato da 1.850 tecnici della prevenzione, in continuo calo. Se dovessero controllare tutte le aziende in Italia, sono circa 6 milioni, ognuna riceverebbe un controllo ogni 33 anni, quindi considerando la vita media di un’azienda, praticamente MAI! Au revoir.” Francois Marie Arouet, Roma

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